Nell’omelia della veglia di Pasqua, l’invito di mons. Camisasca ad attingere ogni giorno alla grazia di Cristo Risorto.

Cari fratelli e sorelle,

non abbiamo assistito alla resurrezione, ma vediamo ogni giorno il Risorto.
La resurrezione di Gesù è avvenuta nella notte e nel silenzio.
Il suo corpo mortale è stato trasformato nel corpo nuovo, immortale. Invisibile eppure vivo, presente, capace di entrare in relazione con gli altri viventi. Capace di comunicare, di parlare, di agire e assieme sottratto all’usura del tempo. Capace di amare, anzi soltanto amore non più lacerato dall’odio dei nemici, non più consumato e appesantito dalle opposizioni e dal peccato degli uomini.
Anche a noi accadrà qualcosa di analogo. A Gesù è accaduto per forza propria, a noi in virtù del battesimo che ci rende partecipi delle grazie di Cristo.
Anche noi risorgeremo. Anzi, possiamo dire in verità che, se ogni giorno moriamo un poco, ogni giorno cominciamo a risorgere. Ogni giorno il nostro corpo mortale, la nostra vita quotidiana, spesso opaca e pesante, viene attraversata dalla luce del Risorto.
Ogni giorno impariamo a distinguere ciò che è passeggero da ciò che rimane, ciò che è apparenza da ciò che è sostanza. Ogni giorno la vita stessa ci insegna che Dio esiste, ha un volto, ogni giorno la Chiesa ci ripete: “In Gesù, morto e risorto per te, vedi il volto del Padre”.
Ogni giorno siamo sommersi dai nostri peccati, ma ogni giorno siamo perdonati e possiamo con abiti nuovi e puliti ripresentarci al cospetto di Dio e degli altri. È Dio stesso che ci rinnova, in virtù del sangue di suo Figlio, attraverso il sacramento della Confessione.
Nell’eucarestia ogni giorno la nostra carne viene irrorata da un sangue di immortalità. Non dimentichiamo che l’eucarestia è il corpo di Cristo risorto. Misteriosamente, secondo un processo che non possiamo descrivere, sentiamo crescere dentro di noi un uomo nuovo, che convive spesso con quello antico in una difficile coabitazione.
Talvolta ci sentiamo portati verso il bene, talvolta verso il male. Ma comprendiamo benissimo dove sta la vera felicità.
Accade lo stesso all’universo. Là dove l’uomo accoglie in sé il germe della resurrezione, nasce una famiglia nuova, una città nuova, un nuovo modo di vivere, di abitare, di accogliere, di portare sé e gli altri, di sperare.
Macchie di luce tengono lontano il buio della notte, del peccato, della divisione, dell’odio.

Il battesimo, l’eucarestia, la confessione, la Chiesa… sono i nomi diversi di un’unica realtà: il corpo risorto di Cristo.
Ma Gesù si spinge oltre la cancellazione del nostro male: crea dentro di noi una mentalità nuova e un cuore nuovo.
Partecipare alla resurrezione di Gesù vuol dire desiderare il suo stesso sguardo e il suo stesso pensiero. Abbeveriamoci al pensiero di Gesù attraverso la liturgia domenicale, attraverso la fede della Chiesa, chiedendo spesso i doni dello Spirito santo. Leggiamo gli scritti e le vite dei santi.
Cari fratelli e sorelle, la resurrezione è un’iniziativa continua di Dio verso di noi. Non poniamo ostacoli al suo desiderio di rinnovarci nel profondo, di assimilarci alla sua vita immortale. Dio è luce, Satana è buio e disperazione. Lasciamoci attrarre dalla luce.
Così sia.

Omelia nella veglia di Pasqua
Cattedrale di Reggio Emilia, 31 marzo 2018

 

(Giotto, «Noli me tangere», Basilica Inferiore di San Francesco, Assisi, 1320)

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