Nell’omelia della Notte santa, mons. Camisasca offre una meditazione sulla luce che il Natale getta su ogni nostra giornata e sull’epoca, a tratti buia e confusa, che viviamo.

Cari fratelli e sorelle,

viviamo in un tempo di difficile interpretazione. Mentre sappiamo, o pensiamo di sapere, abbastanza bene da dove veniamo, non sappiamo assolutamente che cosa ci attenderà domani, almeno se ci affidiamo a una qualunque delle scienze umane.
Nessuna statistica, nessuna legge economica, nessuna sapienza sociologica o psicologica ci sa dire con chiarezza che cosa sia successo negli ultimi anni per generare quella sensazione di instabilità, di confusione, di depressione morale, di paura che sembra dominare il nostro tempo.
Certamente le cause vanno ricercate molto addietro, nel processo progressivo che ha dominato gli ultimi quattro secoli. Da una parte, abbiamo assistito a un cammino in avanti delle scienze e delle tecnologie di tali dimensioni da sembrare inarrestabile e fecondo. Dall’altro, abbiamo assistito a rivoluzioni, guerre, dittature che hanno generato o sono state esse espressione di una crisi radicale dell’uomo.
La cosiddetta modernità, l’età contemporanea e quella post-moderna si colorano di significati ambivalenti, di passi in avanti e indietro, che hanno determinato la situazione attuale, che tanti chiamano situazione di crisi.
Cosa contraddistingue il nostro tempo? Mi sembra di poter dire: un grande individualismo. Non certo nell’esperienza di tutti, ma nelle ideologie che dominano il mondo. Esistono fortunatamente ancora, qua e là, sacche, tracce di esperienza popolare, di esperienza di relazioni umane, di sostegno, di conoscenza, aiuto. Ancora, in alcuni tratti, il popolo non è diventato massa anonima e chiusa in se stessa, ma è purtroppo vero che l’uomo oggi è sospinto in ogni modo a concepirsi come individuo, come una somma di diritti che non bastano mai. Tutto ciò nasce da una visione dell’esistenza in cui il male non può e non deve esistere e, se c’è, è per essere sconfitto domani. Si sogna e si propaganda una vita in cui non devono esistere problemi, difficoltà, ostacoli, malattie, morte. In questo modo non si rende più facile la vita dell’uomo: lo si lascia solo di fronte alle difficoltà che non possono essere cancellate, pensando che tutto possa essere risolto da una giustizia terrena o dalla cancellazione del senso di colpa.
Da dove nasce una simile sconfitta dell’uomo? Dio è stato allontanato dalla vita quotidiana. Prima è stato dichiarato inutile e poi insignificante. Quando Dio scompare in modo significativo dal radar dell’uomo, è quest’ultimo a perdere complessivamente la scommessa della felicità.
Perché si tratta di questo: qual è la strada per una vita piena di senso e di serenità, una serenità ottenuta non attraverso la cancellazione di tutti gli ostacoli, ma attraverso il loro ragionevole superamento? Qual è l’uomo che ha paura? È colui che è solo e per cui la vita non ha nessun senso ragionevole.
Siamo portati così al cuore del Natale. Ogni anno la Chiesa lo ripresenta non secondo una logica ciclica, rituale, per cui la storia non farebbe che ripetersi, ma come aiuto alla nostra memoria. Il Natale ritorna ogni anno per ritornare ogni giorno nella nostra vita. Cosa ha da dire alla nostra solitudine che sembra invincibile? Il Natale ci parla del desiderio continuo di Dio di rivelarci la sua vicinanza.
La più grande sapienza dell’umanità, quella greca, era arrivata al massimo a riconoscere la presenza di un essere trascendente che tutto muoveva. Troppo poco per l’uomo. Abbiamo bisogno di un Dio vicino. Ma certo nessuno poteva immaginare che la carità di Dio arrivasse a tal punto da diventare uno di noi. Questo è il grande annuncio del Natale.
Dove possiamo trovare questa vicinanza? Dove ci raggiunge il Figlio di Dio fatto uomo? Innanzitutto nella Chiesa delle nostre comunità. Sì, in questa realtà così fragile, così purtroppo abitata dai nostri peccati e dalle nostre mancanze, eppure, nello stesso tempo, tempio di Dio e segno della sua presenza nella storia. Non certo per i meriti di chi ne fa parte, ma perché essa è il corpo di Cristo che continuamente ci attira a sé, purificandoci dal nostro male e trasformandoci nel suo corpo glorioso. È la Chiesa dello Spirito Santo, la Chiesa dei sacramenti, la Chiesa dei poveri in spirito. Impariamo almeno noi a guardare questa capanna di Betlemme, questa barca di Pietro con gli occhi con cui l’hanno guardata gli angeli, i pastori, i santi.
Dio si fa uomo non soltanto per starci accanto, per prenderci per mano e aiutarci ad attraversare il tunnel buio delle difficoltà. Egli vuole soprattutto insegnarci il perché della vita. Il Figlio di Dio si è fatto uomo per rivelarci il Padre. Se tutta la nostra esistenza si racchiudesse nel breve raggio dei nostri sentimenti, della nostra capacità di amare, perfino della nostra moralità e delle nostre aspirazioni, tutto sarebbe troppo breve, ci deluderebbe, e la vita diventerebbe una battaglia per salvare i piccoli brandelli di luce che abbiamo conquistato.
Il Natale ci rivela un’altra dimensione: la vita sulla terra è l’inizio di un’esistenza che non finirà, è l’inizio di un dialogo con Dio e con i fratelli chiamato ad approfondirsi e purificarsi, e, infine, ad aprirsi verso il cuore stesso di Dio, dove troverà la propria casa definitiva.
La vita è il tempo in cui cominciare a conoscere Dio, in cui abituarci alle sue misure, per entrare poi definitivamente in quella capacità di amore e accoglienza che solo lui può dare.
Il Natale ci spalanca alla Pasqua, alla comunione dei santi, a un rinnovamento di cui non saremmo capaci, ma che otteniamo come dono di Dio alla nostra piccola fedeltà.
Comprendiamo così, nella luce del Natale, che possiamo essere gli scrittori di una pagina nuova della storia, una pagina finalmente scritta dall’uomo con Dio e da Dio con l’uomo, una pagina della storia della salvezza, oltre che della storia dell’umanità.
La luce del Natale ci appare dunque come una luce realistica, non illusoria, che ci risolleva tutti, ci conforta e ci aiuta a camminare in avanti, non verso il progresso utopico pensato dalle ideologie umane, ma verso un cammino che potrà sembrare dall’esterno ancora molto incerto e zigzagante, ma abitato dalla luce di Dio.

Amen.

 

Omelia di Natale
Cattedrale di Reggio Emilia, 24 dicembre 2017

 

(nell’immagine, Caravaggio, Adorazione dei pastori, 1609)

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