Nell’anniversario della morte di don Luigi Giussani, mons. Camisasca ricorda, nella sua omelia, il prete brianzolo scomparso nel 2005, sottolineando in particolare la sua riflessione sulla misericordia.

Cari fratelli e sorelle,

Cari amici,

questa santa Messa di suffragio per don Giussani nell’XI anniversario dalla sua nascita al cielo è per tutti noi l’occasione per rendere grazie al Signore per il dono che la sua persona e il suo carisma hanno rappresentato e rappresentano per le nostre vite e per la vita della Chiesa. In particolare, in questo anno giubilare, desidero assieme a voi considerare la testimonianza e l’insegnamento di don Giussani sulla misericordia divina.
Certamente la consuetudine con la sapienza di sant’Ambrogio, che Giussani definisce «il genio della misericordia», sapienza arrivata a lui attraverso la liturgia che porta il suo nome e la grande tradizione della Chiesa ambrosiana, costituisce una delle radici più profonde della riflessione del prete di Desio sulla misericordia. Soprattutto sul senso concreto dell’uomo peccatore e salvato, sulla commozione per l’abbraccio di Dio che precede e supera il nostro male. In un Prefazio della liturgia ambrosiana, caro a don Giussani, leggiamo: «Ti sei chinato sulle nostre ferite e ci hai guarito donandoci […] una misericordia più grande della nostra colpa. Così anche il peccato, in virtù del Tuo invincibile amore, è servito a elevarci alla vita divina»[1]. Nell’Esamerone di san’Ambrogio, cioè nel libro dove il santo commenta i sei giorni della creazione, troviamo scritto: «E finalmente Dio si riposò perché aveva uno cui perdonare»[2]. Don Giussani, incontrando questa espressione, commenta: «Il cristianesimo è evidentemente divino già solo per una frase come questa!»[3].
Tutta la vita e l’insegnamento di don Giussani sono permeati dallo stupore per la pietà che Dio ha avuto dell’uomo incarnandosi, morendo e risorgendo per lui. Ti ho amato di un amore eterno, per questo ti ho attratto a me, avendo pietà del tuo niente. Questa espressione del profeta Geremia (Ger 31,3ss) è per il sacerdote ambrosiano una sintesi del rapporto tra Dio e l’uomo. Essa è stata ripetuta infinite volte da lui. Ci diceva di impararla a memoria perché in essa risuonavano in modo chiaro la coscienza della pochezza dell’uomo e la sorpresa per l’iniziativa misericordiosa di Dio che si è fatto incontro a noi. «Perché Dio dedica se stesso a me? Perché si dona a me creandomi, dandomi l’essere, cioè se stesso…? Perché, per di più, diventa uomo e si dà a me per rendermi di nuovo innocente […]? Perché muore per me? Perché questo dono di sé fino all’estremo concepibile, al di là dell’estremo concepibile? […]: Ti ho amato di un amore eterno, perciò ti ho attratto a me [cioè ti ho reso partecipe della mia natura], avendo pietà del tuo niente» (Si può vivere così?, Rizzoli, Milano 2007, pp. 329-330).

Nel 1997 aveva dedicato gli esercizi della Fraternità di CL al tema della misericordia. Disse in quell’occasione: «Che cosa aggiunga la parola misericordia alla parola amore o perdono, è difficile capirlo, perché alla parola amore non si può aggiungere nulla». La misericordia ci permette di entrare nella “follia” dell’amore di Dio che «di fronte a qualsiasi delitto dell’uomo, lo ama»[4]. Nella Pasqua dello stesso anno, così come farà anche l’anno successivo, scrivendo al direttore di un giornale, afferma: «Il mistero come misericordia resta così l’ultima parola anche su tutte le brutte possibilità della storia»[5].
La riflessione su questo tema porta don Giussani a considerare la paradossalità dell’esperienza che questa «parola impossibile»[6] vorrebbe descrivere e quindi la sua ultima incomprensibilità per l’uomo. «La vastità di questa parola – afferma –, i confini verso cui questa parola si spinge non sono da noi pensabili»[7]. Essa è «l’ultima grande parola del vocabolario umano scritto da Cristo», «l’ultimo traguardo da cui l’eterno si apre sul tempo»[8].
Anche se l’uomo è sempre tentato di «far prevalere la desolata umiliazione per la vergogna delle proprie colpe» sulla «umiltà che si lascia abbracciare dall’amore più grande del suo»[9], l’esperienza della misericordia è proprio ciò di cui ognuno di noi ha più bisogno. Siamo «come bambini che desiderano essere fedeli alla loro madre anche se la fanno disperare mille volte al giorno»[10] e Dio è «un Padre che ha come mestiere la misericordia»[11], che «è una cosa infinita, è l’infinito», è l’«essenza di Dio»[12].
Ma chiediamoci: qual è il riverbero nell’uomo di questo abbraccio con cui Dio lo perdona e lo ricrea?
«Se uno asseconda l’inevitabile contraccolpo della misericordia – scrive don Giussani – desidera cambiare»[13], desidera imitare la misericordia di Dio per quanto sia possibile all’uomo.
Scopriamo allora che se la misericordia è il nome di Dio, come ci ha ricordato papa Francesco, essa descrive anche il nostro compito nel mondo, un compito che don Giussani esprime come un «portare questa misericordia»[14], un entrare nella «pietà per il dolore e il male degli altri; [nella] condivisione della fatica, nella speranza»[15]. Un entrare nell’«ospitalità», nell’«l’abbraccio del diverso»[16].
«La cosa più bella da dire – afferma nel settembre del 2000 – è che abbiamo ad essere misericordiosi, ad avere misericordia gli uni verso gli altri. […] Di fronte a tutti i peccati della Terra sarebbe ovvio dire: “Dio distrugga questo mondo così!”. Invece Dio […] diventa uomo e muore per gli uomini, tanto che questa misericordia rappresenta il senso ultimo del Mistero»[17]. «Dio vincerà col suo bene il nostro male: il trionfo della misericordia»[18].
Chiediamo al Signore, anche per l’intercessione di don Giussani, di poter partecipare a questa vittoria di Cristo, a questa giustizia di Dio che si esprime nella misericordia. Chiediamo, soprattutto durante questo Giubileo, di lasciarci abbracciare dalla misericordia del Padre e saper portare questo stesso abbraccio a tutti coloro che incontreremo sul nostro cammino.

 

Amen.

 

Omelia nella santa Messa per l’XI anniversario della morte di don Luigi Giussani
Basilica della Ghiara – Reggio Emilia, 22 febbraio 2016

 

[1] Prefazio ambrosiano della XVI settimana del tempo «per annum», in Messale ambrosiano festivo, Marietti-Jaca Book, Torino-Milano 1976, 653, citato in L. Giussani – S. Alberto – J. Prades, Generare tracce nella storia del mondo. Nuove tracce d’esperienza cristiana, Rizzoli, Milano 1998, 87.

[2] Ambrogio, Exameron, IX, 76, in Opera omnia di Sant’Ambrogio, vol. I, Biblioteca Ambrosiana-Città Nuova Editrice, Milano-Roma 1979, 419.

[3] L. Giussani, Il miracolo dell’ospitalità. Conversazioni con le Famiglie per l’Accoglienza, PiemmeReligio, Casale Monferrato (AL) 2003, 93.

[4] L. Giussani, L’uomo e il suo destino. In cammino, Marietti 1820, Genova 1999, 35-36.

[5] L. Giussani, Il dio denaro e la morte di Cristo, «La Repubblica», 11 aprile 1998; cfr. anche Il nuovo inizio dei figli di Dio, «La Repubblica», 30 marzo 1997 e Nella semplicità del mio cuore lietamente ti ho dato tutto, Testimonianza di don Luigi Giussani durante l’incontro del Santo Padre Giovanni Paolo II con i movimenti ecclesiali e le nuove comunità. Piazza San Pietro, Roma, 30 maggio 1998, riportato in L. Giussani, Generare tracce nella storia del mondo. Nuove tracce d’esperienza cristiana, Rizzoli, Milano 1998, III-VII.

[6] L. Giussani, Il tempo e il tempio…, 82.

[7] L. Giussani, La libertà di Dio, Marietti 1820, Genova-Milano 2005, 40.

[8] «La fede è un cammino dello sguardo», Appunti dall’intervento di Luigi Giussani all’Assemblea Internazionale dei responsabili di Comunione e Liberazione. 30 agosto 1995, La Thuile, in«Tracce Litterae Communionis», (1995), n. 9, I-XII.

[9] Vita e Spirito nel sacerdote cattolico, Intervento di monsignor Luigi Giussani alla Sessione plenaria della Congregazione per il clero sul tema «Vita, ministero e formazione permanente dei sacerdoti». Roma, 19 ottobre 1993, in «30 Giorni», (1993), n. 11, 37-44.

[10] Cfr. Il primo miracolo è la scoperta del «Tu», cioè dell’Altro, Appunti da una conversazione con adulti di Milano, 27 maggio 1995, in «Tracce Litterae Communionis», (1995), n. 7, I-XVI.

[11] Una dimora nel mondo, Appunti da una conversazione di Luigi Giussani
con adulti di Milano. 1 ottobre 1994, in «Tracce Litterae Communionis», (1994), n. 10, I-XII.

[12] Cfr. L. Giussani, in: J. Carrón – F. Ventorino, Parole ai preti. Con interventi di Monsignor Luigi Giussani, SEI, Torino 1996, 153.

[13] Esercizi spirituali del CLU 1985, pro manuscripto, 18.

[14] La vita: Dio si è «immischiato» con noi, Appunti da una conversazione di Luigi Giussani nella casa di Noviziato delle Piccole Sorelle dell’Assunzione, divenute nel 1993 Suore di carità dell’Assunzione, Roma, 10 marzo 1970, pubblicato in «Tracce Litterae Communionis», (1999), n. 10, I-XII.

[15] L. Giussani, Movimento, «regola» di libertà, Da una conversazione agli adulti di Milano in occasione dell’inizio dell’anno sociale, pubblicato in «Litterae Communionis CL», (1978), n. 11, 43-45.

[16] L. Giussani, La Dives in misericordia nella testimonianza e nell’esperienza di CL, in «Prima lettura della Dives in misericordia». Atti del Convegno Internazionale di Collevalenza, 26-29/11/1981, 157.

[17] Appartenenza, Appunti dall’intervento di Luigi Giussani alla giornata di inizio anno degli adulti di Comunione e Liberazione della diocesi di Milano, 23 settembre 2000, pubblicato in«Tracce Litterae Communionis», (2000), n. 9, I-IV.

[18] Cfr. L. Giussani, L’alleanza, Jaca Book, Milano 1978, 62-63.

 

(nell’immagine, Nikolay Losev,  «Il padre misericordioso», 1882 – Minsk, Museo Nazionale d’Arte della Bielorussia).
massimo camisasca

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