La Quaresima è la preparazione al momento centrale della vita di tutti gli uomini, la morte e resurrezione di Cristo.

Cari fratelli e sorelle,

la liturgia di questa sera segna l’inizio del tempo di Quaresima. Vorrei che riscoprissimo assieme la gratitudine per la cura materna che la Chiesa esercita verso di noi. Come una madre infatti essa ci fa crescere, conducendoci attraverso il tempo, scandendolo con un ritmo che ci obbliga dolcemente a porre sotto il nostro sguardo le verità più grandi e inesauribili della nostra esistenza. L’evento centrale per la storia del mondo e di ognuno di noi è la morte e resurrezione di Cristo. La Chiesa ci indica che per riscoprire quanto esso sia decisivo per noi è necessario un lungo tempo di preparazione, è necessario raccoglierci dalla dispersione in cui generalmente viviamo, è necessario rivolgere il nostro sguardo a ciò che è essenziale e riscoprire il bisogno e la bellezza della misericordia di Dio.
In ogni momento la Chiesa ci invita alla conversione, a ricentrare il nostro cuore su Cristo. Tuttavia quest’oggi ci richiama con più urgenza. Come abbiamo appena ascoltato, san Paolo scrive: Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza! (2 Cor 6,2). È iniziato qualcosa di nuovo, è giunto il momento in cui i nostri cuori si devono destare dal loro sonno. La Quaresima è il tempo favorevole, è l’occasione giusta per intraprendere il cammino di rinnovamento che desideriamo.
Nella colletta della prima domenica di Quaresima, la Chiesa definisce la Quaresima il segno sacramentale della nostra conversione (Preghiera di colletta, Prima domenica di Quaresima, Messale Romano). Essa è perciò un tempo privilegiato in cui la conversione indicata è resa più efficace dalla grazia di Dio. È un tempo in cui il cielo è più sensibile alle nostre preghiere, più prodigo nel distribuire i doni dello Spirito.
Non sprechiamo dunque questa occasione. Accogliamo con prontezza l’appello che anche Papa Francesco ci ha rinnovato nel suo messaggio per la Quaresima: «Sempre questo tempo ci rivolge un forte invito alla conversione: il cristiano è chiamato a tornare a Dio con tutto il cuore (Gl 2,12), per non accontentarsi di una vita mediocre, ma crescere nell’amicizia con il Signore» (Messaggio del Santo Padre Francesco per la Quaresima 2017, 18 ottobre 2016).
Tra pochi istanti riceveremo l’austero simbolo delle ceneri (Preghiera introduttiva del rito delle ceneri, Messale Romano). A cosa richiamano le ceneri? Una delle due formule che il sacerdote pronuncia di fronte al penitente può aiutarci: ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai. Sono le parole che Dio rivolge ad Adamo dopo il peccato (cfr. Gen 3,19). Nella disubbidienza a Dio, la caducità e la morte hanno fatto il loro ingresso nella vita dell’uomo e di tutte le creature. Le ceneri ci rimandano perciò alla consapevolezza che senza la comunione con Dio, tutto è destinato a ridursi in polvere: le opere che abbiamo realizzato, le persone che abbiamo amato, tutto ciò che ci è apparso grande. Adamo ha ambito a essere come Dio (cfr. Gen 3,5), ha voluto staccarsi dal rapporto con il suo creatore. E così, ingannato dalla sua stessa ambizione di autosufficienza, si è condannato alla morte.
Ecco dunque che dalla liturgia di oggi emerge un suggerimento fondamentale: la conversione consiste nel recuperare la consapevolezza della nostra creaturalità. Noi esistiamo per un atto gratuito di Dio, perché siamo stati pensati e voluti da lui. Abbiamo ricevuto tutto ciò che siamo e continuiamo a riceverlo istante per istante. Eppure in noi risuona la ribellione del primo uomo, di Adamo. Il nostro orgoglio e la nostra superbia accecano la bellezza di appartenere al Creatore dell’universo, ci fanno percepire la comunione con lui come un ostacolo alla nostra libertà. Così pensiamo di dovere negare Dio per potere essere noi stessi e determinare il nostro volto. Ergendoci a dio di noi stessi, finiamo invece per autodistruggerci.
Recuperare la nostra creaturalità significa entrare in nell’umiltà, consapevoli che dipendiamo da Dio, dalla realtà, dal mondo in cui siamo inseriti. Significa accettare che la vita ci è stata donata e quindi siamo costituiti dal rapporto con Dio. Solo in questo rapporto con il Dio vivente ci può essere donata una vita che non muore, che non si riduca a una manciata di polvere, che possa realmente anelare alla felicità e alla vita eterna. Solo in Cristo ci è riconsegnato il significato del vivere, dell’amare, del lavorare.
Questo tempo di Quaresima ci invita dunque a innalzare il nostro sguardo da noi stessi a Dio, a rivolgerci a lui con tutto il cuore (Gl 2,12), a riscoprire che la nostra pace è lasciarsi abbracciare da lui, da lui lasciarsi condurre, da lui lasciarsi amare.
Come può avvenire tale conversione? Il Vangelo appena letto ci propone tre vie maestre: la preghiera, il digiuno e l’elemosina. La preghiera: il desiderio di dialogare con Dio come con un amico, con la confidenza familiare con cui Adamo si intratteneva con lui nel paradiso terrestre. Il digiuno: possiamo saziare la nostra fame più profonda solo sfamandoci di lui. L’elemosina: il riconoscimento che Dio è Padre e in ogni volto accanto a noi possiamo ritrovare un fratello da amare come noi stessi. Perciò preghiera, digiuno ed elemosina non sono semplicemente una preparazione alla Pasqua, ma rappresentano già il dono della Pasqua. Sono infatti tre strade di immedesimazione con la vita di Gesù, strade per la riscoperta della nostra appartenenza filiale a Dio Padre, strade che purificano il nostro sguardo e il nostro desiderio, e ci fanno pregustare sin da ora la luce di quel primo mattino dopo il sabato.
Ecco quindi che la conversione, la contrizione e la penitenza ci hanno svelato il loro volto luminoso. Intraprendiamo quindi con coraggio questo cammino, questo esodo da noi stessi per correre liberamente e speditamente verso Cristo risorto che ci attende e sin da ora ci accompagna.

 

Omelia preparata per la santa Messa per il mercoledì delle ceneri
Cattedrale di Reggio Emilia, 1 marzo 2017

(nell’immagine, Ivan Kramskoi, «Cristo nel deserto» (part.), 1872, Galleria Tretyakov – Mosca).
massimo camisasca

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