Una riflessione di don Jonah Lynch sulla bellezza dell’incontro tra Dio e l’uomo.

Ti sei mai tuffato nel mare? Fa paura lasciare la certezza degli spazi dove si vede tutto illuminato dal sole e entrare nel buio sfocato sott’acqua. Uno spazio abitato da esseri misteriosi, forse anche pericolosi. Per rimanere sotto a lungo bisogna tenere il fiato e i polmoni sembrano scoppiare e gridare: «Lasciami tornare all’aria aperta». E per scendere più di qualche metro bisogna legare dei pesi al corpo, altrimenti l’aria nei polmoni spinge inesorabilmente verso la superficie. Tutto questo bisogna fare per pescare una perla. Si trovano, sfere perfette, luminose opalescenti, dentro bruttissimi molluschi nel fondo melmoso del mare. Un’antica leggenda narra che le perle nascono quando un fulmine colpisce il mare. Da dove altrimenti quella perfezione sferica, se non da un’azione del cielo? E come, altrimenti, spiegare la sorpresa di trovare quella bellezza proprio in mezzo al fango? Sant’Efrem prende spunto da questa leggenda per parlare dell’incarnazione del Figlio di Dio: Egli è la perla preziosa. Ma Egli è anche il tuffatore, colui che ha lasciato gli spazi infinitamente illuminati del cielo, per tuffarsi dentro il mare della morte. Si è legato dei pesi al suo corpo, per poter rimanere sotto a lungo. Chissà come scoppiavano i suoi polmoni, come desiderava tornare su, ma nuotava sempre più giù, fino a prendere la conchiglia che conteneva la tua anima, la mia anima. Noi tutti. Ha riportato in superficie quel tesoro tuffandosi prima nell’Incarnazione, fino alle profondità del dramma umano; e ancora oltre, attraverso la morte fino agli inferi, per riportare ogni cosa al Padre. Egli è la perla preziosa. E lo siamo anche noi, immagine e somiglianza sua.

nella foto, Lastra del battesimo di Gesù, nella Pieve di Collecchio (Pr).

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