L’immedesimazione con Gesù è l’esperienza più profonda che Dio ci dona. La meditazione della Sua parola , la preghiera e i sacramenti sono la strada per poter rinnovare la nostra vita nella adesione alla Pasqua del Signore. L’omelia di mons. Camisasca nella domenica delle Palme.

Cari fratelli e sorelle,

la maggior parte degli uomini e delle donne che popolava la terra ai tempi di Gesù non poteva accorgersi di quanto stava accadendo. Non solo perché non esistevano gli strumenti di comunicazione di oggi, ma perché la vita di Gesù, che pure suscitò un’enorme attenzione presso gli abitanti della Palestina di allora, si svolse comunque in una remota e piccola regione dell’immenso Impero romano. Eppure oggi, quando ogni avvenimento sembra poter arrivare in ogni istante nella casa o sullo schermo di ciascuno di noi, riaccade lo stesso nascondimento. Gli avvenimenti della vita di Gesù che riviviamo in questa settimana riaccadono davanti ai nostri occhi nell’indifferenza o comunque nella distrazione quasi generale.
È un dono non piccolo che Dio dunque fa a noi, ma anche una grande responsabilità. Dio ci invita a essere noi stessi l’eco del messaggio di salvezza contenuto nel mistero della Settimana santa. Naturalmente possiamo diventarlo soltanto se per primi rivivremo accanto a Gesù e con Gesù i fatti della sua passione, morte e risurrezione.
Molti sulla terra ancora non hanno mai sentito parlare di Gesù: penso alle sconfinate distese dell’Asia dove centinaia e centinaia di milioni di uomini e donne, spesso profondamente religiosi, ancora non conoscono la libertà e la gioia che si possono trovare nel vangelo di salvezza dalla morte e dal peccato che è Cristo Signore.
Eppure la vita di Gesù non è stata una favola inventata dai seguaci di uno dei tanti maestri venuto dall’Oriente. Si tratta di eventi di cui abbiamo testimonianze storiche importanti, molto più numerose di quelle di altri episodi e figure che popolano i nostri libri di storia e la nostra memoria collettiva.
Quando, attraverso le parole di un evangelista, riascoltiamo ora quegli eventi del passato, essi suscitano in noi la percezione di qualcosa di grande e misterioso: un uomo di immensa statura che, innocente, è andato incontro alla morte e alla morte di croce con grande dignità e consapevolezza. Non stupisce che un gran numero di saggi vissuti sulla nostra terra, come per esempio il Mahtma Gandhi, siano rimasti profondamente segnati da questo messaggio di non violenza e fratellanza. Ma non possiamo fermarci qui. Se fosse solo questo saremmo, come ha scritto san Paolo e come pensavano i discepoli di Emmaus, i più tristi della terra. Un messaggio bellissimo, una vita umanamente attraente finita nel nulla.
Quegli eventi del passato, a differenza di tutti gli altri, sono contemporanei al nostro presente, alla nostra vita. Possiamo non solo ricordarli, ma farne memoria, cioè riviverli perché Cristo, effettivamente morto, essendo il Figlio di Dio non poteva restare chiuso nelle tenebre, ma ritornò alla vita in una dimensione nuova e definitiva che egli concederà a tutti coloro che, dopo averlo seguito sulla terra, vivranno per sempre con lui oltre il tempo.
Egli perciò è contemporaneo. Per questo la nostra Settimana santa è molto più che una rievocazione. È un entrare con tutto noi stessi in quei tre giorni che hanno deciso la storia del mondo, ri-orientando di nuovo il suo asse verso Dio, riconciliato con l’uomo dal sacrificio di Gesù.
Molti sono i segni della Risurrezione di Gesù: le sue apparizioni nei quaranta giorni in cui continuò a farsi vedere agli Apostoli, alle donne, ai discepoli; i miracoli con cui ha segnato e continua a segnare la storia della Chiesa; miracoli soprattutto di guarigione dello spirito e di letizia nella fatica e nel dolore; miracoli di riconciliazione, di perdono, di conversione dei cuori, di vicinanza ai poveri e agli abbandonati; miracoli che nell’anno passato abbiamo riassunto in due parole: misericordia di Dio per l’uomo e opere di misericordia dei fratelli verso i fratelli.
In questi giorni dunque siamo chiamati a immedesimarci con la vicenda di Gesù. Tale esperienza è possibile perché Dio ci dona il suo Spirito, se lo chiediamo insistentemente. E lo Spirito ci permette di entrare nella sua vita.
Vi suggerisco alcune strade per quest’opera di immedesimazione. Leggiamo ogni giorno un piccolo brano di questo vangelo della Passione. Leggiamolo lentamente e attentamente, alla mattina o alla sera o nella pausa del pranzo. Lasciamo che le parole si fissino dentro di noi e ritornino nell’arco della giornata a illuminare e riscaldare la nostra mente e il nostro cuore.
Ogni giorno preghiamo, se possiamo con la nostra famiglia, recitando un salmo di lode o di supplica. Vi suggerisco il salmo 62 – O Dio, tu se il mio Dio, all’aurora ti cerco – , oppure il salmo 8 – O Signore, nostro Dio, quanto è grande il tuo nome su tutta la terra -, oppure ancora il salmo 21 – Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?.
Ogni giorno chiediamo a noi stessi: “Come posso conoscere meglio Gesù e come posso farlo conoscere?”. Conoscere Gesù è l’avventura più entusiasmante che possa accadere a una persona sulla terra. Fra le tante strade possibili, vi invito a incontrarlo attraverso le vite dei santi, che sono un riflesso della sua infinita umanità. Parlate di lui a chi non lo conosce, suggerendo la forza della preghiera, la bellezza della confidenza, la gioia del perdonare ed essere perdonati.
Prepariamoci alla Pasqua accostandoci al sacramento della Penitenza per poter ricevere l’Eucarestia. Partecipiamo se possibile ai momenti in cui la Chiesa, soprattutto il Giovedì e il Venerdì santo, ricorda gli eventi della Passione, e alla notte del Sabato santo della Risurrezione di Gesù.
Non abbiamo nessun timore di chiedere a Gesù ciò di cui abbiamo bisogno, soprattutto il dono della fede, della carità e della speranza, in questo tempo in cui siamo chiamati a rinnovare la nostra vita attraverso un’adesione più consapevole, più matura, più affettivamente intensa alla Pasqua del Signore.

Così sia!

Omelia nella messa delle Palme

San Prospero, 9 aprile 2017

 

(nell’immagine: Paola Marzoli, «Gerusalemme Getsemani», part., 2011, olio su tela).

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