La fede in Cristo risorto cresce solo nella comunione e nella disponibilità ad aprirsi all’imprevedibile: l’omelia tenuta in Casa di formazione la domenica di Pasqua.

Questa notte Cristo è risorto. Egli ha vinto la morte. Ora gli rimane solo il compito di convincere i suoi discepoli della sua vittoria.

La domenica scorsa delle Palme, mi ha colpito l’ultimo passo del vangelo della Passione. Dopo la morte di Gesù, i sommi sacerdoti e i farisei vanno da Pilato e gli chiedono di mettere una guardia davanti alla tomba. Si ricordano bene della profezia di Gesù, che Egli dopo tre giorni risorgerà (Mt 27,62-66). Sembra che, tranne i discepoli, tutti credessero nella risurrezione. Perché i sommi sacerdoti e i farisei sì, i discepoli invece no? Ma la domanda, così, è posta male. Il problema non è tanto chi creda nella previsione della risurrezione e chi no, ma piuttosto che cosa significhi credere che Gesù sia risorto. C’è infatti la fede di chi crede in Dio, ma che, allo stesso tempo, gli prescrive che cosa debba fare. La prima è quella dei sommi sacerdoti e i farisei, che tentano con tutti i mezzi di impedire a Dio che faccia risorgere Gesù. La seconda è invece quella di chi crede in Dio e vuole convertirsi al suo operato, anche se non capisce ancora bene tutti i particolari della Sua volontà.

Il vangelo di oggi ci può dare alcune indicazioni su come vivere questo secondo tipo di fede. L’evangelista di Giovanni dice che la risurrezione non viene annunciata dagli angeli, dall’alto. Egli ci racconta invece il sorgere della fede nel Risorto in modo quasi naturale, dal basso. I personaggi centrali sono Maria di Magdala, la peccatrice perdonata e infiammata dall’amore per il suo Signore; Simon Pietro, il capo degli apostoli e Giovanni stesso, il discepolo che Gesù amava. Vediamo quindi subito che la fede non è una convinzione individuale. Nessuno di questi personaggi è autosufficiente, deve lasciarsi aiutare e confermare dagli altri.

Appena il sabato è passato, Maria di Magdala corre alla tomba. Lei non ha nessun ruolo ufficiale nella Chiesa, ma ama molto Gesù. Per questo corre in fretta alla tomba, ma quando scopre che è vuota, non cerca da sola una soluzione al problema, ma corre subito dagli apostoli per comunicare loro la sua scoperta e un’ipotesi di spiegazione: l’hanno portato via.

Anche i due discepoli corrono dunque per verificare il racconto della donna. Giovanni, più giovane e più amato, corre più velocemente di Pietro, il capo. La mistica Adrianne Von Speyr, interpretando Pietro come figura dell’autorità nella Chiesa, e Giovanni come figura della vita consacrata, osserva che nella Chiesa l’ufficioè sempre più lento dell’amore. E questo necessariamente, perché l’ufficiodeve tener conto di tutti, deve occuparsi anche di coloro che sono più lenti. Mentre l’amorevuole tutto e subito, vuole sempre il massimo, l’ufficiodeve tener conto del possibile. L’importante, per la von Speyr, è che Pietro e Giovanni corrono assieme.

Giovanni arriva dunque per primo, vede le bende per terra, il segno chiaro cioè che il corpo di Gesù non è più lì, ma non entra nella tomba. Questo fermarsi di Giovanni davanti alla tomba per aspettare Pietro, è un grande gesto di verginità. Egli ha intuito qualcosa di grande e non indaga ulteriormente. Non è curioso. Lascia che l’autorità, che dovrà poi parlare nel nome di tutta la comunità, possa procedere e farsi un’immagine della situazione, così come la si è trovata.

Cosa vede dunque Pietro? Vede le bende per terra, segno chiaro che il corpo non è stato trafugato, come aveva invece ipotizzato Maria di Magdala. Se dei ladri volevano spostare il cadavere, non si sarebbero infatti dati da fare per scioglierlo dalle sue bende. Giovanni Crisostomo osserva che anche volendo, dei ladri non avrebbero potuto togliere il corpo dalle bende, perché la mirra, con la quale era stato sepolto, aveva anche un effetto collante. Poi Pietro vede il sudario piegato da parte. Ma chi sono i ladri che si danno la pena di mettere qualcosa in ordine? Se passano in una casa, lasciano generalmente tutto sottosopra. Pietro si accerta dunque di tutti questi segni che negano l’ipotesi del furto (una breve parentesi sul sudario: la mistica Anna Katherina Emmerich racconta che il sudario fosse un regalo della moglie di Ponzio Pilato; da un po’ di anni, in molti identificano questo sudario con quello di Manoppello, un velo molto prezioso sul quale è impresso il volto di Gesù).

Così Giovanni entra e vide e credette. Che cosa credette? Non penso che Giovanni abbia intuito già la verità della Risurrezione di Gesù con tutte le sue implicazioni. Egli vede i lini e crede che Gesù sia davvero il Figlio di Dio, che, anche se è morto tre giorni fa, è ancora capace di compiere dei miracoli. Gesù insomma rimane sempre imprevedibile. Lui stesso annota infatti che non avevano ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti(Gv 20,9). La fede è un cammino, e rimane un cammino anche dopo la risurrezione. Pietro e Giovanni non hanno capito tutto dopo aver visto la tomba vuota. Mancano ancora le apparizioni, manca la Pentecoste, manca anche tutta la loro vita al servizio della Chiesa. Ma una cosa hanno certamente capito quando hanno visto la tomba: dovevano continuare a seguire questo Gesù.

L’ultimo versetto del Vangelo di oggi afferma che i discepoli se ne tornarono di nuovo a casa. Essi sono convinti che devono tornare dalle loro famiglie per comunicare ciò che hanno visto, per dire loro che potranno scoprire ancora tante cose che non sanno di Gesù, perché Egli continua a superarli da tutte le parti.

Preghiamo lo Spirito Santo che dopo questa Settimana Santa, anche noi possiamo dire con verità di aver visto e di aver creduto.

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