Dio è l’unica forza che può condurre tutti i popoli della terra lungo il cammino della storia: l’omelia di mons. Camisasca nella solennità dell’Epifania.

Cari fratelli e sorelle,

è per me sempre motivo di gioia celebrare la Santa Messa nel giorno dell’Epifania del Signore insieme a tanti fedeli originari di diverse Nazioni del mondo che oggi abitano e lavorano nella nostra terra reggiana. Diverse sono le ragioni che spingono le persone ad abbandonare temporaneamente o definitivamente la propria Patria: a volte si tratta di motivazioni drammatiche, talaltra prospettive di lavoro, altre volte ancora il desiderio di una vita migliore e più pacifica. Tante sono le povertà e le difficoltà che attraversano il nostro mondo oggi, così come è sempre accaduto in ogni epoca della storia. Ma la fede in Cristo ci assicura che il nostro cammino in questo mondo, per quanto incerto e faticoso possa essere, è un pellegrinaggio luminoso verso la Patria definitiva che sta in Cielo, dove ci attende Dio.
La solennità dell’Epifania, che oggi celebriamo, ci mostra con grande forza e chiarezza come la Chiesa sia per sua natura formata da tanti popoli diversi. Tutti i popoli del mondo, rappresentati dai Re Magi, sono chiamati ad entrare a far parte della Chiesa di Cristo, perché Gesù Cristo è il salvatore di tutti. Per questa ragione dobbiamo guardare con grande speranza e fiducia alla Chiesa, nostra Madre, che tutti accoglie e nessuno rifiuta, offrendo il perdono di Dio e la presenza viva di Cristo.
Nella prima lettura il profeta Isaia ci ha offerto un’immagine molto suggestiva e significativa: la tenebra ricopre tutta la terra, nebbia fitta avvolge i popoli, ma su Gerusalemme risplende il Signore. La luce gloriosa del Signore permette a tutti i popoli di camminare e di ritrovarsi insieme, uniti, in un luogo pieno di pace, abbondanza e benedizione (cf. Is 60,1-6). In questa immagine vengono contrapposte le tenebre e la nebbia che ricoprono la terra e avvolgono i popoli, con la luce che risplende su Gerusalemme. Domandiamoci: che cosa sono queste tenebre e questa nebbia? E, soprattutto, che cos’è la luce di Dio?
Le tenebre sono tutte le difficoltà e tutte le fatiche che caratterizzano la vita degli uomini di tutti i tempi. Quando ci sono le tenebre, non riusciamo a vedere. Quando scendono le tenebre, inoltre, sentiamo freddo e ci sentiamo a disagio, abbiamo bisogno di un luogo di riparo e soprattutto abbiamo la necessità di non sentirci soli, di avere una compagnia amica accanto a noi. Ecco, tutti i popoli sono nella nebbia: nessuna potenza umana può assicurare agli uomini una convivenza totalmente pacifica, può assicurare la felicità e la prosperità a tutti. La storia di ogni Nazione è un cammino complesso, che conosce momenti di esaltazione e momenti di prova, ma che non ha in sé la garanzia di poter attraversare con positività e forza tutte le sfide della storia.
I popoli del mondo senza Dio, senza l’aiuto del Dio unico e vero, creatore del mondo e presente nella storia, non possono andare lontano, non possono realizzare pienamente ciò che desiderano vivere. Non conoscono la strada migliore da percorrere, spesso si perdono e sul loro destino scende la notte.
Il profeta Isaia ci dice che dentro questa situazione di precarietà e fatica è apparsa una luce gloriosa, visibile non solamente per il popolo d’Israele, ma per tutti i popoli della terra. La luce di Dio di cui parla Isaia è Gesù Cristo, unico Salvatore di tutti.

Cari fratelli e sorelle, la nostra fede in Gesù ci rende realmente una cosa sola con lui e perciò anche tra noi. Poiché apparteniamo all’unico Signore, siamo infatti fratelli. E questo legame con lui, che sta alla base del rapporto di fraternità tra noi, non si corrompe e non viene mai meno. La fede è il dono più grande che abbiamo ricevuto, l’unica vera novità in grado di cambiare in profondità la nostra vita. Essa ci rende partecipi di un unico popolo nuovo, il Popolo di Dio. La fede infatti porta con sé un’appartenenza, un’adesione non formale, ma personale ed esistenziale ad una comunità di credenti. Questo Popolo cui noi apparteniamo ha come tratti distintivi la fede, la speranza e la carità; il suo territorio è il mondo intero; la sua eredità è Dio stesso.
La fede è un dono per tutti: Dio infatti desidera che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità (1Tim 2,4). E la verità è una sola: la verità è Dio che si fa uomo e che offre la sua vita per noi, aprendoci così la strada per la realizzazione piena e duratura della nostra vita. Questa verità non può essere inventata né meritata. Può essere solamente accolta con commozione e gratitudine.

Cari fratelli e sorelle, noi oggi siamo qui insieme, pur provenendo da storie e da luoghi diversi, perché riconosciamo in Gesù Cristo la gioia della vita e colui che ci unisce in un Popolo solo, il suo Popolo. Certamente siamo anche figli di culture e tradizioni diverse, le quali possono diventare una ricchezza nella misura in cui si lasciano abbracciare e purificare da Gesù Cristo. Egli infatti è la luce, che sa valorizzare quanto di buono ci è stato tramandato dai nostri padri e che sa correggere tutto ciò che in noi è ancora imperfetto e opaco.
Lasciamoci guidare da Gesù e solamente da Gesù, così come i Magi si lasciarono guidare dalla stella! In questo modo anche noi, incontrandolo nei volti dei nostri fratelli, gioiremo di quella gioia grandissima (cf. Mt 2,10) che ha riempito il cuore dei Re Magi al termine del loro lungo viaggio! E questa gioia darà sempre più senso e più gusto alla nostra vita, pur dentro le fatiche, le nostalgie e le prove che dovremo attraversare.

Epifania significa “manifestazione”: oggi, alla scuola dei Magi, vediamo e riconosciamo che Gesù è Dio, che il volto del Padre si manifesta nella carne di un uomo come noi, che abita in mezzo a noi. Riflettiamo su questo fatto e preghiamo di poterlo comprendere con sempre maggiore profondità. E in questo modo diventeremo anche noi, come i pastori di Betlemme e come i Re Magi, gioiosi annunciatori del Vangelo presso tutti gli uomini e le donne del mondo, senza pregiudizi ed ideologie, ma con passione e apertura, nella certezza di essere tutti figli di un unico Padre, amati e voluti dall’unico Dio. Amen.

 

Omelia per la Solennità dell’Epifania del Signore. Festa dei Popoli – Cattedrale di Reggio Emilia, 6 gennaio 2020.

(Nella foto, Sandro Botticelli, L’adorazione dei Magi (part.), 1482.