Nella Solennità del Corpus Domini, la meditazione di mons. Camisasca accompagna il nostro sguardo sul mistero dell’Eucarestia, cuore del cristianesimo.

Cari fratelli e sorelle,

la solennità che oggi celebriamo ci porta al cuore del cristianesimo. Festeggiamo, infatti, la presenza reale di Cristo che, nel pane e nel vino, rimane vivo e presente in mezzo a noi.
È questo il primo annuncio che la liturgia odierna ci invita ad accogliere. L’Eucarestia è innanzitutto la presenza del Signore Gesù Cristo, risorto e vivo, è l’espressione della fedeltà alla sua promessa: Sarò con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo (Mt 28,20).

Ma l’Eucarestia non ci parla solo della presenza del Signore. Essa è uno scrigno, ricco di tesori, ognuno dei quali ci porta un fascio di luce della vita di Gesù. Non esauriremo mai la conoscenza di questo mistero. Vorrei questa sera richiamare solo due insegnamenti, due tra i più luminosi fasci di luce provenienti da questa forma misteriosa che Dio ha scelto per rimanere in mezzo a noi: la donazione di sé e la comunione.
Il memoriale del Corpo e Sangue del Signore, infatti, è inseparabile dalla memoria del suo sacrificio e dalla vita nuova – dalla comunione appunto – che genera in chi si accosta ad esso.

Il sacrificio innanzitutto. Ogni volta che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga (1Cor 11,26), ci ha ricordato san Paolo nella seconda lettura. Ogni volta che celebriamo l’Eucarestia, ogni volta che sostiamo davanti al tabernacolo in adorazione, siamo introdotti nel significato profondo della vita di Cristo e della Chiesa, una vita che si esprime come donazione di sé, come offerta al Padre. San Paolo, come abbiamo ascoltato, lega l’annuncio della morte di Gesù alla possibilità che egli venga. Ci potrebbe sorprendere questa considerazione. Ci saremmo aspettati piuttosto la sottolineatura del legame tra la resurrezione e la presenza del Signore. Invece la Sua venuta è dall’Apostolo considerata tutt’uno con il sacrificio della croce. Come mai? Come è testimoniato da tutta la Sacra Scrittura, l’uomo ha la possibilità di incontrare Dio solo nella misura in cui Egli si dona, si offre a lui. E l’offerta suprema di Gesù all’umanità è la sua incarnazione, nella quale egli si fa nostro fratello e amico, ci dona il suo corpo e il suo sangue, dona la sua vita per noi.

Ciò che nel vangelo appena proclamato Cristo chiede ai suoi apostoli – date loro voi stessi da mangiare (Lc 9,13) – è innanzitutto la descrizione della sua esistenza. È Gesù che, offrendosi al Padre, ci dà se stesso da mangiare. Queste sue parole sono dunque un invito a entrare nell’imitazione della sua vita, a entrare nel sacrificio che egli ha compiuto una volta per tutte per la salvezza dell’umanità.
Tutto ciò sarebbe impossibile da realizzare con le nostre forze. Egli nel battesimo ci assimila a sé, ci incorpora a sé e con l’Eucarestia trasforma dall’interno la nostra vita, rende possibile la comunione tra coloro che si cibano del suo Corpo e del suo Sangue. È questo il secondo fascio di luce che l’Eucarestia – non a caso chiamata anche Comunione – ci offre. Nel momento supremo del sacrificio di Cristo sulla croce, si squarcia il velo del Tempio. Ogni divisione è superata. Ogni separazione cessa. E, con Maria e Giovanni sotto la croce, inizia a farsi spazio nel mondo lo splendore dell’unità, la ricapitolazione nella comunione a cui sono destinati tutti gli uomini e tutta la creazione.

Cari fratelli e sorelle,

ogni volta che celebriamo la santa Messa si rinnova in noi il grande miracolo della incarnazione, passione e resurrezione di Gesù. Cibandoci dell’Eucarestia, infatti, noi non siamo solo oggetto dell’amore misericordioso di Dio che ci dona di entrare in comunione profonda con lui, ma diveniamo anche suscitatori di questa comunione in mezzo agli uomini.
Gesù cammina realmente con noi e in noi. Non viviamo l’Eucarestia come un rito vuoto! Non viviamo come se Cristo non fosse presente!
Dio ci doni la grazia di uno stupore sempre rinnovato davanti alla sua misericordia che ci raggiunge ogni giorno nel suo Corpo e nel suo Sangue e ci fa strumenti attivi della sua presenza nel mondo.

Amen.
Omelia nella solennità del Corpus Domini
Cattedrale di Reggio Emilia, 26 maggio 2016

(nell’immagine, Andrea del Sarto, «L’ultima cena», 1525 – Museo di San Salvi)

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