Dall’incontro con CL durante il tirocinio come infermiera, al dialogo con Giussani, fino alla missione a Reggio Emilia: ecco cosa ha guidato suor Ester nel riconoscere la sua vocazione.

Riascoltando un brano musicale più volte, ci si accorge che c’è in esso una nota o una sequenza di note che si ripetono e che formano come la filigrana della melodia.
Per descrivere la mia vocazione devo mettere insieme molte sequenze di note apparentemente contrastanti e antitetiche che la caratterizzano, e che caratterizzano la mia stessa esistenza. Vedo la mia vita come un campo di battaglia dove si affrontano due schieramenti opposti, tra cui spesso non ho saputo scegliere e in cui mi è sembrato di essere solo il campo, terra calpestata, senza poter essere l’esercito combattente. Nel tempo ho scoperto che la parte più vera di me è misteriosamente sacra, e che, se in noi combattono la verità e la menzogna, c’è sempre la possibilità di scegliere da che parte stare.
Nel componimento della mia vita, la prima nota dominante è stata l’incontro con dei santi, che hanno costituito segni forti della presenza di Dio. All’inizio del mio cammino vocazionale c’è l’incontro con il movimento di Comunione e liberazione: a 22 anni, mentre stavo svolgendo il mio primo tirocinio come allieva infermiera all’ospedale Istituti Clinici di Perfezionamento a Milano, ho conosciuto Marta Bertipaglia, dei Memores Domini. È stata per me, ed è ancora oggi, un’amica, una madre e una compagna di cammino. Successivamente si è imposta nella mia vita la persona del fondatore stesso del movimento: un dialogo avuto con don Giussani è stato il fatto su cui per anni ho appoggiato la mia esistenza. Le sue parole mi hanno definita e capita totalmente.
La seconda e fondamentale nota della mia vita è stata quella che potrei definire come la tenerezza di Dio. Gesù mi ha scelta, ma ha anche avuto nei miei riguardi una delicatezza e una pazienza particolari. L’amore non si può imporre e, malgrado la Sua preferenza per me, io ero e rimanevo libera di dirgli di no. L’episodio che nella Sacra Scrittura più descrive questa libertà è quello del vento leggero che Elia sente come manifestazione di Dio. Anche io ho incontrato Dio in forme e volti con forza e potenze diverse, ma ciò che mi ha fatto cedere e dirgli il mio sì definitivo è stato fare l’esperienza della brezza leggera. Questa ha soffiato nell’incontro con don Paolo Desandrè, sacerdote della Fraternità san Carlo. Risiedevo a Palazzo Pignano, un piccolo paese in provincia di Cremona, in cui mi ero trasferita per stare vicina ad alcune famiglie amiche. Avevo già compiuto i 33 anni e lavoravo in un ospedale di Crema. Una sera un amico anestesista e sua moglie mi invitarono a cena a casa loro per farmi conoscere un sacerdote di ritorno dalla Cina: don Paolo appunto. Con lui è nata un’amicizia discretissima, che mi ha permesso di riscoprire cosa fosse e quale valore avesse la verginità. Ma non mi ero ancora arresa del tutto. Altri due amici, don Massimo Camisasca e don Julián Carrón, malgrado la nebbia e il terreno dissestato della mia persona, hanno visto e creduto alla chiamata di Dio, l’hanno sostenuta, difesa e accompagnata. Le note della mia vita sono state così inserite in un concerto e in un’orchestra: le Missionarie di San Carlo Borromeo. In questo luogo Dio ha purificato e curato le ferite, infiammato il cuore, sostenuto il desiderio di conoscere sempre di più Cristo e di essere la sposa del Cantico dei Cantici, solo sua e solo in Lui felice. Con le persone di don Paolo Sottopietra e Rachele, la mia terra è diventata parte di un giardino, in cui a Cristo stesso piace passeggiare alla brezza del giorno.
Ora abito a Reggio Emilia e sono parte della famiglia del vescovo Massimo Camisasca. Le Missionarie mi hanno destinato a prendermi cura degli ambienti e delle persone della casa. È un grande dono vivere e condividere la vita e servire il compito del vescovo.
Purtroppo in poche righe non è possibile trascrivere tutte le note dello spartito, e non posso nemmeno citare molti volti significativi e amici; ma so che Cristo ha preso le loro sembianze per guidarmi e condurmi, e so che pregheranno per me affinché io sia sempre più Sua.

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