La lettura di un romanzo può diventare di più di un semplice svago. Può essere l’inizio di una nuova amicizia.

L’anno scorso, uno dei nostri sacerdoti mi disse: “In questi anni di seminario, è meglio avere qualche trenta in meno ma scoprire e approfondire una nuova passione”. Io rimasi spaesato. In quei giorni, però, stavo leggendo I fratelli Karamazov di Dostoev­skij. Percepivo in quelle pagine qualcosa che in qualche modo avevo vissuto personalmente. Così, iniziai a leggerlo più seriamente.
Da quel giorno, questo libro è diventato un compagno di viaggio, un amico da frequentare, un alleato con cui è bello scoprire la vita. Nelle sue pagine, infatti, trovo una descrizione di me più profonda di quella che potrei dare io. Ritrovo le mie stesse debolezze, vissute in seminario con i fratelli. Dallo scrittore, posso farmi prestare le parole per raccontare la meraviglia del sentirsi amati davanti allo spettacolo di un cielo stellato o nella scoperta della propria vocazione. Trovo nei suoi personaggi lo stesso desiderio di libertà, di perdono, lo stesso grido davanti al dolore innocente che incontro quando faccio la caritativa.
Approfondendo la mia conoscenza, ho iniziato a scoprire l’uomo dietro ai romanzi. Ho cominciato a intravedere, nelle pieghe delle sue pagine, il suo scontrarsi con la vita. La dipendenza dal gioco, il dolore per la morte del piccolo figlio Alësa, gli anni passati in Siberia con solo il Vangelo di Giovanni da leggere; l’amore gratuito della seconda moglie Anna, capace di perdonarlo anche quando ritorna a casa, dopo una notte passata alla roulette, senza il suo anello di fidanzamento.
La mia vita e la mia preghiera si sono popolate delle sue domande e dei suoi tentativi di risposta. Grazie a questo scrittore, ho riscoperto un nuovo gusto nell’approfondire le grandi questioni dell’uomo. Perché esistiamo? Perché ci sono il male e il dolore innocente? Al di là delle domande, ho intravisto le risposte, e l’unica veramente definitiva: Cristo. «Lui può perdonare tutto, tutti e per tutti, perché Lui stesso ha dato il suo sangue innocente per tutti e per tutto», si legge ne I fratelli Karamazov.
Ho scoperto nella vita di Dostoevskij un dialogo drammatico con Dio. Guardando a lui, ho visto come Dio mi accompagna e si fa conoscere anche attraverso le mie passioni. Per farmelo capire, il Signore si serve di un uomo autentico con le mie stesse domande, un russo vissuto un paio secoli prima di me, dall’altra parte dell’Europa.

 

(foto Alexander Kozlov – flickr.com)

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