Il Natale ritorna ogni anno, affinché noi possiamo entrare nel mistero dell’Incarnazione, contemplare la gloria di Dio e farci tramite della sua luce: l’omelia di mons. Camisasca nella solennità del santo Natale.

Cari fratelli e sorelle,

che cosa veramente è accaduto nel giorno che noi chiamiamo giorno di Natale? Questa domanda ha occupato tutta la vita di un uomo che è stato accanto a Gesù, l’autore del Vangelo secondo Giovanni. Non basta un’intera esistenza per poter entrare in maniera adeguata in quell’evento. San Giovanni ha messo, all’inizio del suo Vangelo, un inno che è come il punto terminale di una meditazione durata decenni. Anche noi allora possiamo, seguendo la Chiesa che ci propone oggi, nella liturgia della Parola, quel brano evangelico, immergerci, aiutati dalle stesse parole dell’evangelista, nella realtà dell’Incarnazione, con la tacita promessa di rileggere queste parole durante i prossimi giorni, di riguardarle, di tenerle davanti agli occhi, così che il nostro cuore possa essere circondato dalla luce che promana da esse.

Chi è innanzitutto colui che nasce a Betlemme? Perché e per chi è nato? E quale è il frutto di questa nascita? A queste tre domande rispondono le parole di colui che secondo la tradizione è il discepolo amato da Gesù, che ha posato il suo capo sul petto del maestro durante l’ultima cena, a significare l’intimità e la profondità del suo rapporto con Cristo e l’abissale ricchezza della rivelazione che egli ha custodito per noi.
Chi è dunque colui che nasce a Betlemme? La risposta di Giovanni, contenuta nel versetto 14 di questo primo capitolo, suona così: “colui che si è fatto carne, che ha assunto la nostra debolezza di uomini nati dalla polvere e destinati a tornare ad essa, colui che è venuto ad abitare in mezzo a noi, è il Verbo stesso di Dio”. Egli è la Parola eternamente pronunciata dal Padre, Colui che era prima del tempo, in principio, presso il Padre e Dio Egli stesso.
Gli occhi d’aquila di cui Giovanni era dotato penetrano nel tempo prima del tempo, quando ancora non c’era nulla ed esisteva soltanto il dialogo del Padre con se stesso, con il Figlio. Ma poi l’evangelista si spinge oltre: quando il Padre ha pensato il mondo lo ha pensato a immagine del Figlio. Ogni cosa è stata fatta per mezzo di Lui (Gv 1, 3), in ogni cosa, e massimamente nell’uomo, c’è il volto del Verbo eterno di Dio. Lui è la fonte di ogni vita che esiste sulla terra e nel cosmo. Lui è la fonte di ogni luce.

Perché è nato? È nato, è venuto nel mondo perché gli uomini erano nelle tenebre, avevano rifiutato la luce, non l’avevano riconosciuta (cfr. Gv 1, 5). Quante volte nel Vangelo troviamo il dolore di Gesù per il Figlio rifiutato. Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio perché prima di lui il popolo eletto non aveva accolto i suoi profeti. Ma ora che si è fatto uomo lo accoglieranno?
Perché è venuto e per chi è venuto? A quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio (Gv 1, 12). Ecco perché il Natale torna tutti gli anni. Affinché noi si possa continuare a crescere nella nostra figliolanza, a credere nella sua potenza, a essere generati da Dio, a contemplare la gloria del Figlio.

Senza questo istante di contemplazione non possiamo entrare nel mistero del Natale. Abbiamo bisogno di sostare, di fermarci davanti alla capanna, di ascoltare il canto degli angeli e dei pastori, di inginocchiarci davanti all’umile grandezza di Dio fatto uomo. Potremo così dire con l’evangelista: Dio non lo può vedere nessuno. Questo bambino che è nello stesso tempo Dio ed è nel seno del Padre ce lo ha rivelato (cfr. Gv 1, 18).

In nessun giorno come in quello di Natale appare chiaramente al nostro cuore e alla nostra intelligenza una verità fondamentale: il cambiamento del mondo attorno a noi e in noi potrà avvenire soltanto se continueremo a fissare il nostro sguardo sulla luce dell’Incarnazione, sulla realtà di Dio che si fa uomo per venire a cercare ciascuno di noi. Per sedersi accanto a noi, nella nostra casa, alla nostra mensa, per donarci la sua stessa vita, per aiutarci a rinascere dopo ogni caduta, per perdonare il nostro male ed aprirci le strade della vita che non finisce.
Questo giorno chiede a tutti noi di essere missionari del Natale, di non trattenere per noi questo fuoco, ma di lasciare che esso si diffonda attraverso il nostro annuncio e la nostra esistenza nel mondo il cui viviamo.

Buon Natale a tutti!

 

Omelia nella solennità del santo Natale
Cattedrale di Guastalla, 25 dicembre 2016

(nell’immagine: Lorenzo Monaco, «Natività», 1410)

massimo camisasca

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