È in libreria il nuovo volume che raccoglie un epistolario tra Massimo Camisasca, vescovo di Reggio Emilia – Guastalla, e Mattia Ferraresi, giornalista de «Il Foglio». Proponiamo un brano dell’introduzione di mons. Camisasca.

Durante l’estate 2017 ho rincontrato Mattia Ferraresi, dopo qualche anno che non lo vedevo. Ci sentiamo spesso, perché siamo amici da tanto tempo, ma ci vediamo raramente. Mattia infatti vive negli Stati Uniti. È corrispondente de Il Foglio da New York. Io invece vivo in Italia, a Reggio Emilia, dove sono vescovo. Abbiamo cominciato a parlare di quanto accadeva intorno a noi, in Italia e nel mondo, come capita tra due compagni di esistenza che non si incrociano da molto tempo e hanno dentro di sé tante cose da raccontarsi. Ma il tempo era breve. Perché non scriversi, allora?
È nata così l’idea di questo libro. Esso è il frutto di una corrispondenza reale, non fittizia. Ho cominciato io a scrivere una lettera a Mattia, individuando nella paura il sentimento prevalente del nostro tempo. Lui mi ha risposto. E così è stato un susseguirsi di riflessioni fino al momento in cui abbiamo deciso di concludere e congedare il libro alle stampe.
Oggi non c’è più tempo per scrivere delle lettere. Si può dire che la nostra epoca abbia visto la fine degli epistolari. In questo modo, scomparirà gran parte della memoria della vita quotidiana. Mattia e io, benché attraverso la posta elettronica, abbiamo deciso di prenderci un po’ di tempo e scriverci delle lettere, come si faceva anni fa. Abbiamo voluto pesare le parole e questo non poteva essere fatto per telefono, neppure via Skype o con altri strumenti elettronici.
Cercare una luce sul presente non è facile. Se avessi una risposta alla domanda “Dove stiamo andando?”, la metterei in vendita e sarei milionario.
Ho cercato perciò, assieme a Mattia, di trovare delle luci nella nebbia, talvolta molto spessa, dei nostri giorni. Le luci ci sono, bisogna saperle riconoscere e connettere.
Io e Mattia parliamo spesso di ciò che non va, meno frequentemente di ciò che apre al futuro. Ma è un’illusione ottica. Parlando di crisi demografica, mettiamo in luce la bellezza della nascita, parlando delle famiglie malate, della scuola in crisi, della corruzione, delle dipendenze, in realtà facciamo emergere il valore dell’educazione, delle comunità familiari che lottano per continuare a esistere, delle appartenenze positive, del principio di felicità e di bellezza che sconfigge l’orrore dei corrotti e dei mafiosi…
Ciascun lettore dovrà percorrere un suo itinerario. Questo libro è soltanto una piccola mappa, che non esonera chi legge dalla fatica di un viaggio personale.
Lo stile e i contenuti dei due corrispondenti sono diversi. Il mio è più riflessivo, un po’ filosofico, procede per sintesi. Quello di Mattia è ovviamente più giornalistico, ci fa camminare attraverso analisi, provocazioni, domande.
Questo testo è anche un incontro tra due generazioni. Io ho settantadue anni, lui trentaquattro. Per me è più facile vedere il presente in una prospettiva storica, relativizzando i problemi che Mattia avverte in modo più drammatico. Non tutte le questioni aperte da me sono state affrontate da Mattia. E viceversa. Rimangono forse delle domande inevase, che l’uno o l’altro non si sentiva ancora maturo per affrontare. Abbiamo lasciato tutto come è stato scritto. Non volevamo infatti predisporre un testo letterario, ma regalare un testo vero, con le inevitabili incongruenze che si celano in tutte le lettere.
Speriamo di poter aiutare qualcuno, oltre a noi, a leggere ciò che sta accadendo.

(Nell’immagine, il Brooklyn bridge a New York – foto Maciek Lulko – flickr.com).

 

Massimo Camisasca
Mattia Ferraresi
Oltre la paura
Lettere sul nostro presente inquieto
Lindau 2018 pp. 112 – € 11

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