• Luis Miguel Hernandez
  • Paolo Di Gennaro
  • Giovanni Musazzi
  • Cristiano Ludovici
  • Igreja dos Pastorinhos
  • Largo dos Pastorinhos de Fátima 2615-062 Alverca do Ribatejo, Lisboa
  • +351 21 99 37 714
  • Sito web

Quello che normalmente sorprende un visitatore esterno che arriva, magari per caso, alla messa della domenica nella chiesa dei Pastorelli di Alverca o del Divino Spirito Santo di Sobralinho, sono i bambini. Tanti, ordinati nei primi banchi della chiesa.

La casa di Alverca della san Carlo nasce l’1 settembre 1999, quando don José Maria Cortes, sacerdote diocesano di Lisbona che desidera appartenere alla Fraternità , viene raggiunto da don Francesco D’Erasmo a Alverca do Ribatejo, una cittadina di 30mila abitanti situata nella periferia nord di Lisbona.
La missione loro affidata consiste principalmente nella cura di tre parrocchie situate in un raggio di 6 km: Alverca, Sobralinho, un quartiere dormitorio satellite di Alverca, diventato da pochi anni Comune, e Calhandriz, un paesino agricolo.

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A don José Maria, la diocesi aveva affidato il compito di costruire due nuove chiese che potessero accogliere più degnamente la popolazione che stava via via aumentando. Ad Alverca, all’epoca, c’era soltanto una bella ma piccola chiesetta del ‘700 e un garage adibito a luogo di culto. A Sobralinho, invece, c’era un negozio al pianoterra trasformato in chiesa. L’antica chiesa parrocchiale era stata distrutta durante i moti rivoluzionari anticlericali del secolo XX.

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Nel 2000, viene posta la prima pietra delle nuove chiese che saranno consacrate nel 2005. Intanto, nel 2001, arriva don Silvano Lo Presti a consolidare la casa nata da poco, situata al quarto piano dell’edificio che ospita il centro parrocchiale dedicato a Giovanni Paolo II. Oggi ci vivono quattro sacerdoti: don Luís Miguel Hernandez, don Paolo di Gennaro, don Giovanni Musazzi e don Cristiano Ludovici.

Don Paolo Di Gennaro, ordinato sacerdote nel 2010, è parroco di São Pedro, del Divino Espirito Santo a Sobralinho e di São Marcos a Calhandriz. Durante la settimana si occupa principalmente dei giovani liceali della parrocchia e insegna Religione presso il Colégio CEBI di Alverca.

Don Luís Miguel Hernandez, viceparroco, ordinato sacerdote nel 2005, è presente ad Alverca dal 2004. Don LuisMi é il responsabile del movimento di Comunione e Liberazione in Portogallo.

Don Raffaele Cossa, viceparroco, ordinato nel 2005, é insegnante alle scuole elementari del collegio san Tomàs di Lisbona e accompagna da vicino il gruppo dei Cavalieri delle medie.

 Don Cristiano Ludovici, viceparroco, sacerdote dal 2016 si occupa principalmente della catechesi parrocchiale.

In questi anni, la casa Alverca ha potuto vedere il ritorno di tante persone ai sacramenti. Una bella notizia, in un Paese come il Portogallo che porta con sé ferite storiche profonde. Infatti, la rivoluzione popolare del 1910, che segna la fine della monarchia e la nascita di un movimento anticlericale, idealmente ispirato all’Illuminismo e, più tardi, al bolscevismo, aveva portato alla chiusura delle chiese e al conseguente indebolimento del tessuto sociale.

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Negli anni ’30, il governo viene assunto da una dittatura militare. Ma le apparizioni della Madonna a Fatima, nel 1917, avevano creato un movimento di popolo che aveva favorito la trasmissione della fede e il conservarsi di una mentalità religiosa. Oggi, dopo la rivoluzione del 1975 che ha posto fine alla dittatura, tornano in voga gli ideali di inizio secolo, contaminati dalla ideologia del Sessantotto europeo.

Noi osserviamo le conseguenze di questi fatti: sono numerose le persone non battezzate che incontriamo. Spesso l’appartenenza alla fede è legata alla tradizione ma incide poco sulla vita quotidiana. La Chiesa è vista solo come istituzione e non come esperienza viva.

Fatima, attraverso la preghiera silenziosa e incessante di migliaia di persone, ha permesso che il popolo portoghese conservasse un istinto “buono”, l’apertura al divino che facilita l’incontro. Anche questo possiamo osservare. Nella parrocchia di Alverca sono quasi 500 i bambini iscritti al catechismo. Sobralinho ne conta un centinaio. E con loro, tanti genitori, nonni, parenti che, in questi anni, hanno trovato qui un luogo dove il rapporto con il Signore era possibile.

Sono tanti i momenti di incontro: il catechismo, con i genitori che si riavvicinano alla fede grazie ai figli; il confessionale, dove arrivano persone da tanti anni lontane; le due scuole di comunità della parrocchia; i cento Cavalieri delle medie, i ragazzi di Gioventù studentesca, i sei ospizi della città, le feste. Ma soprattutto, le otto messe domenicali nelle quali incontriamo ogni settimana 2000 persone. Quell’incontro sulla porta della chiesa è spesso il primo input per un rapporto che non finisce con l’”amen”.

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