• Donato Contuzzi
  • Emanuele Angiola
  • Paolo Costa
  • Antonio Acevedo
  • S. Francesco Saverio (Tai Shan), S. Paolo (Xin Zhuang)
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Taiwan è un’isola tropicale situata a sud-est della Cina, poco più grande della Sicilia, con montagne alte fino a 4 mila metri e con circa 23 milioni di abitanti. Terra di lingua e cultura cinese, la storia politica di Taiwan è alquanto complessa, al punto da rendere quello dell’isola di Formosa (questo l’antico nome portoghese) uno dei casi più complessi nell’odierna politica internazionale. Nella sua costituzione, conserva il vecchio nome di Repubblica di Cina (R.O.C.), nata dalle ceneri del millenario impero disgregatosi nel 1912. Al termine della guerra civile cinese (1945-1949), combattuta tra le truppe comuniste di Mao Ze Dong e quelle nazionaliste del generalissimo Chiang Kai Shek, quest’ultimo, ormai sconfitto, si rifugia sull’isola di Formosa, stabilendo a Taipei la nuova capitale della Repubblica di Cina in attesa di poter riconquistare il controllo sulla totalità dei territori caduti in mano ai comunisti. Dall’altra parte, il governo di Pechino non ha mai smesso di rivendicare i propri diritti su questa “isola ribelle”, facendo dello slogan “liberiamo Taiwan” uno dei mantra della propria retorica politica.

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La Cina si è trovata così, da oltre sessant’anni, divisa in due: una parte, la più grande, governata dal partito comunista e l’altra, Taiwan, appunto, retta dal partito nazionalista (Kuo Ming Dang). Con la morte di Chiang Kai Shek, Taiwan si è sempre più aperta alla democrazia fino a trasformarsi in una repubblica democratica presidenziale, con elezioni a suffragio universale. Oggi Taiwan gode, di fatto, di una totale autonomia dalla madrepatria cinese, avendo un proprio governo, una propria costituzione, una bandiera, una moneta, un esercito, anche se solo 23 Paesi le riconoscono la dignità di uno stato indipendente: per il resto del mondo (dagli Stati Uniti alla Russia, dalla Comunità Europea ai più vicini Stati asiatici), Taiwan rimane una delle tante regioni appartenenti alla Cina.

La lingua nazionale è il cinese mandarino, ovvero il dialetto che a Pechino parlavano i funzionari dell’impero (i “mandarini”) e che è diventato la lingua ufficiale per tutta la Cina (chiamata appunto “putonghua”: lingua comune). È una lingua tonale molto complessa: per dare un’idea, ogni ideogramma, che di fatto è, in molti casi, un piccolo disegno che ne esprime il senso o l’idea, corrisponde come suono più o meno ad una nostra sillaba. Esistono però cinque accenti o modi di leggerlo, ad ognuno dei quali è legato un significato diverso. I caratteri, poi, messi insieme formano altre parole o idee… Ma in Cina, di dialetti ce ne sono moltissimi e si differenziano dal modo di pronunciare la stessa lingua scritta. Tra gli altri, il più famoso è il cantonese, parlato a Hong Kong e Macao, nel sud della Cina. Anche Taiwan ha il suo dialetto, quello parlato nel Fujan, regione situata proprio di fronte all’isola, da cui provenivano i primi cinesi venuti qui durante la dinastia Ming: è il cosiddetto taiwanese. Oltre al mandarino e al taiwanese, nell’isola si parlano le lingue proprie delle dodici tribù aborigene presenti prima che arrivassero le popolazioni dalla Cina.

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Cultura, religione e società.

La mentalità cinese è influenzata, da ormai oltre duemila anni, dal pensiero e dall’insegnamento di Confucio e dei suoi discepoli. Il Confucianesimo, più che una religione, è un’etica volta a mantenere l’ordine nella vita personale, famigliare e della società tutta. Anche la religione è un aspetto molto presente nella società: le tradizioni più diffuse sono il taoismo e il buddismo. Il taoismo è originario della Cina. Si riconosce come fondatore Lao Zi (“vecchio maestro”), spesso descritto in contrapposizione a Confucio: mentre quest’ultimo era filosofo moralista e politico che si occupava di questioni pratiche ed educative, Lao Zi era un animo più meditativo, dallo spirito simile ai nostri filosofi stoici. Oggi la religione comunemente detta taoista ha poco a che fare con il suo mitico fondatore. Prende la forma di una tradizione popolare che si esprime in un insieme di riti e cerimonie da svolgere per ottenere il favore delle tante divinità di cui è composta, allo scopo di ottenere fortuna, salute, benessere. Agli dei si può chiedere di tutto: soldi, una bella sposa, un marito ricco, figli maschi che diano continuità alla famiglia, ecc.IMG_0472

Il buddismo, invece, è una religione che nasce fuori dalla Cina, ovvero in India, considerata “occidente” per il popolo della Terra di Mezzo (famoso è il romanzo cinese d’ambientazione buddista che si intitola, appunto, “Viaggio in occidente”): nei secoli si è sviluppata in Cina, assumendo un ruolo decisivo nella sua storia e nella sua cultura.

La chiesa cattolica, presente sull’isola da poco più di 150 anni, è, al pari delle comunità protestanti, una piccola minoranza: i cattolici sono circa l’1% della popolazione, mentre i cristiani in totale arrivano al 4%. Che un cinese (o un taiwanese) si converta non è un fatto scontato: bisogna spesso vincere i tanti ostacoli posti dalle tradizioni e superstizioni popolari, non ultima, l’opposizione dei genitori e dei nonni che temono che un figlio cristiano possa non prendersi più cura di loro, né in vita né, soprattutto, quando nell’oltretomba avranno bisogno di nutrirsi dei cibi offerti dai loro discendenti.
La società insegue oggi sempre di più ideali di edonismo e benessere: l’aborto è pratica diffusissima e praticata in modo sistematico come forma di controllo delle nascite. In tal modo, la crescita demografica è ferma e la popolazione va sempre più verso un progressivo invecchiamento.

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La presenza della Fraternità san Carlo a Taiwan

La casa della Fraternità san Carlo a Taipei nasce nel settembre del 2001, con Paolo Cumin e Paolo Desandrè che, appena ordinati diaconi, arrivano sull’isola invitati e ospitati dall’allora arcivescovo Mons. Ti Kang. Una piccola comunità del movimento di Comunione e liberazione era già sorta grazie a due giovani sposi (Maurizio e Isabella Giuliano) che avevano contributo alla nascita del Dipartimento di Italiano presso l’Università Cattolica “Fu Jen”.
Dopo un primo anno in cui Cumin e Desandrè vengono ospitati a casa del vescovo, con l’arrivo di don Paolo Costa la casa si trasferisce nei pressi dell’università “Fu Jen”, dove i nostri studiano mandarino e insegnano Italiano, incontrando in questo modo i primi amici taiwanesi.
Nel 2004, don Paolo Desandrè torna in Italia dove è oggi parroco a Roma, nel quartiere della Magliana. Nel febbraio del 2005, il vescovo Zhen Zaifa affida alla Fraternità la parrocchia di san Francesco Saverio a Tai Shan (New Taipei City), che oggi conta circa 100 fedeli. Paolo Costa è il primo prete della Fraternità a diventare parroco. Gli succederà don Emmanuele Silanos, che si era aggiunto alla missione di Taiwan nel novembre del 2006 e che nel frattempo aveva iniziato a insegnare Italiano.
Nell’agosto 2008, il vescovo Hong Shan Chuan affida alla Fraternità san Carlo anche la parrocchia di san Paolo a Xin Zhuang (non lontano dalla prima e dall’Università Cattolica Fu Jen), frequentata da circa 700 fedeli sotto la guida di don Paolo Costa. Nel giugno 2010, don Paolo Cumin lascia Taiwan e torna in Italia. Oggi si trova nella casa della Fraternità san Carlo di Boston. Dal settembre 2011, don Emanuele Angiola, ordinato diacono, viene stabilmente a far parte della casa di Taipei.
Nel febbraio 2013 don Emmanuele Silanos, eletto vicario generale della san Carlo, torna a Roma. Don Emanuele Angiola prende il suo posto nella parrocchia di san Francesco Saverio, mentre don Donato Contuzzi, arrivato da diacono sei mesi prima, gli succede nell’insegnamento dell’Italiano in università. Nel giugno del 2013, don Donato Contuzzi viene ordinato sacerdote e dal 2014 diviene viceparroco della parrocchia di san Paolo. Dal settembre 2013, anche don Emanuele Angiola inizia ad insegnare Italiano alla Fu Jen.

La nostra missione.

Perché la Fraternità ha aperto una casa a Taiwan?
Sono tre le ragioni di fondo. La prima, è il bisogno che don Massimo sentiva che ci fosse, dopo l’apertura della missione in Siberia nel 1991, un’altra frontiera per la Fraternità, ovvero un punto che richiamasse a tutti l’ideale a cui siamo chiamati: la missione, l’annuncio di Cristo a chi non lo conosce. Una seconda ragione sono le parole di san Giovanni Paolo II: “Per la Chiesa, il continente del terzo millennio è l’Asia”. La terza ragione è il desiderio che il carisma di don Giussani potesse parlare cinese e che anche qui potesse nascere il movimento.
Infine, che cosa ci portò a Taiwan? Prima di tutto il mandarino, cioè la lingua. Nella scelta della lingua, noi abbiamo guardato a tutto il popolo cinese. Poi la risposta che abbiamo dato all’invito del vescovo Ti Kang: “Dovete venire qui per servire questa Chiesa”.Appena arrivati a Taiwan, abbiamo tutti trascorso almeno i primi tre anni a studiare la lingua. Studiare una lingua è il primo modo di entrare in quella cultura. In questi anni, un primo ambito di missione è stata l’università, in particolare il Dipartimento di Italiano della Fu Jen, attraverso cui abbiamo conosciuto tanti ragazzi, alcuni dei quali sono giunti alla fede attraverso l’amicizia con noi e la frequentazione della scuola di comunità: Simona e Giovanna, Vincenzo, Roberta, Emilia e altri.
Poi c’è il lavoro condotto nelle due parrocchie, in particolare la proposta della catechesi di preparazione al battesimo degli adulti e i gruppi giovanili, ma anche l’assistenza ai malati e agli anziani. Nelle parrocchie abbiamo proposto la scuola di comunità e momenti di ritiro e vacanza: alcuni parrocchiani hanno in questo modo incontrato il carisma di don Giussani. Da qualche anno, abbiamo laici che hanno aderito alla Fraternità di Cl: tra loro, alcuni parrocchiani e altri adulti incontrati da noi, come Steve e Julie.
Un altro momento importante per la nostra vita a Taiwan è la scuola di comunità per i giovani lavoratori. Attualmente ci incontriamo presso l’università di Tai Da (Taiwan National University) dove lavora la nostra amica Ning, che ha conosciuto il movimento qualche anno fa in Irlanda.Un altro gesto per noi molto importante è, infine, la caritativa settimanale proposta ai ragazzi universitari: condividere il proprio tempo con i bambini del quartiere popolare in cui viviamo o con gli anziani di una casa di riposo è stato per molti dei nostri ragazzi il primo modo per conoscere Cristo.
Se volessimo riassumere in una frase la nostra esperienza di questi anni, potremmo dire che ci sentiamo mandati qui, non tanto per portare alle persone che incontriamo qualcosa che già possediamo, quanto per riscoprire con loro Cristo che ci chiama attraverso la Chiesa e la Fraternità.

(Sul sito di Tracce altri video della missione a Taipei)

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