Pubblichiamo l’omelia che Sua Eminenza il Card. Angelo Scola, arcivescovo di Milano, ha pronunciato durante la celebrazione delle ordinazioni sacerdotali e diaconali della Fraternità san Carlo.

Eccellenza, caro Don Massimo,
Reverendo Superiore Generale, caro Don Paolo,
Presbiteri, diaconi e seminaristi della Fraternità,
Care Missionarie di San Carlo Borromeo,
Familiari ed amici,
Sorelle e fratelli in Cristo Gesù,
Carissimi ordinandi,

 

  1. Siamo convenuti numerosi in questa Basilica per implorare dal Padre, a servizio della Santa Chiesa di Dio, il dono di due nuovi sacerdoti, Marco Vignolo e Mattia Zuliani, e cinque diaconi: Antonio Acevedo Pardo, Michele Baggi, Emanuele Fadini, Luca Montini, Patrick Valena. Un dono che, certo, ci viene offerto dopo un accurato e lungo cammino di formazione, che ha visto impegnate la libertà personale di ciascuno degli ordinandi e la cura premurosa, a nome della Chiesa, della Fraternità sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo. E tuttavia questa lunga formazione altro non è stata che predisporre il cuore dei candidati ad accogliere un dono immeritato e assolutamente sovrabbondante. Un dono, inoltre, che non è solo per gli ordinandi presbiteri e diaconi, ma per tutti noi, per tutto il popolo santo di Dio.
    Come documenta la Prima Lettura, tratta dal Secondo Carme del Servo del Signore, la vita stessa è vocazione. «Il Signore dal seno materno mi ha chiamato, fin dal grembo di mia madre ha pronunciato il mio nome» (Is 49,1). Solo entro questa prospettiva i cari ordinandi e tutti noi possiamo poi ricevere, in pienezza, la chiamata al nostro proprio stato di vita. Il carissimo Servo di Dio Mons. Luigi Giussani non ha mai smesso di rifarsi a questa verità del nostro io, educando così a superare ogni rischio di autosufficienza, in particolare quello di ridurre il ministero sacerdotale a puro ruolo e, per finire, a strumento di potere che genera derive clericali.

 

  1. L’elezione che la Chiesa farà delle vostre persone per l’ordine del presbiterato e del diaconato – felicemente espressa dalle parole pronunciate dal Vescovo: «Con l’aiuto di Dio e Gesù Cristo nostro Salvatore noi scegliamo questi figli per l’ordine» – vi domanda di riconoscere, con umile gioia, che le vostre persone, le vostre storie, le vostre doti sono sempre precedute dall’“essere presi a servizio” da Gesù Cristo che, come dice San Tommaso, è l’unico sacerdote di cui noi siamo solo ministri. Egli è Colui che vi conosce perché vi ama. Egli è la garanzia oggettiva della vostra certezza e della vostra perseveranza, al di là di ogni fragilità.

 

  1. In cosa consisterà allora la vostra azione di “speciali servitori”? La predicazione di Paolo, narrata dal brano degli Atti degli Apostoli, parlando di Davide e di Giovanni Battista (Seconda Lettura, At 13,22-26), ne descrive l’orizzonte globale: il disegno di salvezza (mysterion) operato dal Padre nei confronti di ogni uomo e di tutta la famiglia umana. Il brano evangelico (Lc 1,57-66.80), raccontando poi la particolare vicenda del nome di Giovanni, che ha preparato la venuta del Salvatore conferma che il disegno è per ogni singola persona e per tutto il popolo. «Tutti dicevano “Che sarà mai questo bambino”? E davvero la mano del Signore era con lui» (Vangelo, cfr Lc 1,66-67).
    Il Beato Paolo VI, da Arcivescovo di Milano, ebbe ad affermare che una delle note più caratteristiche del ministero di San Carlo fu l’intento di «creare una santità di popolo, una santità collettiva, di fare santa tutta la comunità» (G. B. Montini, Discorsi sulla Madonna e sui Santi, Milano 1965, 346).
    Da qui, carissimi – ve lo raccomando con tutto il cuore – l’invito a perseguire, con indomabile umiltà, un’esistenza consegnata, offerta, in una parola un’esistenza eucaristica, perché la salvezza operata dall’unico ed eterno Sacerdote continui a raggiungere, per opera dello Spirito, la libertà di tutti gli uomini e di tutte le donne lungo la storia.

 

  1. Come riassumere in una sola ma potente parola lo stile con cui cercherete di attuare il vostro ministero ordinato? «Venne come testimone per rendere testimonianza alla luce e preparare al Signore un popolo ben disposto» (Antifona d’ingresso).
    Una testimonianza, garantita dal dono dello Spirito, che si esplica nell’amministrazione dei sacramenti, nell’approfondimento della Parola di Dio, nella predicazione della fede apostolica e nella guida di comunione. E, nel vostro caso, in un’appartenenza creativa alla comunità. Una testimonianza di santità, vero motore di ogni rinnovamento.
    Servendo la pluriforme unità della Chiesa nel mondo, contribuite a preparare al Signore «un popolo ben disposto» (Antifona d’ingresso). In questo cambiamento d’epoca diventate ministri ordinati della Chiesa in un contesto che è, in modo del tutto speciale, missionario. Non a caso la vostra realtà ecclesiale è nata, con questa prospettiva, da un’intuizione, condivisa con il Servo di Dio Mons. Luigi Giussani, di S.E. Mons. Massimo Camisasca che ha saputo collocarla nel grande alveo del carisma del fondatore di Comunione e Liberazione.
    Siate audaci! Il nostro non è tempo per riproporre pedissequamente vie già rivelatesi incapaci di intercettare «le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi» (Gaudium et spes,1). Evitate ogni forma di mondanità, “possedendo nel distacco” affetti e beni. Lo raccomanda ai sacerdoti novelli Papa Francesco: «… essi hanno la grande opportunità di vivere la condivisione coi giovani. Ma si tratta di stare in mezzo a loro non soltanto come un amico tra gli altri, ma come chi sa condividere con il cuore la loro vita. I giovani non hanno bisogno di protagonisti del sacro» (Discorso ai partecipanti alla Plenaria della Congregazione del Clero, 1 giugno 2017).
    Vi sosterrà la fedeltà alla Fraternità sacerdotale dei Missionari ormai sparsa in vari paesi del mondo. Infatti da un’appartenenza libera, consapevole, spalancata a 360° nasce l’autentica carità sacerdotale. Così, in un certo senso, la definiva San Carlo: «Codeste congregazioni e radunanze sono instituite per questo fine principalmente di viepiù fomentare la carità, viepiù riscaldare i cuori dei sacerdoti che qua si radunano, sicchè riprendan forze a perseverare nel bene e progredire al meglio» (Ai canonici della metropolitana e delle collegiate in Milano, 21 giugno 1583, in Omelie e discorsi varj di San Carlo Borromeo, Milano 1845, tomo V, p. 218).

 

  1. Preghiamo Maria Santissima, venerata in questa basilica come Salus Populi Romani, perché vi conservi un cuore grato e deciso a vivere e morire per la gloria umana di Cristo. Amen.

Ordinazioni presbiterali
Is 49,1-6; Sal 138; At 13,22-26; Lc 1,57-66.80
Solennità della Natività di San Giovanni Battista
Basilica Santa Maria Maggiore
Roma, 24 giugno 2017

(nell’immagine, l’omelia del Cardinal Scola in Santa Maria Maggiore – foto Masi)

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