Nella casa di formazione delle Missionarie di san Carlo è arrivato l’Ospite tanto atteso. E tutto ruota intorno a lui.

Dall’anno scorso la data del 22 febbraio, anniversario della salita al cielo di don Luigi Giussani, è divenuta per noi un giorno di doppia memoria.
Infatti quella mattina in casa nostra è arrivato, per rimanervi, un Ospite di grandissima importanza: il Santissimo Sacramento. Abbiamo inaugurato con don Paolo Sottopietra la nuova cappella della nostra casa di formazione alla Magliana. Da quel momento tutto è diverso per noi.
Potrei descrivere l’attesa che abbiamo vissuto con l’immagine di tante piccole api operose: chi prende le misure della stanza, chi fa restaurare un vecchio inginocchiatoio, chi si mette alla ricerca di un tabernacolo e di un ostensorio adeguati, chi s’informa per trovare panche e sgabelli… (tutte cose poi donateci gratuitamente come fossero arrivate dal Cielo!). Dalle cose più grosse ai minimi dettagli: tutto è importante per noi, perché è importante per Lui.
E tutto a suo tempo, senza fretta. L’icona del volto di Maria che ora ci accompagna, ci ha aspettate a Czestochowa: ha atteso Rachele che La raggiungesse in pellegrinaggio questa estate, ed ora finalmente anche Lei è qui con noi.
L’altro volto che ci accompagna, insieme a quello di Maria, è quello di don Giussani. Uno dei nostri genitori qualche anno fa ci ha fatto un regalo particolare: un suo dipinto ritraente un bellissimo volto sorridente di don Giussani. Quel quadro era stato pensato in vista di questo luogo. E così, entrandovi, sulla sinistra lo si può ammirare.
Come è cambiata la nostra vita da quando il Santissimo è venuto letteralmente ad abitare in mezzo a noi?
Adesso possiamo pregare in casa tutte le ore del salterio, in adorazione davanti a Lui. È diverso “saperlo” in casa, piuttosto che “andarlo a trovare” in chiesa.
Se ci penso, la prima parola che mi viene in mente è “memoria”. Avere Cristo eucarestia in casa richiama alla memoria l’onore del tutto immeritato che ogni giorno viviamo: la chiamata che ha voluto donare a ciascuna di noi. Ci vuole più vicine a Lui, per suo puro dono!
La nostra cappella si trova nella zona di clausura di casa nostra, dove già prima vigeva il più completo silenzio. Ed è cambiato qualcosa adesso? Sì, e di nuovo, nella memoria: muoversi nei corridoi, sapendo che Lui è accanto a noi, ci aiuta infatti ad accorgerci della Sua presenza, almeno come desiderio. Cambia il nostro modo di muoversi, di parlare (o di non parlare), di concepire il tempo e le priorità. A me piace ogni volta che passo davanti alla nostra cappella, in cui spesso la porta è socchiusa, inginocchiarmi per un saluto, come di fronte ad un amico in cui t’imbatti, nel bel mezzo dei tuoi pensieri.
Nel libro “Il senso di Dio e l’uomo moderno” don Giussani con una frase riassume tutta la nostra esperienza di questi mesi: «Se Dio è un fatto tra noi è come se io ricevessi a casa mia un ospite di grande importanza: la casa resta mia, ma è sua; tutto ruota intorno a lui».

 

Nella foto, particolare del mosaico in Sant’Apollinare, Ravenna.

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