BOGOTÁ | 23 Settembre 2018

Prima dell’arrivo degli spagnoli, le terre dell’altopiano di Bogotá erano abitate da popolazioni indigene chiamate Myskas e Chibcha. Di loro sono rimasti i toponimi di alcune città (Bacatá, Zipaquirá, Facatativá…) e i manufatti d’oro che offrivano nelle lagune alle divinità. Da alcuni anni si sta cercando di recuperarne le antiche tradizioni attraverso una camminata, promossa dal consiglio delle anziane Myskas, che tocca alcune delle chiese del centro storico di Bogotá, che per loro rappresentano idealmente altrettanti luoghi sacri tradizionali.
Quest’anno, per la prima volta, abbiamo accettato di ricevere le quasi duecento persone del corteo nella nostra chiesa. La loro intenzione era celebrare la vergine Maria come simbolo della maternità, della vita e dell’acqua (particolarmente venerata dai Myskas e legata alla nostra chiesa, dedicata alla Madonna de Las Aguas). Ci ha colpito la profonda reverenza con cui sono entrati in chiesa, sulle note della Ave Maria di Schubert e di un canto tradizionale di lode che diceva: Acqua Madre! Seno dolce, utero freddo, guariscici! La anziana che guidava il gesto portava un mantello ricamato con l’immagine della Vergine di Guadalupe. In questo segno ho riconosciuto il punto di unità tra il loro gesto, non privo di elementi pagani e sincretisti, e il desiderio di Dio che tutti i popoli lo conoscano, specialmente attraverso sua madre.
Solo la Chiesa, segno visibile della maternità di Maria e della misericordia divina, può allargare le braccia fino a ospitare quanti sono alla ricerca di un senso al loro camminare.

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