Proponiamo l’articolo apparso sull’Osservatore Romano: storie di riscatto nel racconto di don Valerio Valeri missionario da oltre trent’anni in Kenya.

Accoglienza, cura, educazione, formazione: su questi quattro pilastri si è costruita la vita, anzi il senso della vita di don Valerio Valeri, della Fraternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo, 80 anni compiuti da poco e da 33 missionario in Kenya, a Nairobi, dove è viceparroco della chiesa di Saint Joseph e direttore della scuola Saint Kizito. «Quando sono arrivato in Africa nel 1986 — racconta il sacerdote all’Osservatore Romano — c’era molto da fare, con una povertà diffusa e una situazione sanitaria carente. Bisognava mettersi all’opera e avviare subito attività caritative ed educative per fare fronte alle emergenze riscontrate». Nel segno di don Luigi Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione, l’incontro con il quale, nel lontano 1967 a La Verna, segna definitivamente la vita di don Valeri: colpito dall’entusiasmo e dalla profondità dell’ideatore dell’allora Gioventù studentesca, sente nascere una vocazione sempre più forte alla missione che diviene realtà 17 anni più tardi, nell’agosto 1984. Qui, per la prima volta, il Kenya appare in lontananza, come una piccola fiammella nel cuore del sacerdote. Che coglie al volo la sollecitazione di don Giussani a «svuotare lo Stivale» e atterra nella periferia di Nairobi senza strategie ma con un obiettivo ben preciso: riproporre in terra africana «la bellezza dell’esperienza» di Cl. Solo un mese dopo, san Giovanni Paolo ii, in occasione del trentesimo anniversario della fondazione del movimento, invita i suoi appartenenti a percorrere tutto il mondo per «portare la verità, la bellezza e la pace, che si incontrano in Cristo Redentore».

Tre parole, tre modi di interpretare la propria missione che don Valeri ha fatto propri. «Siamo impegnati in varie attività caritative, educative e di assistenza sanitaria — spiega il missionario — con scuole e parrocchie che svolgono il loro operato in un’area dove risiedono quarantamila persone. Si parlava prima dei problemi sanitari, delle malattie. Per dare un sollievo a quanti soffrono, ad esempio, abbiamo creato un meeting point dove assistiamo spiritualmente malati di Aids che vengono rifiutati dalle famiglie. A loro diciamo che la malattia non è una maledizione, che le si può dare significato, e che la speranza non deve mai mancare nella loro esistenza. Li aiutiamo a conquistare certezze, a vedere la vita da un altro punto di vista. È bello constatare che con il dialogo, con la crescente fiducia che nasce dalla consapevolezza di essere amati da Dio, tanti si scrollano di dosso la depressione e ritornano a vivere non vedendosi più come scarti».

Quello degli esclusi, degli emarginati è un problema che sta molto a cuore a don Valeri. «Accompagniamo con amore anche tanti bambini disabili che vengono emarginati dalle loro madri perché purtroppo è ancora molto diffusa la superstizione che siano stati colpiti da un maleficio. L’assistenza che diamo è tramite terapie mirate, invitando le mamme insieme con i figli per aiutarle a ricostruire il rapporto e rasserenarle sul fatto che non esiste nessuna vendetta o maledizione sulla pelle dei loro bambini. È grande la soddisfazione nel vedere ritornare a casa, abbracciando i loro figli, quelle donne che fino a poco tempo prima li avevano scansati».

Un operato a tutto campo che ha nell’istruzione scolastica e professionale il suo fiore all’occhiello, grazie anche all’aiuto dell’Associazione volontari per il servizio internazionale (Avsi), ong impegnata con 169 progetti di cooperazione allo sviluppo in 31 Paesi. La scuola di Saint Kizito, si legge sul sito dell’organismo, offre ogni anno a 750 ragazzi e ragazze tra i 18 e 25 anni la possibilità di ottenere una qualifica professionale che permetta un più rapido ingresso nel mondo del lavoro. Undici i corsi organizzati, tra cui quello di meccanico, segretaria aziendale, perito elettronico, catering, parrucchiera, perito informatico. L’istituto collabora con varie fondazioni e imprese locali per la formazione aziendale, stage e inserimento lavorativo per profughi e giovani in condizioni di disagio. «Il nostro operato parte dalla prima infanzia — aggiunge don Valeri —. Gestiamo scuole materne, con 150 bambini, elementari, medie, secondarie e professionali che insieme arrivano a contare fino a 1.500 studenti. In queste scuole non si insegnano solo materie ma anche principi educativi, l’importanza dello studio come strumento di emancipazione e affermazione nella vita. Molti dei nostri ragazzi provengono da famiglie povere ed è encomiabile quanto impegno mettano nei loro studi per garantirsi un futuro sicuro e dare una mano economicamente alla famiglia. Finito il corso, infatti, sono spesso assunti presso laboratori o industrie. L’aggiornamento professionale nei nostri istituti è fondamentale, un training necessario per trovarsi sempre pronti di fronte alle sempre mutevoli esigenze produttive. Soprattutto in questi ultimi cinque anni — prosegue il missionario — ho notato una crescita di responsabilità dei giovani verso i propri impegni lavorativi che ha portato a importanti risultati: il governo keniano ha riconosciuto la qualità dei nostri corsi e la preparazione tecnica dei nostri allievi, scegliendoci come scuole pilota in alcuni progetti. Inoltre, molte ditte, apprezzando il lavoro svolto dagli ex studenti, hanno finanziato i nostri corsi».

Tanta strada è stata fatta da quel lontano 1986, tanta è ancora da fare. Ma rispetto a trent’anni fa, è cambiato l’atteggiamento, da ineluttabile rassegnazione a «voglia di uscire», per usare le parole del sacerdote. Un desiderio di voler cambiare instillato nei ragazzi giorno dopo giorno dai padri missionari della Fraternità San Carlo, il cui enorme merito viene riconosciuto costantemente. «Sono commoventi — conclude don Valeri — le testimonianze di affetto e riconoscenza che ci sono giunte da tutti quelli che abbiamo accolto e aiutato a inserirsi nella società e nel mondo del lavoro. Tra le tante mi ricordo in particolare quella di un ragazzo proveniente da una famiglia povera che, pur di farlo studiare, decise di vendere l’unica fonte di ricchezza, una mucca. Il giovane venne da noi, studiò, si impegnò, acquisendo non solo nozioni ma anche una dimensione spirituale, tanto che chiese di essere battezzato. Una volta uscito con il diploma e trovato lavoro è venuto a ringraziarci per i grandi doni che aveva ricevuto. La sua storia è quella di tanti giovani cresciuti con noi, alcuni anche profughi provenienti dal vicino Sudan, che, formatisi alle nostre scuole, hanno messo a disposizione le conoscenze acquisite per dar vita ad altri istituti professionali una volta ritornati nel loro paese».

 

 

pubblicato su L’Osservatore Romano del 21 settembre 2019, a pagina 7.
http://www.osservatoreromano.va/it/news/spirito-di-carita-che-ridona-la-vita

(Nella foto, don Valerio Valeri, a destra, durante la celebrazione della santa messa per una comunità locale)

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