Proponiamo un brano dell’omelia di mons. Camisasca nell’apertura del nuovo anno pastorale, in cui il vescovo di Reggio Emilia-Guastalla si è soffermato sul profondo legame tra celibato e ministero sacerdotale.

Cari fratelli e sorelle,
cari presbiteri e diaconi,
cari religiosi e consacrati,

[…]

Inizio con voi l’ottavo anno del mio ministero episcopale. Esso ha avuto finora principalmente due fuochi: la valorizzazione e la cura del ministero ordinato, presbiteri e diaconi, e la valorizzazione delle vocazioni laicali. […]
In un mio recente intervento, pubblicato da un quotidiano, ho voluto sottolineare ancora una volta la profonda convenienza che lega il celibato al ministero dei presbiteri. Il sacerdote ha un posto particolare e assolutamente irrinunciabile nella vita della Chiesa, e perciò del mondo. A lui è consegnata l’Eucaristia e il perdono dei peccati, il cuore cioè di tutta la vita cristiana, oltre a una funzione irrinunciabile di insegnamento e alla guida della comunità. Oggi indubbiamente assistiamo, soprattutto nella nostra Europa e più in generale nel mondo occidentale, a una riduzione drastica del numero dei sacerdoti, che può sembrare irreversibile. Non sappiamo cosa sarà del futuro. Abbiamo potuto leggere tutti quanti un’infinità di analisi sulle cause di tale riduzione numerica: la crisi demografica, i figli unici, l’indisponibilità delle famiglie di fronte a tale ipotesi vocazionale, la paura nei giovani verso un incarico troppo pesante, il terrore della solitudine, l’immagine purtroppo presente di sacerdoti con il volto triste… Tutte queste ragioni hanno una parte di verità, ma non penso raggiungano la motivazione più profonda.
Personalmente sono convinto che, all’origine della crisi delle vocazioni sacerdotali stia la dimenticanza della luminosità del celibato ecclesiastico. Com’è noto, la chiesa latina, fin dal IV secolo, ha riconosciuto un nesso di opportunità profonda tra il celibato e il ministero sacerdotale. Le ragioni di tale scelta si sono chiarite sempre più con il passare del tempo, fino alla decisione di scegliere i candidati al sacerdozio esclusivamente tra coloro che avevano aderito al carisma della verginità. Tra le tante ragioni di questo legame del ministero sacerdotale con il celibato – che ha coinvolto anche la Chiesa Orientale per quanto riguarda la vita monastica e il ministero episcopale – quella più luminosa è la sequela di Cristo fin nella forma di vita da lui scelta. La decisione per il celibato non nasce perciò né da una disistima della donna, né da una considerazione della vocazione famigliare come scelta di secondo piano, né tanto meno dalla rinuncia alla maturità affettiva e all’espressione dei sentimenti. Essa è piuttosto una strada di educazione della nostra povera umanità, peccatrice fino all’ultimo giorno di vita, ad entrare nella luminosità di un’esistenza interamente donata, in cui i rapporti affettivi desiderano essere il più possibile espressione di un amore puro e non possessivo.
Certamente la verginità per il Regno oggi è insidiata fortemente dall’erotismo che invade tutti, dalla solitudine e ultimamente dalla nostra stessa fragilità. Ciò non toglie che essa, come ogni altro valore, non deve essere né svilita, né mai abbandonata a causa delle difficoltà o delle cadute. Queste ultime ci parlano soltanto di un traguardo grande e difficile, ma assolutamente alla portata di un uomo normale, affidato totalmente alla grazia del suo Signore. Spero che nella Chiesa avvenga perciò una riscoperta di questo carisma e si allontani l’ipotesi di una perdita del valore del celibato, cosa che segnerebbe un drammatico impoverimento di tutto il popolo cristiano.
Da ultimo, voglio ricordare a me stesso e a tutti voi, miei fratelli o sorelle carissimi, che, dopo il martirio, la verginità è la forma più alta di testimonianza al mondo della signoria di Cristo sulla vita.

 

Per la lettura del testo integrale dell’omelia rimandiamo a questa pagina: http://www.laliberta.info/2019/09/09/anno-pastorale-le-proposte-del-vescovo/

 

(Nell’immagine, la volta della basilica della Ghiara, a Reggio Emilia).

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