La forza rinnovatrice del battesimo: un racconto dal Kenya.

Benson ha 20 anni e vive a Githurai, non lontano dalla scuola St. Kizito dove insegno matematica. Non conosco bene il suo passato, ma dalle braccia completamente coperte di tatuaggi posso intuire che il suo percorso non sia stato proprio lineare. 
Nel 2017 ha iniziato da noi il corso per elettricisti. Era mio alunno ma non ricordo che brillasse particolarmente nella mia materia o nelle altre. Un giorno, è stato sorpreso a fumare uno spinello insieme ad altri amici nei campi della scuola. Secondo il regolamento, doveva essere espulso. Così il direttore lo ha chiamato insieme ai suoi genitori e gli ha comunicato la sanzione. Benson sapeva che, in caso di espulsione, sarebbe finito in strada. Infatti, i suoi genitori non hanno denaro sufficiente per mandarlo in una scuola diversa dalla nostra, dove le rette sono basse perché sostenute da borse di studio che arrivano dall’Italia attraverso AVSI. Così, ha pregato in tutti i modi il direttore, che all’inizio era inamovibile nella sua giusta decisione (in genere, chi usa la droga la vende poi anche a scuola), ma che poi si è lasciato convincere a concedergli un periodo di prova.
Durante questi mesi, un’amica di Benson lo ha invitato a scuola di comunità. Quando l’ho visto insieme agli altri ragazzi, non potevo credere ai miei occhi. Senza troppe domande, abbiamo camminato insieme: è sempre venuto ai nostri incontri e alle vacanze, mostrando un sincero interesse. Ha cambiato il giro di amici di Githurai e si è legato ai nostri ragazzi. Fino a che, dopo quasi un anno, ha chiesto di essere battezzato. La sua famiglia è cattolica ma i genitori non vanno più in chiesa e la sorella è diventata protestante. Non avendo molto tempo, gli ho chiesto di seguire il corso per catecumeni nella parrocchia più vicina a lui. Una volta finito il corso, giunto il momento di ricevere i sacramenti, gli ho chiesto se volesse essere battezzato nella sua chiesa, ma senza i suoi amici di St. Kizito, perché la cerimonia avviene durante la vigilia di Pasqua, cioè di notte, e la sua zona è molto pericolosa, oppure il sabato pomeriggio dopo Pasqua, nella nostra parrocchia, con i suoi amici. Lui ci ha pensato un poco e poi ha optato per ricevere il battesimo, la prima comunione e la cresima nella nostra chiesa, il 27 aprile. Gli ho suggerito di scegliere come padrino il direttore della scuola, che aveva i requisiti (è sposato in chiesa, cresimato, ecc…) ed è stato una persona importante nella sua vita. 
Benson ha invitato gli amici del quartiere e della chiesa di origine della famiglia, poi sono arrivati i tanti amici del movimento. Quanto al rinfresco, siamo partiti in grande, poi, dato che le sue risorse erano scarse, ci siamo adeguati facendo collette fra gli adulti del movimento, con un significativo contributo del fondo del Clu. La torta era davvero bella. Benson, che era molto emozionato, ha voluto introdurre un rito che non avevo mai visto prima: è arrivato alla cerimonia in abiti casual (al punto che ho dovuto chiedere al fratello di prestargli la camicia), poi, dopo il rito del battesimo, è andato in sacrestia a cambiarsi, uscendone con uno smoking impeccabile e un sorriso bellissimo. Aveva voluto significare così l’uomo nuovo, dentro e fuori.
Oggi Benson fa lavori saltuari ma è sempre insieme a noi e ha un bel dialogo con me. Io spero che la sua vita continui ad essere improntata dalla fede.

(Gabriele Foti è viceparroco di St. Joseph e insegnante nella scuola St. Kizito, a Nairobi (Kenya). Nella foto, durante una celebrazione della santa messa con i giovani.)

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