Chi non dà Dio, dà troppo poco

Un episodio apparentemente senza troppa importanza svela una delle esigenze profonde del cuore, il sapersi amati: un racconto dagli Stati Uniti.

Tommaso Badiani, 35 anni, sacerdote dal 2021, vive nella casa di Washington (Usa). Nella foto, una strada della città.

Oggi negli Stati Uniti è raro vedere circolare banconote. Ci siamo abituati a pagare tutto utilizzando carte di credito o applicazioni digitali. Se da un lato questo costituisce una gran comodità, dall’altro rende talvolta difficile assolvere un’importante dimensione della vita cristiana: l’elemosina. Nel tempo mi sono attrezzato chiedendo il resto in banconote da un dollaro, poi riposte nel vano tra i due sedili della macchina, così da averle sempre a portata di mano.
Qualche giorno fa, mentre mi trovavo fermo ad un semaforo rosso, un anziano signore afro-americano camminava tra le auto chiedendo l’elemosina. Ho immediatamente aperto il vano dei dollari per trovarlo, con addolorata sorpresa, vuoto. Quando il signore è giunto nei pressi della mia macchina, ho abbassato il finestrino e con rammarico gli ho detto: “Guardi, mi spiace veramente, ma non ho niente da darle.” L’uomo si è fermato e mi ha guardato con accennata meraviglia. Con la coda dell’occhio ho visto che, vicino al cambio, c’erano tre quarti di dollaro. Esultante, ho esclamato: “Aspetti, ho molto poco, ma ho qualcosa!” Lui, ancor prima del mio annuncio, si era avvicinato al finestrino. Ho fatto cadere le monete nel suo bicchiere di carta, contento ma con una punta di dispiacere: “È proprio poco, ma purtroppo non ho altro.”

Forse di fronte ad un sacerdote era scattato in lui l’arcano bisogno di sapersi pensato e benedetto dal Padre.

Ho notato che l’uomo, incurante di bicchiere e monete, mi fissava. “Padre, la prego, mi dia una benedizione.” Per una frazione di secondo sono rimasto interdetto. Non capivo la richiesta dell’uomo: non stava chiedendo l’elemosina? Io ero tutto dispiaciuto per non avere un’offerta dignitosa da lasciargli, e lui mi domandava una benedizione! In maniera irriflessa ho alzato il braccio e tracciato il segno di croce, pronunciando la benedizione. “Grazie! grazie padre!,” mi ha detto con occhi velati, e se ne è andato. Il semaforo è diventato verde, le macchine sono ripartite. Pensieroso, non riuscivo a mettere a fuoco cosa fosse appena successo: un uomo anziano, che in pieno inverno sta ad un semaforo a chiedere l’elemosina, quando riconosce di avere davanti a sé un sacerdote, chiede una benedizione piuttosto che preoccuparsi di quantificare i soldi ricevuti.
Qual era la storia di quell’uomo? Cosa gli era successo per trovarsi in quella drammatica situazione? Non aveva una famiglia, un posto caldo con persone che lo aspettavano? Sarà stata la sua persona l’oggetto del pensiero, delle premure e dell’affetto di qualcuno? O era totalmente solo, abbandonato a se stesso, obbligato a chiedere l’elemosina per sopravvivere? Chissà, forse era questa la cruda verità. Forse per questa ragione, invece dei soldi che poteva benissimo ricevere da chiunque, di fronte ad un sacerdote era scattato in lui l’arcano bisogno di sapersi pensato e benedetto dal Padre. Mi è venuta in mente una frase di Benedetto XVI: “Chi non dà Dio, dà troppo poco.”

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