Un fine settimana con un gruppo di liceali, per ricordare che Cristo si prende cura di noi.

Tra le caritative che facciamo in seminario, a me, Giacomo e Daniele è stato chiesto di coinvolgerci con un gruppo di liceali legati alla parrocchia di Pantan Monastero, nella campagna romana adiacente al quartiere dove c’è il seminario.
Il venerdì ci troviamo con loro a studiare, cenare o guardare un film. Il sabato, i ragazzi ci raggiungono in seminario e parliamo di quello che è successo durante la settimana.
In questi primi mesi, in noi è nato il desiderio di proporre ai ragazzi una convivenza dove poter stare insieme davanti a qualcosa di bello. Così, in un week end di dicembre, siamo partiti per Assisi.
Appena arrivati, lo stupore davanti alla basilica di San Francesco ci ha fatto entrare da subito nella storia del santo. Gli affreschi di Giotto ci hanno poi aiutato a raccontarla. Davanti a un’immagine di Francesco con le stimmate, una ragazza ci ha chiesto: “Perché ha dei buchi nelle mani?”. L’abbiamo lasciata senza risposta fino a che l’affresco della basilica superiore le ha svelato l’arcano.
Nel pomeriggio di sabato siamo andati a Trevi a trovare un’amica, una suora clarissa che vive in clausura. Insieme ai ragazzi, abbiamo ascoltato la sua storia: una ragazza di venticinque anni così attratta da Cristo da decidere di lasciare tutto e chiudersi in monastero. Le domande che le hanno rivolto sono state tante: “Perché sei entrata?”; “Puoi uscire?”; “Non ti manca viaggiare?”. Tutti sono rimasti stupiti per la letizia del suo volto e l’allegria del dialogo tra noi. Ritornati ad Assisi, la giornata si è conclusa con una camminata alla Rocca, tra le stradine medievali della città, e una cena a base di hamburger, preparata insieme ai ragazzi. La domenica, prima di un momento in cui ci siamo scambiati racconti e giudizi sulla convivenza, abbiamo visitato la basilica di Santa Chiara e gironzolato tra le bancarelle di Natale.
Tornati a Roma, ho ripensato alla verità della frase di Giussani, quando scrive: «La missione è lo struggimento che nasce dalla memoria dell’amore di Cristo per me». La compagnia tra noi seminaristi, le domande dei ragazzi, il racconto dell‘amica clarissa sono i modi attraverso cui Cristo si prende cura di me.
A partire da questa certezza, nasce in me il desiderio di essere strumento perché altri possano conoscere e incontrare Cristo. Così, la caritativa e l’amicizia con i liceali diventano occasione per ringraziare dei doni ricevuti e per attenderne di nuovi.

 

Nell’immagine, la Basilica di San Francesco ad Assisi.

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