L’inizio di una nuova avventura nelle parole di don Jacques, parrocco a San Carlo alla Ca’ Granda di Milano.

Carissimo monsignor Carlo, desidero ringraziare, attraverso la sua persona, il nostro arcivescovo, il cardinale Angelo Scola, per avere accolto la presenza della Fraternità san Carlo nella diocesi di Milano e avermi affidato il compito di parroco di san Carlo alla Ca’ Granda.

Cari fratelli sacerdoti, cari fratelli e sorelle,

il calendario liturgico ambrosiano mi fa la grazia di vivere l’ingresso nella nostra parrocchia il giorno della manifestazione della Gloria di Cristo, dello splendore della sua sovranità. Con la celebrazione dell’ultima domenica dell’anno liturgico si ricomincia mettendo Cristo al centro di tutta la realtà e Il suo potere è un potere eterno, che non finirà mai, e il suo regno non sarà mai distrutto (Dn 7,14).

Il 4 settembre scorso il nostro arcivescovo ha detto a me e ad altri quaranta nuovi parroci: Siate consapevoli di essere presi a servizio per una missione da vivere ogni giorno nella comunione!

Questa comunione nasce per me dal vivere insieme in una casa con don Antonio, don Daniele, don Silvano e don Vincent.

Il santo Padre Benedetto XVI, nel discorso fatto alla Fraternità san Carlo nel febbraio del 2011, diceva: la vita comune non è innanzitutto una strategia ma viene concepita e vissuta come strada per immergersi nella realtà della comunione. La vita comune perciò esprime un aiuto che Cristo dà alla nostra esistenza, chiamandoci, attraverso la presenza dei fratelli, ad una configurazione sempre più profonda alla sua persona. Vivere con altri significa accettare la necessità della propria continua conversione e soprattutto scoprire la bellezza di tale cammino, la gioia dell’umiltà, della penitenza, ma anche della conversazione, del perdono vicendevole, del mutuo sostegno.

Da questa comunione vissuta nel silenzio e nella preghiera, perché nessuno può assumere la forza rigenerante della vita comune senza la preghiera, scaturisce il mio compito missionario di parroco.

L’Essere presi a servizio, per essere pastore e padre, ci indicava sempre il nostro Arcivescovo, implica un triplice compito: educare alla preghiera, insegnare e guidare il popolo.

Torno alle parole di Papa Benedetto per entrare con un certo timore, ma con responsabilità, in questo triplice compito che mi è stato affidato:

Occorre stare con Gesù per poter stare con gli altri. È questo il cuore della missione. Nella compagnia di Cristo e dei fratelli ciascun sacerdote può trovare le energie necessarie per prendersi cura degli uomini, per farsi carico dei bisogni spirituali e materiali che incontra, per insegnare con parole sempre nuove, dettate dall’amore, le verità eterne della fede di cui hanno sete anche i nostri contemporanei.

 Desidero vivere questo triplice compito con un «sì» totale, in comunione con i miei fratelli della Fraternità san Carlo e con ogni persona incontrata.

Desidero comunicare la gioia in cui credo, la gioia che mi aiuta a vivere che si riassume in queste parole di don Giussani: La gioia più grande della vita dell’uomo è quella di sentire Cristo vivo e palpitante nelle carni del proprio pensiero e del proprio cuore!

Papa Francesco ci invita ad andare verso le periferie dell’umano non chiudendoci come Chiesa, ma aiutandoci a non essere autoreferenziali, e a essere così affascinati da Cristo da poterlo annunciare in ogni ambiente e condizione.

Facciamo nostro, questo invito a uscire dal nostro cerchio lasciandoci chiamare da Cristo a non rimanere chiusi, isolati, ma a fare parte del suo popolo.

Di fronte all’attrattiva di Cristo, riconosciamo che non è un potere che redime, ma l’amore! Egli è l’amore! Ma la potenza dell’amore, perché sia vera e piena, si vive in un’esperienza di gratuità e di perdono. La grazia riconosciuta e vissuta dell’amore gratuito del Padre sulla nostra vita, diventa allora un compito, che sarà il mio primo compito: quello di servire ognuno di voi. In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. (Mt 25,40)

La promessa del Padre, vissuta nell’amicizia con Cristo, è affascinante per chi vive della Grazia, del suo amore e della sua misericordia: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo (Mt 25,34).

Con letizia, cari amici, ringraziandovi per la vostra presenza e il vostro abbraccio, concludo chiedendovi di non tenere nascosti i doni che lo Spirito vi ha regalato, ma di metterli al servizio della Chiesa. Vi invito ad offrire tutto con me per l’unico scopo per cui vale la pena vivere: la “gloria di Cristo”. Amen

Omelia per la presa di possesso di San Carlo alla Ca’ Granda, Milano, 10 novembre 2013.

(foto Fausto Mainardis)

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