Proponiamo l’omelia di mons. Erik Varden, ospite della casa di formazione di Roma, nella Festa della Presentazione del Signore.

Chiunque reciti regolarmente il rosario rimane colpito dalla simmetria che attraversa le quattro serie di misteri. Consideriamo, per esempio, il primo mistero di ogni serie: l’Annunciazione a Maria segna l’inizio della vita incarnata di Cristo; il battesimo nel Giordano segna l’inizio del ministero pubblico; l’agonia in Getsemani segna l’inizio della passione salvifica; la risurrezione dai morti segna l’inizio di una nuova umanità. L’impatto progressivo è forte. Capiamo che cosa vuol dire quando Gesù dichiara: Faccio nuove tutte le cose (Ap 21,25)! In virtù della recita quotidiana della preghiera, si compie una sorta di accrescimento semantico, si avverte una sinfonia di voci in cui le parti diverse raggiungono un equilibrio, come in un mottetto rinascimentale. Si scopre sempre più la grazia sconfinata del dono di Cristo, della sua presenza in mezzo a noi, della sua vita in noi, nella misura in cui siamo aperti ad accoglierla.
L’evento che oggi celebriamo, la Presentazione al Tempio, è contemplato nel quarto mistero gaudioso. Nella contemplazione meditiamo sull’obbedienza di Maria e di Giuseppe alla Legge, sulla loro prontezza a restituire a Dio il Figlio a loro affidato. In quanto uomo, Gesù è offerto. In quanto Dio, egli prende possesso della casa che gli appartiene di diritto, come Malachia aveva profetizzato (Ml 3,1). La duplice natura di Cristo, pienamente Dio e pienamente uomo, al Tempio ci viene indicata visualmente.
Se passiamo al quarto mistero luminoso, questa prospettiva si estende. Sul monte Tabor, Cristo si rivela nella luce. Egli apre gli occhi dei discepoli alla realtà che avevano sospettata senza riconoscerla pienamente: il loro Amico è anche il loro Signore. Egli è la Presenza ardente davanti alla quale la natura umana quasi si scioglie, rendendosi conto dell’abisso ontologico che separa noi, creature di polvere, dal Creatore increato. Gli apostoli cadono a terra in adorazione e timore, finché Dio stesso nella sua gentilezza – nella sua filantropia, direbbero i Padri – non li rialza.
Il quarto mistero doloroso ci mostra Gesù che sale su un altro monte, il Calvario, portando su di sé la croce. Il Dio-Uomo appare nel suo aspetto più paradossale. Lo vediamo, con san Paolo, in condizione di servo, che non considera un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spoglia se stesso fino alla morte, alla morte di croce (cfr. Fil 2,7-8). Anche questa è una sorta di Presentazione al Tempio. Nella lettera ai Romani, Paolo designa la croce come hilastérion (cfr. Rm 3,25), cioè altare di propiziazione. Oggi Gesù entra nel santuario non solo per essere riscattato come uomo, non solo per prenderne possesso come Dio, ma anche per esservi offerto come Agnello.
E se passiamo ai misteri gloriosi? Il quarto ci pone davanti l’assunzione di Maria. Il paradiso, di cui il Tempio materiale è una immagine, non è più chiuso all’umana natura. Cristo, unendo tutto in sé, non vi entra per rimanervi da solo; nel suo Corpo porta anche noi. Desidera che noi rimaniamo dov’è lui, che non si perda nemmeno uno di coloro che gli sono stati affidati dal Padre. Maria va per prima, a preparare la strada. E non è forse vero che la nostra idea di casa, del tornare a casa, è intimamente legata alla presenza accogliente, lì, di nostra madre?
Oggi, dunque, non solo accompagniamo Cristo nell’adempimento della prescrizione mosaica; abbiamo altresì un assaggio di quello che sarà il nostro destino eterno, se rimarremo fedeli alla chiamata di Dio.
Con parole meravigliose san Sofronio di Gerusalemme ci esorta: «Avanziamo tutti raggianti e illuminati verso di lui. Riceviamo esultanti la luce sfolgorante ed eterna» (Discorsi 3,6-7). È un riassunto compatto della vocazione cristiana. Possiamo solo rispondere, con gioia e fervore: “Amen, Amen!”.

 

Omelia nella Festa della Presentazione del Signore

Casa di formazione della Fraternità san Carlo – Roma, 2 febbraio 2022

 

Nell’immagine, Giotto, “Presentazione del Signore al Tempio” (part.), 1305.

Leggi anche

Tutti gli articoli