Proponiamo il testo dell’omelia di S.E. mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, in occasione dell’ordinazione sacer-dotale di Pietro Paiusco

Caro don Pietro,

sono lieto, e con me lo sono tutti i tuoi cari ed amici e l’intera Chiesa, della tua ordinazione sacerdotale e riconosco in essa un dono gratuito di Dio, che investe la tua giovane vita e si traduce in servizio nella Chiesa e per l’umanità.

Gli impegni, che oggi assumi e sui quali ti impegni non sono facili, ma sono possibili e soprattutto realizzano pienamente la vocazione che hai ricevuto dal Signore, quella di donarti a lui per il bene di tanti fratelli. La gratuità che, come ci ha ricordato il brano di Geremia, connota sempre l’azione di Dio nei nostri confronti, esige una risposta altrettanto gratuita e generosa, fondata non solo sulle nostre deboli forze e sulla nostra volontà, ma sulla sua fedeltà e sul dono della sua grazia. Per questo invochiamo lo Spirito Santo e l’intera Chiesa dei santi e dei martiri, per impetrare la forza che viene dall’alto e la testimonianza di quanti ci hanno preceduto sulla via della fede e dell’amore professati e vissuti.

È proprio la testimonianza di Cristo risorto, speranza del mondo, ciò che deve caratterizzare la scelta e l’esercizio del tuo presbiterato. Una testimonianza alternativa al costume e alla mentalità di questo mondo, che esalta il bene-essere per se stessi; la ricerca affannata dell’avere e del possesso di beni materiali illudendosi di trovare in essi la propria felicità; la tendenza a confondere l’amore per gli altri con amore per se stessi, amore che ricerca il proprio piacere e tornaconto personale a scapito del sacrificio e del dono di sé; la voglia di fare esperienze, anche forti, ma sempre provvisorie e occasionali senza responsabilità ed impegni, che rifiutano il “per sempre” considerato una gabbia, che impedisce la felicità e la piena realizzazione dei propri desideri e delle proprie attese di cambiamento.

Tutto questo, tu lo sai bene, significa fondare la propria vita sulla sabbia e non sulla roccia che Cristo ci indica come fondamento di fedeltà e di efficacia della nostra vocazione umana e cristiana. Tu oggi, caro amico, smentisci tutto questo e decidi di offrire, anche ai tuoi coetanei, una testimonianza alternativa, che esalta il bene-essere personale con il dono gratuito di un servizio al Signore e alla Chiesa, fondato su una scelta stabile e permanente. Dici di sì ad un amore totale per Cristo e per i fratelli, che investe corpo ed anima in una via, quella stessa di Gesù, celibataria, che solo chi ha cuore aperto e disponibile allo Spirito sa apprezzare, accogliere e valorizzare. Mostri a tutti che servire è regnare e trovare la propria felicità nel perdere la vita per il Signore, sapendo di riaverla in pienezza.

Questo è possibile non tanto per le tue deboli forze, pur sostenute dalla grazia, ma per l’amore di Dio, che ti circonda e ti accompagna: un amore fedele, abbondante e sempre disponibile. Solo la certezza di essere stato scelto permette di scegliere; solo la certezza di essere stato amato permette di amare; solo la certezza di essere stato guidato in questi anni di Seminario sulla via della vocazione è garanzia che tale accompagnamento continuerà a rendere possibile ciò che forse sembra, a volte, impossibile e rende incerti sul proprio futuro.

No, non aver mai timore, perché l’amore di Dio è la roccia su cui stai costruendo il tuo domani e  niente e nessuno potrà mai scalfirla. Su di essa potrai sempre contare e ritornare a fondare il “sì” che oggi, con gioia e fiducia, pronunci davanti a Dio e alla Chiesa. Chi di noi, infatti, può illudersi di restare fedele alla propria vocazione, se non avesse questa sicurezza derivante dalla parola stessa di Gesù: “Non voi avete scelto me, mai io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga”? A questo deve, tuttavia, riferirsi la volontà di accogliere e seguire, da parte nostra, la via che Cristo ci offre, vivendo giorno dopo giorno il nostro rapporto di amore con lui e servendo nella Chiesa i suoi discepoli, nostri fratelli, con lo stesso suo amore di dedizione e di servizio. Cura dunque la preghiera della Chiesa, che da oggi ti impegni a celebrare ogni giorno, senza mai tralasciarne, anche solo una parte, ricordando che chi è fedele nel poco è fedele anche nel molto. La preghiera sia l’anima, il rifugio in cui trovare le radici del tuo “sì” e le ragioni, sempre nuove, del tuo servizio. Nella preghiera sta la nostra forza e la nostra pace; senza di essa nulla riesce e nulla giova nel ministero. Il fare e l’amare gli altri, il servizio pastorale, la missione, la forza di restare fedeli alle promesse che oggi fai, dipendono dalla preghiera, perché solo se Dio abita in te, potrai abitare la vita degli uomini, dei poveri e dei sofferenti, di chiunque cerca in te la parola e il gesto dell’amore di misericordia e di amicizia.

Sostieni, poi, con rigore nei pensieri, nei comportamenti e nelle relazioni, la scelta celibataria, affrontandone con gioia e serenità interiore l’esperienza e considerandola un tesoro prezioso in vasi di creta, che va sempre difeso e promosso senza mai stancarsi, per renderla via di santificazione personale e testimonianza da offrire al mondo con gioia e coerenza.

Esercita, infine, il ministero servendo il Signore all’altare, predicando il Vangelo, visitando i malati e amando i poveri, tuoi fratelli prediletti, a cui sei inviato dal Vescovo, che, attraverso di te, li ama e li assiste amorevolmente. Questo aspetto, che caratterizza il tuo ministero, sia esercitato nelle parrocchie dove sarai inviato, affinché possa sperimentare in esse una grande e profonda gioia, perché ti posso assicurare che la visita ai malati ed il servizio ai poveri e ai giovani, generano amore per noi stessi e rendono la nostra vita carica di significato positivo, allontanano le crisi e la solitudine, fanno sentire veramente la vicinanza del Signore, che si dona a noi in questi nostri fratelli e sorelle sofferenti.

Accogli infine l’invito di Gesù che ti ha rivolto nel Vangelo: pregare perché susciti vocazioni come la tua in tanti giovani. Uno dei più belli e importanti impegni, ricordalo bene, è quello di mostrare ai giovani la tua grande gioia di aver accolto la sua chiamata e di suscitare nel loro cuore il desiderio di imitarti come ti ricorda S. Paolo: “siate miei imitatori come io lo sono di Cristo”.

Sì, caro amico, ti chiedo di svolgere il ministero presbiterale in questa prospettiva forte di speranza, che nasce dall’amore vissuto nel servizio dato e ricevuto. Così imparerai ogni giorno a seguire il Signore su quella strada che lui stesso ha percorso: “Non sono venuto per essere servito, ma per servire e dare la mia vita per tutti”.

 

Omelia dell’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, in occasione dell’ordinazione sacerdotale per la Fraternità sacerdotale san Carlo Borromeo

(Torino, Cattedrale, sabato 27 giugno 2020)

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