Ecco il valore che cercavo

Daniele Bonanni è stato ordinato sacerdote lo scorso 24 giugno. Proponiamo la storia della sua vocazione.

Daniele Bonanni, 33 anni, vive nella casa di Nairobi (Kenya). Nella foto, mentre gioca con alcuni bamb
Daniele Bonanni, 33 anni, vive nella casa di Nairobi (Kenya). Nella foto, mentre gioca con alcuni bambini

Non ricordo praticamente nulla di quella settimana in montagna durante le scuole medie, eppure dopo tanto tempo un fatto rimane in me indelebile. Scendendo dalla montagna il prete che ci guidava ci fece fermare davanti a un panorama immenso di valli e montagne, che si intrecciavano fino all’orizzonte davanti a noi. Uno spettacolo che mi faceva sentire un puntino in un universo così immenso da far quasi spavento. Il sacerdote però ci disse che ognuno di noi valeva molto più di tutte quelle montagne. Quelle montagne infatti non avrebbero avuto senso senza nessuno che le guardava, mentre noi avevamo un senso di per sé, anche senza di loro, perché eravamo voluti. Da quel momento iniziai a cercare dov’era il grande valore della mia vita.

Scoprii che grazie a quei gesti semplici di amicizia con Gesù, la mia vita tutta intera fioriva.


Sono cresciuto in una famiglia del movimento di Comunione e Liberazione e devo ringraziare Dio per questo. Quella vacanza in montagna è stata solo un episodio dell’educazione ricevuta. Negli anni dell’infanzia mi è stato posto dentro un seme di certezza sul fatto che la mia vita era qualcosa di buono, una meraviglia di cui vale la pena scoprire il valore. Iniziai così a studiare e a giocare a calcio. Soprattutto a giocare a calcio. Mi veniva bene e trovavo in quello una fonte di speranza sul valore della mia vita. Mi accorgevo però che questo non bastava. Il calcio infatti seppur appassionante, era come una parentesi positiva nelle mie giornate, ma tutto il resto non cambiava. La mia era una vita suddivisa in compartimenti stagni, i quali richiedevano sempre un “me stesso” diverso.
Fu negli anni del liceo che conobbi i primi amici veri. Erano dei ragazzi che seguivano Gesù nella loro vita, in ogni suo aspetto. Ogni cosa infatti aveva un posto in quell’amicizia. Se una persona cara era malata si andava insieme in pellegrinaggio. Se qualcuno era in difficoltà nello studio, lo si aiutava. Si vedevano film, si scopriva il mondo viaggiando e incontrando persone diverse, si spendeva la vita assieme, e la vita era come un’unica sinfonia suonata da tanti strumenti diversi. Era come se quegli scompartimenti fossero stati aperti e posti attorno a un centro di gravità che li teneva assieme e che ne illuminava il senso.
Negli anni universitari tornai a cercare quel mio “grande valore” di cui tanto ero assetato. Studiai ingegneria e poco dopo iniziai a lavorare. Pensavo di aver raggiunto ciò che sognavo, eppure non ero felice. Mi sembrava che la vita si fosse ridotta a un piano prestabilito di cui mi ero accontentato. Ancora una volta la vita iniziò a disunirsi, proprio come quando giocavo a calcio.
Fu in quel momento che incontrai padre Maurice, un anziano padre gesuita, sereno e in pace, sempre e in ogni luogo, libero di voler bene ad ogni persona che incontrava. Insomma, era un uomo unito. Per la prima volta a 26 anni, dopo una confessione con lui, mi venne in mente quello strano pensiero: “Forse Dio mi chiama ad essere come padre Maurice: sacerdote missionario”. In fondo, i periodi felici della mia vita erano stati quelli in cui la mia vita era unita perché tutta in rapporto con Gesù.
Di fronte al mio timore, padre Maurice non si scompose e mi fece notare che la vocazione non è qualcosa che dobbiamo creare noi, o che dobbiamo meritare o costruire, ma è già donata e bisogna solo riconoscerla. Ecco il mio grande “valore”. Scoprii che quel che rendeva la mia vita meravigliosa non era qualcosa da fabbricare o da guadagnare, ma solo da riconoscere. L’avventura della vita serve a scoprire il motivo di quel dono già dato, non per meritarlo.
Iniziai ad andare a messa tutti i giorni dopo il lavoro, a pregare con più costanza, a meditare il Vangelo e a vedere don Anas una volta al mese a Milano. Scoprii così che grazie a quei gesti semplici di amicizia con Gesù, la mia vita tutta intera fioriva. I rapporti in ufficio, con gli amici e in famiglia diventavano più veri, più intensi, perché tutti orientati alla scoperta di quel nucleo indistruttibile, che era il mio rapporto con Dio. Ecco finalmente il vero valore, l’unità di vita che cercavo e la vera felicità. Non c’era allora più niente da temere. Per non lasciarlo più feci domanda per poter entrare nella Fraternità san Carlo. E così è stato.

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