Agli ordinandi presbiteri

don Andrea Aversa, don Francesco Facchini, don Davide Matteini, don Paolo Pietroluongo, don Umberto Tagliaferri, don Carlo Zardin

e agli ordinandi diaconi

Giuseppe Cassina, David Crespo, Giovanni Fasani, Cristiano Ludovici, Stefano Motta, John Roderick, Stefano Tenti, Davide Tonini

Carissimi,

in questo giorno così decisivo per la vostra vita voglio testimoniarvi il mio affetto e la mia gratitudine personale insieme a quella di tutta Comunione e Liberazione per il vostro “sì” definitivo a Cristo Signore. Unisco nel ringraziamento don Paolo Sottopietra, tutti i membri della Fraternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo e tutte le Missionarie, i vostri genitori, parenti, amici, insieme a mons. Massimo Camisasca, per la cui imposizione delle mani Cristo vi conformerà per sempre a Lui nell’ordine sacerdotale e diaconale.

In questa ora di grazia per voi accade quello che uno dei nostri Inni proclama: “Immersi nel grande Mistero”, siete completamente ricolmati della Presenza di Cristo Risorto per l’azione del Suo Spirito e divenite per sempre testimoni privilegiati della Risurrezione, dispensatori della infinita misericordia di Dio, pastori della Sua tenerezza, come ci ha ricordato qualche giorno fa Papa Francesco.

Vi auguro che la vostra nuova esistenza nel legame amicale della Fraternità San Carlo sia segnata da una immedesimazione sempre più profonda con la vitalità del carisma di don Giussani nella immanenza al Movimento, al servizio della Chiesa e dei fratelli uomini che incontrerete nei luoghi e nelle circostanze della vostra missione. Così aiuterete tutti noi a rispondere al mandato affascinante e esigente, proprio di un padre amorevole, che il 7 marzo a San Pietro Papa Francesco ci ha affidato: «…Centrati in Cristo e nel Vangelo voi potete essere braccia, mani, piedi, mente e cuore di una Chiesa in uscita. La strada della Chiesa è uscire per andare a cercare i lontani nelle periferie, a servire Gesù in ogni persona emarginata, abbandonata, senza fede, delusa dalla Chiesa, prigioniera del proprio egoismo».

Grazie, fratelli!

don Julián Carrón

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