La notte di Pasqua

Una meditazione sulla veglia pasquale, già pubblicata nel libro Il giorno senza tramonto.

Camisasca Copia Dimensioni Grandi
Un momento della veglia di Pasqua nella Casa di formazione della Fraternità san Carlo.

La liturgia della notte di Pasqua è la più antica nella Chiesa: nata nella sinagoga, si è poi sviluppata lentamente fino ad assumere, nel VII secolo, la forma attuale. Possiamo viverla secondo due registri: la parola e il segno. Se ascoltiamo i testi proclamati o pregati, una pedagogia delle parole ci aiuta a entrare nell’unità della storia della salvezza, e quindi anche della nostra storia personale. Ma la Chiesa ci educa anche attraverso una “pedagogia dei segni”.

All’inizio della celebrazione troviamo la chiesa immersa nel buio: un invito a prendere coscienza della nostra condizione di peccatori. Solo Dio può strapparci dal buio. All’inizio del mondo egli ha creato la luce. Era l’albore, la profezia della luce piena che si sarebbe dispiegata nella mattina della resurrezione. Per accendere le candele, che illumineranno, propagandosi, il mondo intero, viene acceso un fuoco nuovo. Una sola fiammella si propaga alle candele dei fedeli e, infine, riempirà del suo calore tutto il Tempio. La luce di Cristo ha bisogno di essere partecipata per essere veramente ricevuta, goduta e amata.

Se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore più. La morte non ha più potere su di lui (Rm 6,8-9). Allora perché in tanti momenti della nostra vita ci sembra che tutto decada nell’ombra, nella fatica, nella delusione? 

La fede è un cammino, un itinerario che deve continuamente attraversare e superare l’esperienza dell’incredulità. Quando le donne, che per prime sono andate al sepolcro, corrono dagli apostoli per raccontare le parole dell’angelo, li trovano increduli. Eppure avevano ascoltato la profezia della resurrezione dalle parole stesse di Gesù. Quando Pietro e Giovanni corrono a loro volta al sepolcro e vedono ciò che le donne avevano visto prima di loro, finalmente cominciano a credere. Prima non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti (Gv 20,9). 

Ogni giorno siamo chiamati a ritrovare i segni della resurrezione di Gesù che opera generando negli uomini fede, carità e speranza. Là dove maturano queste virtù, che sono opera di Dio e di Dio soltanto, la persona viene sottratta alla corruzione della morte. Inizia un percorso di comunione con Dio e con i fratelli, di pace e di gioia che è l’inizio anticipato della vita futura. 

La luce di Cristo ha bisogno di essere partecipata per essere ricevuta, goduta e amata

La resurrezione di Gesù non è un’illusione, la sua veridicità storica è documentata dagli uomini e dalle donne che vivono di lui e per lui.

La luce di Pasqua è magnificamente espressa nel Preconio Pasquale, l’Exultet. […] È un testo che andrebbe meditato a lungo, tanto è denso e poetico. «Rinuncerei a tutta la mia musica – avrebbe affermato Mozart – pur di aver composto l’Exultet».

«Esulti il coro degli angeli, […] gioisca la terra inondata da così grande splendore; gioisca la madre Chiesa […] e questo tempio tutto risuoni per le acclamazioni del popolo in festa»: l’amore di Dio ha sconfitto la morte, la luce di Cristo ha vinto le tenebre e la sua resurrezione ci dona una vita nuova, che non passa e non finisce. 

«Di questa notte è stato scritto: la notte splenderà come il giorno, e sarà fonte di luce per la mia delizia». Sono le stesse parole del salmo 139: Nemmeno le tenebre per te sono oscure, e la notte è chiara come il giorno. Per te le tene­bre sono chiare come la luce (Sal 139 [138], 12).

Queste parole annunciano cosa accade nella nostra vita se seguiamo la luce di Cristo risorto. I nostri delitti vengono cancellati, i nostri peccati lavati dal sangue dell’Agnello, a noi che siamo caduti nel peccato viene restituita l’anima pura, così come era uscita dalle mani di Dio. La resurrezione di Cristo spazza via gli odi che separano gli uomini e che generano divisioni e guerre nel mondo, dona la pace della comunione e piega la durezza dei po­tenti. «O notte veramente beata, nella quale si uniscono il Cielo e la terra!».

Testo tratto da:
Massimo Camisasca, Il giorno senza tramonto
Edizioni San Paolo (Milano, 2020)

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