Proponiamo l’omelia di mons. Camisasca durante i funerali di don Sandro Spinelli.

Cari fratelli e sorelle,

il mio affettuoso ricordo innanzitutto al cognato di don Sandro, alla nipote Stefania, agli altri nipoti e a tutti i familiari. So quanto sono stati vicini a don Sandro in questi ultimi mesi della sua vita, mesi lunghi e brevi. Con quanto affetto, con quanta cura, con quanta attenzione e generosità di energie. A voi il sincero grazie di tutti noi, che gli abbiamo voluto bene attraverso di voi. Il mio saluto si estende poi ai sacerdoti qui presenti, ai membri della Fraternità san Carlo, al parroco e al viceparroco di questa parrocchia, al parroco della chiesa di Pievescola che qui rappresenta anche il Cardinale Lojudice.

 

Tanti di noi hanno avuto modo di essere vicini a don Sandro in epoche diverse della sua vita. E dunque qui sono stati chiamati non solo dal ricordo di quei momenti, ma anche dal tributo di gratitudine che gli dobbiamo e dalla necessità della preghiera.

Segnata per ben tre volte dal lutto e della morte in queste ultime settimane, la Fraternità san Carlo sente rivolto innanzitutto a se stessa, ma poi a tutti quanti, questo invito che nel Vangelo di oggi ricorre così pressante: siate pronti. “Siate pronti” non è una parola di ansia. Non è neppure una parola discriminante. È una parola realistica. Infatti della nostra vita, di cui conosciamo l’inizio, non possiamo conoscere la fine, non ne conosciamo i tempi e soprattutto i modi. E dunque dobbiamo essere pronti. Don Sandro è un esempio singolare di questo. Infatti, negli incontri che abbiamo potuto avere in questi ultimi mesi, con diverse intensità, tutti quanti possiamo testimoniare che questo era il cuore del suo animo, sia nei momenti di serenità – che erano la maggioranza – sia nei comprensibili momenti di turbamento. Si stava preparando. Dio gli ha concesso un tempo lungo per prepararsi. Chiediamo che anche a noi sia concesso questo tempo, il tempo della preparazione. Essa deve avvenire ogni giorno, perché ogni giorno siamo messi davanti al mistero della vita e della morte, del bene e del male. Ogni giorno dobbiamo dire sì a Dio che ci chiama. Prepariamoci lietamente, con leggerezza, prepariamoci sicuri che tutto ciò che di bene ci è stato dato e abbiamo vissuto non ci verrà tolto, ma sarà moltiplicato. Prepariamoci all’incontro di gioia e di comunione. Prepariamoci alla luce.

 

Quando un sacerdote muore – permettetemi di dirlo adesso con più consapevolezza di qualche anno fa, avendo accompagnato alla morte decine di sacerdoti –, porta con sé in cielo non soltanto se stesso, ma un’infinità di esistenze. Tutte quelle che hanno attraversato la sua vita, in un modo o in un altro, per tempi lunghi o brevissimi, in una confessione o in una amicizia intensa, in un momento di preghiera o in una gita, attraverso un aiuto dato o ricevuto. La vita del prete è un crocicchio in cui si fermano tanti e tanti bisognosi, tanti e tanti cercatori di luce.

Ogni volta che un sacerdote sale al cielo, porta con sé, in modo rinnovato, queste vite, queste attese, queste domande, queste suppliche, questi drammi, queste scoperte. E così il mondo viene rinnovato. L’amore di un sacerdote non finisce con la morte, ma anzi continua con una intensità maggiore, con una maggiore profondità. Perché ora egli vede. Vede quello che prima non poteva vedere. E sa quello che prima non poteva sapere.

 

Ho conosciuto don Sandro molto fugacemente ai tempi del nostro seminario. In realtà, quando lui è arrivato, io ero già partito dal seminario. Quindi la nostra vicinanza a Bergamo è stata molto breve. Poi don Giussani lo ha mandato a Vallo della Lucania, come responsabile del seminario in quella terra lontana. Infine gli ha chiesto di potermi affiancare, all’inizio della nostra Fraternità, a metà degli anni Ottanta, come vicerettore del seminario, economo della Fraternità e come segretario generale. Eravamo talmente pochi allora, che ciascuno di noi assommava più incarichi. Ed è stato il mio primo compagno di viaggio nella gloriosa e indimenticabile esperienza delle Cappellette di San Luigi, nella piazza di Santa Maria Maggiore. Sono stati gli anni della fondazione, gli anni degli inizi, gli anni a cui chi vi ha partecipato guarda sempre con una certa nostalgia, ma anche con molta gioia, perché da quell’infinitesimale seme è nata poi una pianta significativa. Certamente sono stati anni in cui non avevamo nessuna percezione di ciò che sarebbe nato, ma sono stati anni avventurosi, belli, in cui abbiamo imparato a confidare in Dio e in lui soltanto.

Poi, dopo un po’ di tempo, ci fu la sua prima destinazione lontano da Roma, come rettore di un Collegio a Napoli, e infine la sua destinazione a Punta Ala, dove ha seminato molto profondamente, con molta generosità.

Don Sandro è stato un uomo intelligente e curioso. Intelligente di una intelligenza che gli veniva dalla sua passione per la bellezza, che affondava le sue radici ancora negli studi tecnici e grafici che aveva svolto nella scuola salesiana. Poi questa passione lo ha accompagnato per tutta la vita, nella diocesi di Grosseto, dove è stato responsabile dell’Ufficio Diocesano per la Cultura e insegnante di arte nell’Istituto di scienze religiose. Era un uomo soprattutto curioso dell’umanità, dell’umanità degli altri. E ogni qual volta si andava a Punta Ala si sentivano i suoi racconti delle persone incontrate. A Punta Ala di umanità ce n’era tanta, di diverso genere, di diverso tipo. Ultimamente era approdato nella diocesi di Siena, in un ministero che ha potuto svolgere per pochissimo tempo, e poi qui, nella terra della sorella, del cognato, della nipote e gli altri famigliari, terra benedetta del Trentino, in cui ora il suo corpo viene seminato.

 

Rendiamo grazie a Dio per tutto quanto don Sandro ha portato nella Chiesa, per tutto quanto ha donato a noi, per tutto quanto ha donato all’infinito numero di persone che ha accostato.

Preghiamo, sicuri di ritrovarlo in cielo quando avremo tutti trent’anni, e saremo tutti giovani: sant’Agostino ha scritto che in Cielo avremo sempre trent’anni, quindi saremo nel meglio delle nostre energie e anche delle nostre fattezze. Perciò, la giornata di oggi, oltre che essere certamente una giornata di silenzio e di tristezza, è anche una giornata di gioia, in cui viene anticipato, per grazia di Dio, l’incontro finale che avremo con i nostri cari.

 

Sia lodato Gesù Cristo.

 

Omelia per i funerali di don Sandro Spinelli. Mezzolombardo, 19 aprile 2021

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