I preparativi per il presepio con i bambini del quartiere El Duraznal, a Santiago del Cile.

Quest’anno, per inventarci qualcosa che ci permettesse di passare un po’ di tempo con i bambini e i ragazzi “randagi” del quartiere El Duraznal (dove sorge la tanto amata cappellina San José Obrero) ci siamo lanciati nell’avventura di costruire con loro il presepe. Appuntamento tutti i martedì e inizio dei lavori subito dopo la Messa delle otto. C’è chi taglia il legno, chi dipinge, chi scolpisce il polistirolo, chi disturba, chi litiga e, immancabile, chi prepara da mangiare per tutti. Poi c’è Ester, che non smette di domandare qualsiasi cosa e che ripete in continuazione “me ne vado e non tornerò mai più”, test infinito di chi ha trovato veramente chi gli vuole bene e la sopporta. C’è Antonella che non sa che a Natale si festeggia la nascita di Gesù e, incredula, lo spiega a suo fratello più grande. C’è Santiago con i suoi 14 anni e i genitori tossicodipendenti; lui non è del quartiere, ma un suo amico lo ha invitato e da quel giorno tutti i martedì arriva puntuale. C’è Matías, che viene per mangiare, ma poi ti chiede come è fatto il Paradiso e come si fa a vedere Gesù.

Dopo due settimane di lavoro ci siamo accorti che con quel ritmo il presepe sarebbe stato pronto per Natale del 2023. Non c’era altra possibilità che quella di fare gli straordinari. Così, noi grandi ci siamo messi a lavorare nei ritagli di tempo. Tuttavia, a qualsiasi ora del giorno o della notte arrivava qualche bambino che diceva: “Voglio aiutare”.

Come sarebbe più facile costruire senza tutti quei piccoli che rovesciano la vernice, che disegnano un mattone all’ora, che non sanno stare in silenzio… ma ci siamo detti: “Senza di loro non ha senso”. Ecco, abbiamo capito un po’ di più anche il senso del Natale. Dio fa così con noi: ci affida la sua opera e, pur di coinvolgerci nella sua vita, è disposto a correre il rischio di vederla ritardare, cambiare, rovinare. Allora prende l’iniziativa e si rimette a lavorare con noi, ci guida la mano che stringe il pennello, ci suggerisce nuove strade, corregge e trasforma i nostri errori, ci guarda e ci dice: “Che bello!”.

 

Nella foto, i bambini del quartiere mentre costruiscono il presepe.

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