«Mai più tranquilli»

Le parole di Davide Prosperi, presidente della Fraternità di CL, alla comunità di Trieste per la morte di don Beniamino Bosello, sacerdote della San Carlo

Don Beniamino Bosello con un gruppo di giovani.

Cari amici, il nostro caro don Beniamino, sacerdote della Fraternità San Carlo, è tornato alla casa del Padre. Posso dire “nostro” avendolo conosciuto anch’io per ultimo tra voi. Quando lo scorso 1 marzo sono venuto a Trieste per l’incontro della Cattedra di San Giusto su don Giussani, non potevo certo immaginare che sarebbe stata la prima e l’ultima volta che l’avrei incontrato. Devo ringraziare l’insistenza di monsignor Crepaldi se questo incontro è stato possibile. Quella sera ho avuto l’occasione di parlare personalmente con Beniamino. Mi ha impressionato subito di lui la chiarezza della fede, limpida e solida come roccia granitica, senza sconti, per sé e per i suoi amici e “figli” nella fede (e sono tanti, da quanto ho potuto intuire).
In quell’occasione mi chiese del movimento, in particolare dei ragazzi di GS e degli universitari, a cui teneva molto: l’educazione era il suo principale “tormento”, voleva assolutamente sapere cosa pensassi di tutto quello che stiamo vivendo. Mi ha colpito vedere la tenacia e l’attaccamento alla nostra storia in un uomo così già provato fisicamente da acciacchi e logoramenti, eppure totalmente presente e pacificato. E devo dire che mi sono trovato molto a mio agio con il suo modo diretto e senza giri di parole di esprimere un giudizio sul presente e sulla lunga storia del movimento. Mi ha trasmesso con forza tutta la sua passione per la gloria umana di Cristo, che lo rendeva capace di abbracciare il cuore di ognuno che, consapevolmente o inconsapevolmente, è in attesa di Lui.
Per questo, sicuramente facilitato da un temperamento energico e deciso, non si faceva scrupoli a chiedere molto a chi sentiva unito a sé in questa missione. Tale libertà nel domandare un impegno per l’ideale comune per me è segno di libertà e di profonda affezione a qualcosa di più grande del proprio progetto. Da ciò abbiamo tutti da imparare pensando come a volte ci sottostimiamo nei rapporti tra noi. In questo don Beniamino mi ricorda lo stesso don Giussani, che con lui aveva fatto esattamente così. Ce lo diciamo spesso e in effetti è profondamente vero: si può essere veri padri quando si è pienamente figli. E Beniamino lo era.

Questa è forse l’eredità più preziosa che don Beniamino ci lascia: non stare tranquilli, condividere tutto di noi nella comunione dei fratelli in Cristo ed essere missionari senza timori, senza reticenze e senza paura del proprio temperamento.


Dopo l’esperienza di missione in Sud America, al suo rientro in Italia, a Varese, strinse amicizia con don Fabio Baroncini e successivamente conobbe don Giussani. Fu proprio a seguito di questo incontro che tanti di noi hanno potuto conoscerlo e amarlo. Don Beniamino arrivò in Friuli nel ’76, nei giorni in cui il movimento si era preso a cuore le sorti della vostra regione ferita dal terremoto, mandato da don Giussani insieme all’altro grande amico salito al cielo pochi mesi fa, don Villa, anch’egli rimasto in Friuli tutta la vita. Mandati e richiamati uno dopo l’altro per compiere l’opera di Colui che li ha voluti lì, iniziata ormai quasi cinquant’anni fa. Da quando, un anno dopo, si è trasferito a Trieste, la sua presenza nella comunità, della città e della regione, è stata costante e mai superficiale, divenendo per tanti un punto di riferimento decisivo per la propria vocazione, provocata dalla proposta di Cristo nella forma di una presenza reale e corrispondente alle esigenze del cuore. Basti pensare alle tante vocazioni al sacerdozio, alla vita consacrata e al matrimonio che sono nate dall’incontro con lui. Spinto dal suo carattere impetuoso, anche ruvido, e dalla sua storia personale, don Beniamino si è sempre, costantemente, concepito “in missione”, portatore di un annuncio di salvezza che “doveva” coinvolgere tutti quelli con cui aveva a che fare: giovani, ragazzi, adulti, famiglie. Per questo teneva particolarmente che ci fossero dei luoghi dove la comunione cristiana fosse incontrabile: non si contano le vacanze in montagna per studenti e per adulti e le giornate sul Carso che ha organizzato! Fino al rettorato di via Besenghi, che Beniamino concepiva come luogo di incontro e di approfondimento dell’esperienza incontrata e sempre in continuo rinnovamento.
La sera dell’1 marzo mi ha ripetuto la frase pronunciata da don Giussani al Meeting di Rimini del 1985: «Io auguro a me e a voi di non stare mai tranquilli, mai più tranquilli» (Vita di don Giussani, Bur, Milano 2014, p. 681). Indubbiamente don Beniamino ne ha fatto un vero e proprio motto personale, e questa è forse l’eredità più preziosa che ci lascia: non stare tranquilli, condividere tutto di noi nella comunione dei fratelli in Cristo ed essere missionari senza timori, senza reticenze e senza paura del proprio temperamento. Consci che, alla fine, è un Altro che opera e a Lui si può offrire tutto ciò che siamo.
Ora che non è più fisicamente presente tra noi, commossi e grati ricordiamo con grande affetto il nostro don Beniamino, richiamati ancora di più alla nostra responsabilità personale di vivere l’incontro con Cristo e darGli tutta la vita senza calcolo, come Beniamino ci ha sempre testimoniato in modo commovente.
Un abbraccio,
Davide Prosperi

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