Mille chilometri per stupirsi

Educare spesso è un cammino faticoso, ma è sempre ricco di miracoli. Un racconto dal Sud America

Patricio Hacin, sacerdote dal 2011, è parroco di San Rafael, ad Asunción (Paraguay). Nella foto, durante una vacanza con i giovani.

Il Centro Juvenil è un luogo per giovani delle scuole superiori che vogliono vivere insieme lo studio e il tempo libero. I ragazzi si ritrovano nelle sale della nostra parrocchia di San Rafael, che offre il luogo fisico adeguato per quello che vogliamo proporre. Negli anni, infatti, abbiamo riprogettato vari spazi per offrire ai ragazzi una “casa” di cui si sentano parte in tutti i suoi aspetti, dalla pulizia degli ambienti fino al contenuto dei nostri incontri.
Non è un caso che proprio dalla vita condivisa con loro sia nata la proposta di leggere il Miguel Mañara di Oscar Milosz. La frase che più ha commosso i ragazzi è stata: «Niente è eterno, solo il mio amore per te». Li ha colpiti così tanto che l’hanno scelta per iniziare, qualche mese fa, a prepararsi per le vacanze estive, che nell’emisfero sud sono da dicembre a febbraio. Con mia grande sorpresa, l’entusiasmo è cresciuto al punto che i ragazzi stessi mi hanno chiesto di rappresentare l’opera. Onestamente, io non sono un insegnante di teatro né so dare consigli di regia o recitazione, però ho deciso di mettermi in gioco, seguendo anch’io ciò che il Signore stava facendo nascere.
A livello più pratico, avevamo però il problema di dove andare in vacanza. Cercavo un luogo che i ragazzi non avessero mai visto, con il desiderio di provocare il loro stupore e di educarli ad aderire a una proposta nuova. Confrontandoci con degli amici, abbiamo deciso di andare a Salta, in Argentina, una bellissima città ai piedi delle Ande, al confine con Bolivia e Cile.
Il viaggio è stato molto lungo: da Asunción a Salta bisogna percorrere 1.000 chilometri attraverso il Chaco argentino, una specie di deserto verde dove a volte il paesaggio è così monotono da essere snervante. Per quasi 500 chilometri non abbiamo incontrato nemmeno una stazione di servizio… La fatica del viaggio è stata però subito ricompensata. Il giorno stesso in cui siamo arrivati abbiamo avuto infatti il nostro primo incontro con la bellezza. All’arrivo ci siamo trovati di fronte a Salinas Grande, un’antica salina situata nell’altopiano delle Ande, a più di 4.000 metri sul livello del mare. Uno spettacolo stupendo che il Creatore ha impiegato secoli, se non millenni, a modellare. Considerato che in Paraguay di montagne non ce ne sono, per i nostri ragazzi si è trattato di qualcosa che davvero non si può vedere tutti i giorni.

La missione è un infinito inizio, perché «niente è eterno, solo il mio amore per te».

I giorni successivi ci hanno poi regalati altri momenti di incontro con la bellezza della natura. Uno in particolare è stato imprevisto e quindi un vero dono di grazia. Ho voluto infatti portare i ragazzi a conoscere la produzione del vino, visto che i vigneti in Paraguay, come le montagne, non ci sono. Quello che non sapevo è che per arrivare ai vigneti avremmo dovuto attraversare una valle andina di una bellezza mai vista prima che ci ha condotto in un posto altrettanto spettacolare. Sebbene il luogo avesse un nome alquanto tetro (la Garganta del Diablo) di fronte all’incantevole panorama è stato naturale metterci a cantare.
Non c’è stato però solo l’incontro con la meraviglia del creato. La prima sera ci siamo goduti anche la tanto attesa rappresentazione del Miguel Mañara e, a seguire, c’è stata una lunga conversazione sul personaggio principale. Le domande che più abbiamo affrontato – e che già erano sorte durante la preparazione della vacanza – sono state “cos’è l’amore?”e, come conseguenza, “allora, cos’è la vocazione?”. Nei giorni passati insieme ho visto con chiarezza che il riposo, i giochi, la visita della città, i dialoghi, insomma, che tutto è servito per incontrarsi e per sperimentare che amore e vocazione coincidono sempre, al di là della forma. Infatti, nell’assemblea finale le parole che si sono ripetute di più, senza fare discorsi teorici ma raccontando esperienze concrete, sono state “disponibilità” e “servizio”. Due parole che, sentite pronunciare da ragazzi di 15 anni, suonavano nuove anche per me.
Mi accorgo che educare è un percorso molto faticoso perché è un continuo ricominciare da capo. Eppure sto scoprendo che la missione è proprio questo: un infinito inizio, perché «niente è eterno, solo il mio amore per te».

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