Accompagnare le domande dei ragazzi verso Colui che è la risposta.

Una volta al mese, con il gruppo di ragazzi delle medie della parrocchia romana di sant’Eusebio, “Le stelle di Abramo”, ci troviamo a fare una serata con pizza e film. È una cosa da grandi e a loro piace perché possono rimanere alzati fino a tardi con gli amici. Anche per noi è un momento prezioso: abbiamo tempo per stare con loro, ascoltare e capire meglio ciò che stanno vivendo. Nei tre anni della scuola media, infatti, accade un grande cambiamento: entrano in prima da bambini ed escono dopo la terza da ragazzi. È un tempo in cui in loro si risvegliano tante domande.
I ragazzi sono una ventina, per mangiare ci dividiamo in tre tavoli. Durante una delle ultime serate, mi sono seduta al tavolo delle ragazze del secondo anno e abbiamo iniziato a parlare delle cose che pensano alla sera, prima di addormentarsi. Di tutto, di più: una di loro ha detto che soffre pensando agli animali su cui vengono testati i cosmetici, un’altra ha confessato di non pensare a niente. Un’altra ancora ha raccontato che ripensava a tutta la giornata, alle cose belle e brutte, e che iniziava a chiedersi il perché di ciò che le accade. “Tutto ha un senso” ha aggiunto ,“e allora mi chiedo perché queste cose sono successe proprio a me”. Mi sono rimaste inchiodate nel cuore le parole di una bella ragazzina con una storia molto travagliata: “Ripenso alle cose brutte che sono successe nella mia vita” ha confessato. “Sono le cose che non voglio dire a nessuno perché potrebbero usarle per ferirmi”. Questo momento è stato come una finestra aperta sui loro cuori: cuori che si svegliano, cuori che fanno domande, cuori che cercano, cuori che sentono il bene e il male. “Non sarebbe più bello ancora avere qualcuno a cui poter raccontare queste cose, sapendo che non ci farebbe mai del male?” le ho chiesto. “No, sto bene così” mi ha risposto. E la conversazione è andata avanti su altro.
Il tempo delle medie è il tempo delle domande. Arriverà poi il tempo delle risposte. Il nostro compito è accompagnare le domande di questi ragazzini, sostenerle e suscitarne di nuove perché, quando e come il Signore vorrà, il loro cuore sia disponibile ad accogliere Colui che è la risposta, il medico che può guarire tutte le ferite.

 

(Nell’immagine, suor  Maria José con alcuni ragazzi della parrocchia romana di Sant’Eusebio)

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