La preghiera a Maria scandisce la giornata e raccoglie la memoria della nostra storia

Da un anno e mezzo ormai, un appuntamento fisso inaugura ogni mia giornata: la visita alla Madonna che, dal cuore del nostro giardino, veglia sulla casa. Al mattino presto, dopo le Lodi, Roma sta ancora dormendo. I rumori del traffico sono solo un leggero sottofondo al canto degli uccelli che si svegliano sui nostri alberi: le prime auto, le prime ambulanze, le primissime voci e, nei mesi invernali, le luci dell’alba. Attraverso il giardino fino alla piccola grotta dove recito il canto Ave Maria stella del mattino scritto da Mascagni e Clericetti. Prima di iniziare, mi guardo bene attorno: se non ci sono sorelle in arrivo, lo intono sottovoce.
«Ave Maria, stella del mattino, Tu che hai vegliato questa notte per noi, prega per noi che cominciamo questo giorno»: come una cascata, si affacciano alla mente i volti cari che sto affidando alla Madonna. Qualcuno sarà già in piedi, qualcun altro non avrà voglia di svegliarsi. Mi soffermo un attimo su ciascuno, certa del fatto che Lei ha in mente anche quelli che sto dimenticando.
«Madre di tutti, mostraci tuo figlio»: chiedo che ci manifesti personalmente quel Figlio che ha tra le braccia e che, con la delicatezza di chi custodisce un tesoro, lo volga a noi invitandoci ad accoglierlo. Inizio così la mia giornata, sapendo che siamo sotto lo sguardo di una Madre comune che, come tutte le mamme, al mattino prepara l’occorrente a ciascuno dei suoi figli, per aiutarlo ad affrontare ciò che lo aspetta; poi veglia lungo le ore e lo attende rientrare alla sera. La liturgia, infatti, dopo la Compieta, la preghiera della notte, vuole che l’ultima parola quotidiana sia una preghiera a Maria perché raccolga e custodisca ogni seme gettato in noi da suo Figlio.
Così, l’ultimo saluto a Maria si riempie anche dei volti nuovi incontrati lungo la giornata che si aggiungono il mattino seguente all’appuntamento della grotta.

 

(Nell’immagine: Beato Angelico, La Madonna col Bambino fra S. Domenico e S. Caterina d’Alessandria, 1435)

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