Offrire se stessi

Organizzare la festa per le ordinazioni sacerdotali può diventare un’occasione per imparare il valore dell’offerta di sé. Una testimonianza dalla Casa di formazione di Roma.

I nuovi diaconi e sacerdoti alla festa delle ordinazioni della Fraternità san Carlo, giugno 2023.

Il 24 giugno abbiamo celebrato le ordinazioni sacerdotali e diaconali di dodici nostri fratelli. È stata una grande giornata per tutti noi. Perché possa essere organizzata, a tutti i seminaristi è affidato almeno un incarico: c’è chi si occupa della liturgia, chi del servizio d’ordine, chi del catering, chi del coro, ecc. Ad Alessandro e a me è stato chiesto di pensare alla festa. Siamo stati aiutati da Francesco, Tommaso, Matthew e da una band composta da seminaristi e sacerdoti in grado di tenere in mano uno strumento musicale; altri amici hanno voluto coinvolgersi. 

Organizzare una festa è indubbiamente un bel lavoro. Si tratta di servire la gioia dei nostri fratelli e di tutte le persone che vengono a festeggiarli. Con gli altri seminaristi, ho passato momenti molto belli e divertenti nel pensare ai giochi, ai canti, alle battute e agli aneddoti divertenti da raccontare. Abbiamo vissuto anche qualche avventura, come quando abbiamo dovuto recuperare due carrelli della spesa, necessari per un gioco, che la responsabile di un supermercato ci ha permesso – diciamo – di prendere in prestito: “Io non ho visto niente…”. Li abbiamo poi abbiamo riportati insieme a qualche copia omaggio di Fraternità e missione

Al tempo stesso, sono state settimane molto intense di lavoro, soprattutto perché si collocano alla fine dell’anno e dopo una sessione di esami universitari. La stanchezza, insomma, si è fatta sentire. Alla fine, dopo molti sforzi, abbiamo ringraziato Dio per il buon esito della festa in cui tanti si sono divertiti, in primis i nostri fratelli, ma anche noi.

Questa esperienza mi ha fatto riflettere nuovamente sul valore dell’offerta. Non è la prima festa che organizzo, già in passato mi era stato affidato questo compito, forse anche per la mia attitudine comica: la riuscita di un evento come questo è sempre stata l’occasione per affermare un po’ anche me stesso. Ma in questi anni di seminario sto scoprendo che l’affermarsi serve poco. Come diceva Pavese, dopo il Premio Strega: «A Roma apoteosi, e con questo?». Sto imparando che la vera pace viene dal mettere a servizio se stessi, offrire ciò che siamo, con i doni e i talenti, per contribuire all’opera di un Altro, vivere la carità, donare se stessi. 

Non è semplice, perché il vecchio istinto di autoaffermazione torna sempre a tentarmi, ma mi custodiscono la preghiera e la comunità. Mi ha aiutato la compagnia dei fratelli con cui ho organizzato la festa ma anche il pensare agli ordinandi che ci stavamo preparando a festeggiare e che si apprestavano a compiere un grande passo. Mi ha aiutato la nostra amicizia e il pensiero della vita che hanno scelto perché in fondo, con il loro , mi testimoniano l’unica ragione per cui si può fare festa veramente. C’è un destino buono per cui si può donare tutto senza paura.

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