Nel 71° anniversario della morte del beato Rolando Rivi, mons. Camisasca ricorda il giovanissimo martire.

Carissimi fratelli e sorelle,

siamo qui per commemorare assieme a voi il nostro Rolando, nel 71° anniversario del suo martirio. Ho desiderato essere presente in quest’occasione poiché il prossimo 29 maggio, data in cui ricorre la sua memoria liturgica, sarò a Roma per un impegno che mi ha chiesto la Santa Sede.

Le letture che sono state proclamate in questa IV domenica di Pasqua sembrano proprio scelte per aiutarci a entrare nel mistero della vita di Rolando. In particolare la seconda lettura, tratta dall’Apocalisse di san Giovanni, ci presenta la schiera dei martiri, di coloro che sono passati dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide col sangue dell’Agnello (Ap 7,14). L’apostolo ci parla di una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani (Ap 7,9).

L’immagine di questi uomini che hanno reso candida la loro veste lavandola nel sangue di Cristo ci potrebbe far chiedere, come fa lo scrittore greco Ecumenio nel suo Commento all’Apocalisse: «Sarebbe stato logico che le vesti lavate nel sangue diventassero rosse piuttosto che bianche; come dunque sono diventate bianche?» (Ecumenio, Commento all’Apocalisse 5, 3). Evidentemente dietro questa immagine si nasconde un significato simbolico nel quale desidero addentrarmi questa sera assieme a voi.

Paolo e Barnaba, nella prima lettura che abbiamo ascoltato, ci aiutano a comprendere il significato di queste parole quando, citando il profeta Isaia, annunciano ai Giudei di Antiochia: Io ti ho posto per essere luce delle genti, perché tu porti la salvezza sino all’estremità della terra (At 13,47; cfr. Is 49,6). Il biancore delle vesti dei martiri è la luce che proviene dalla croce di Cristo dalla quale sgorga un fiume di salvezza che, attraverso i suoi testimoni, raggiunge ogni angolo della terra.

Io sono la luce del mondo (Gv 8,12; 9,5), ha detto Gesù, Io sono la salvezza. Eppure lo stesso Signore ha detto ai suoi discepoli: voi siete la luce del mondo (Mt 5,14), la mia luce splende davanti agli uomini attraverso di voi, nella misura in cui vi lasciate abitare dalla mia luce.

Non solo, quindi, coloro che, come il nostro Rolando, sono chiamati dal Signore a rendere la suprema testimonianza del sangue, fanno parte dell’immensa moltitudine attorno al trono dell’Agnello descritta da san Giovanni nell’Apocalisse. Ogni discepolo di Cristo, ognuno di noi, è parte di questa schiera festante. Il sacramento del battesimo ci ha introdotti in essa. Nel battesimo, infatti, ognuno di noi ha lavato le sue vesti nel sangue dell’Agnello, ed ognuno di noi è emerso da quelle acque con una veste candida, segno della nuova vita che Gesù, attraverso la sua morte e resurrezione, ci ha donato. Una vita per la quale ogni cristiano può affermare con san Paolo: Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me (Gal 2,20). «Il vestito dell’anima, infatti, – scrive Tertulliano – è la carne. Le sue sozzure sono lavate dal battesimo, le sue macchie sono rese candide dal martirio» (Tertulliano, Scorpiace 12,10).

L’unico vero martirio è quello di Cristo, egli è il testimone verace (cfr. Ap 3,14). Ogni nostro martirio, ogni nostra testimonianza è relativa a lui, trae della sua passione e resurrezione la sua luce, la sua possibilità e la sua fecondità. Per questo il battesimo rappresenta l’atto supremo della nostra partecipazione alla sua vita: nel battesimo è evidente che non siamo noi a meritare la salvezza, a procurarci, con i nostri meriti, una veste di luce, ma è la sua grazia che ci rende un solo corpo con Gesù perché nessuno, come abbiamo ascoltato nel vangelo, possa mai strapparci dalla sua mano (cfr. Gv 10,28). Io e il Padre siamo una cosa sola (Gv 10,30), continua Gesù. In questa unità anche noi siamo introdotti attraverso il battesimo.

 

Cari amici,

ringraziamo il Signore per il grande dono che ci ha fatto e chiediamogli, per l’intercessione del beato Rolando, di essere sempre più uniti a lui per poter godere della sua luce e di trasmetterla a tutti gli uomini e le donne della nostra terra.

Amen.

 

Omelia per l’anniversario del martirio del beato Rolando Rivi – IV domenica di Pasqua.
Pieve di san Valentino, 16 aprile 2016

(foto kennysarmy)

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