Il racconto di una storia di difficoltà e di speranza da Novosibirsk (Siberia)

Anni fa, Elena, una ragazza della mia parrocchia di Akadèm, ha aiutato Sakura – il nome è fittizio – a non perdere il lavoro. Così Sakura ha cominciato a venire in parrocchia. Qualche tempo dopo, l’abbiamo invitata alla vacanza estiva della comunità. Il secondo giorno vengo a sapere che ha chiesto soldi a cinque persone. Ne parliamo tra responsabili e chiediamo ad Elena di farle da “tutor”. Avevamo a che fare con una ragazza sconosciuta, dal passato difficile e doloroso: abbandono in orfanotrofio da parte di genitori mai conosciuti, tentativo di adozione da parte di una famiglia uzbeka, finito in un nuovo abbandono, trattamenti durissimi (legata al letto, ipnosi, ecc.), subiti anche a causa della sua insubordinazione.
Sakura lavora e vive nel quartiere della parrocchia dove si era creata una trama di rapporti stabili. Tuttavia si lamenta di avere uno stipendio troppo basso. Veniamo a sapere che ha diversi debiti che non riesce a saldare. Proviamo invano a farle fare un bilancio delle spese mensili. Alcuni amici la aiutano a trovare un altro lavoro in città: lo stipendio è più alto, le condizioni sembrano migliori. La fabbrica le mette a disposizione un appartamentino con orticello che però si trova a cinquanta chilometri dal lavoro: Sakura deve alzarsi alle 4 del mattino. Alla fine non regge il ritmo, combina qualche guaio e perde il lavoro. Si ritrova, come già le era accaduto da giovane, su una sedia a rotelle e sola.
Le proponiamo di andare a vivere dalle suore di Madre Teresa, che avevamo conosciuto grazie alla caritativa. L’alternativa è un ricovero per disabili mentali. Lei opta per la prima proposta e dalle suore troviamo anche una psicologa disposta a ricostruire il percorso di Sakura. Ma un giorno lei fugge sulla sedia a rotelle, rifiutando di tornare dalle suore, che comunque le offrono un monolocale e continuano ad accudirla. La psicologa propone alla nostra comunità di rompere per un po’ i rapporti con Sakura, in modo che lei possa capirne il valore e non sfruttarli unicamente per i suoi fini. Obbediamo, ma dopo qualche mese eccola di nuovo che mi cerca. “Padre, sono incinta” mi dice. Che colpo! È sulla sedia a rotelle e vive sola. Non dice chi è il padre. “Ho pensato di abortire”, aggiunge. Dopo un attimo di silenzio, le dico qualcosa. E dopo alcuni mesi, Sakura dà alla luce Rinàt Isak, Renato Isacco, uno spettacolo di bimbo che poi ho anche battezzato.
Adesso Sakura mi chiede i sacramenti una volta al mese. È cambiata, chiede ma senza pretese. Elena, Sveta, Igor, Bao, Katia mi accompagnano da lei. L’ultima volta era di domenica. Abbiamo festeggiato il primo anno di Rinàt. Passeggiamo, Sakura ci precede nella sedia a rotelle motorizzata. Mentre le ragazze si contendono il bimbo, mi dice: “Padre, ricorda quando le parlai di aborto e lei mi disse di chiedermi se ero contenta di esserci? Be’, ora posso dirle che sono felice. Grazie!”.

 

 

Alfredo Fecondo è parroco di Sant’Agostino a Novosibirsk e di San Giuseppe a Berdsk (Russia). Nell’immagine, un pellegrinaggio della comunità locale.

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