Sgomberare i cuori per Colui che viene

Proponiamo l’omelia pronunciata da mons. Camisasca nella messa con gli amici della Fraternità san Carlo celebrata a Milano lo scorso 18 dicembre

Le letture della liturgia di oggi ci rivolgono un invito decisivo; senza la purità dello sguardo e del cuore non saremo in grado di cogliere ciò che accadrà domenica, giorno di Natale, ciò che è accaduto duemila anni fa, ciò che accade ogni ora e ogni minuto. Forse all’inizio di questo Avvento abbiamo fatto dei propositi che abbiamo mantenuto, o forse non abbiamo mantenuto. Adesso non è ora di bilanci, è ora di lasciarci alle spalle tutto ciò che abbiamo fatto o non abbiamo fatto e di concentrarci su ciò che sta accadendo: Colui che viene.
Gli inviti del profeta Isaia (Is 62,10ss) e di san Paolo (Fil 4,4-9) sono realmente concentrici. Ascoltiamoli, riascoltiamoli.
Sgombrate la via è l’invito che abbiamo sentito durante tutto l’Avvento, l’invito che è risuonato anche nelle parole del Battista, immediatamente prima della entrata di Gesù nel mondo pubblico. Sgomberate la via vuol dire sgomberate i cuori da tutte le altre occupazioni, dagli altri pensieri, dalle altre seduzioni, per lasciare posto a Lui. Più che mai, Dio ha bisogno di un posto fisico nella nostra mente e nel nostro cuore, laddove spirito e fisicità si congiungono. Come nella capanna: per loro non c’era posto nell’alloggio (Lc 2,7). Siano il nostro cuore e la nostra mente la capanna nuova di Gesù. Sgomberate la via: uscite dalle distrazioni e dai pensieri negativi che occupano la vostra vita.

Sgomberate la via vuol dire sgomberate i cuori da tutte le altre occupazioni, dagli altri pensieri per lasciare posto a Lui. Dio ha bisogno di un posto fisico nella nostra mente e nel nostro cuore, laddove spirito e fisicità si congiungono.

Ecco, arriva il tuo salvatore; ecco, egli ha con sé il premio e la sua ricompensa lo precede. Come è bello questo annuncio del profeta Isaia! La ricompensa di Gesù non arriva dopo, arriva prima. Se noi apriamo il nostro cuore e lo sgomberiamo da tutti i rottami che lo occupano, vediamo che egli è già entrato e ha già portato la sua ricompensa per chiunque, per qualunque vita, da qualunque passato essa sia stata segnata, qualunque presente la allieti o la tormenti.
In analogia, l’apostolo Paolo ai Filippesi – la comunità con cui lui aveva legami particolari di affetto; con nessuna comunità, a partire da quanto possiamo riconoscere nelle Lettere, egli aveva un rapporto così intenso – scrive: Ve lo ripeto: siate lieti. Sgomberate dunque il vostro cuore e la mente da tutte le ragioni negative, perché Dio è più grande del nostro cuore, ed è più grande delle nostre mancanze. È più grande delle nostre difficoltà e dei nostri fallimenti. Il Signore è vicino. Noi angustiatevi per nulla ma fate presenti a Dio le vostre richieste. Quanto è realista san Paolo: egli sa che comunque il suo grido “Il Signore è vicino” arriverà a cuori tormentati, affaticati, dubbiosi. E allora: non angustiatevi, ma nello stesso tempo esprimete a Dio le vostre richieste. E la pace di Dio che supera tutto quello che noi possiamo capire, prevedere e sapere, custodirà i vostri cuori.  Ma nello stesso tempo Paolo ci avverte che quello che deve entrare nei nostri cuori è tutto ciò che è vero: quindi via le menzogne, via le bugie; tutto quello che è nobile: via le bassezze, via le vanità; tutto ciò che giusto: via le ingiustizie; tutto ciò che è puro: via le macchie di lussuria e di impurità nella nostra vita. Tutto quello che amato, che è onorato, che è virtù, che viene dall’amore, tutto questo sia l’oggetto dei vostri pensieri. Questo cambiamento della mente non è certo immediato. È un cambiamento. E forse l’unica cosa che è stata ben detta nel Sessantotto è che la vita è “lotta continua”, sì, una lotta perché la nostra mente e il nostro cuore siano abitati da Colui che ha preso carne nel ventre di Maria.

Sia lodato Gesù Cristo.

Omelia per la messa con gli amici della Fraternità san Carlo
Chiesa di San Carlo alla Ca’ Granda – Milano, 18 dicembre 2022

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