Il silenzio e la preghiera sono centrali nel rapporto con Cristo, da coltivare ogni giorno.

Prima che io partissi per il mio anno all’estero nella nostra casa di missione in Inghilterra, don Andrea mi aveva detto: “Mi raccomando, preserva il silenzio!”. Questo perché la preghiera, e soprattutto il silenzio, non sono qualcosa di automatico ma sono da riconquistare ogni giorno. Infatti, mi sono accorto che, appena arrivato in missione, l’euforia iniziale mi portava a fare, fare, fare, spesso a scapito della preghiera e del silenzio. Ma questo fare era vuoto perché mancava del mio personale dialogo con il Signore. Come potrei avere la pretesa di portare Cristo alle persone che incontro, se io per primo non ho un rapporto con Lui?
Il silenzio e la preghiera, oltre ad essere la sorgente a cui attingere, sono anche il luogo a cui affidare i volti delle persone incontrate: la signora abbandonata da tutti a cui porto la comunione, la famiglia con il papà alcolista e violento, la mamma in attesa a cui si rompono le acque al sesto mese, la ragazza che non riesce a perdonare e quella con problemi mentali. Esempi come questo riempiono la preghiera e il silenzio di volti, situazioni, domande che vengono affidate a Colui che solo può dare la risposta. E spesso la risposta arriva.
Una delle persone più importanti per capire che il Signore mi stava chiamando ad entrare nella Fraternità san Carlo (ma più di questo, un amico) è stato don Antonio Anastasio, Anas, salito alla casa del Padre il 9 marzo. In quei giorni, il dolore era grande così come le domande. Il giorno dopo avere ricevuto la notizia della sua scomparsa, stavo facendo silenzio su un’omelia di padre Lepori. Il vangelo era quello del cieco nato: «Tutta la realtà diventa positiva» dice Lepori «se la si guarda con la luce che Cristo dona ai nostri occhi, e soprattutto al nostro cuore. […] Gesù vede in tutto uno spazio in cui si può manifestare l’opera buona del Padre, che è sempre opera di misericordia. Tutto è positivo, perché in tutto, anche nella miseria dei peccatori, può sempre manifestarsi l’amore di Dio che crea, guarisce, perdona». Dopo quasi quattro anni di seminario, mi rendo conto che ho appena cominciato ad intuire il significato della preghiera e del silenzio nella mia vita. Ma se dovessi provare ad esprimere cosa rappresentano per me, direi che sono tempo donato ad un rapporto.

 

Nell’immagine, una veduto dello Hampshire  – foto flickr.com/Lawford

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