Il dolore, il sacrificio, la morte non sono i luoghi della disperazione, perché in essi si rivela la gloria di Dio.

Durante i miei primi mesi a Broomfield, il sobborgo di Denver dove vivo con altri quattro confratelli, mi sono dedicato principalmente a visitare gli infermi del quartiere, in casa e in ospedale. Una volta a settimana, vado anche a celebrare la messa nell’ospizio degli anziani. Così, mi capita spesso di accompagnare le persone fino ai loro ultimi istanti di vita. Sono sempre incontri molto drammatici, che mi mettono di fronte alla sofferenza, alla solitudine e alla morte. Meditare sul miracolo della resurrezione di Lazzaro mi sta aiutando a entrare in questi grandi misteri, ma soprattutto a scoprire la novità che Gesù vi ha introdotto.
Quando riceve la notizia della malattia dell’amico, infatti, Gesù risponde: Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato (Gv 11,4). Le sue parole mi ricordano che la malattia, la solitudine e la morte non sono un ostacolo all’incontro con l’amore di Cristo. Sono piuttosto i luoghi privilegiati in cui si rivela la gloria di Dio, come proprio questo episodio del vangelo testimonia.
Arrivato alla tomba di Lazzaro, Gesù piange e si turba profondamente. Le sue lacrime rivelano la lotta interiore che anche lui vive di fronte alla morte: la guarda in profondità, contempla tutta la storia del male, dal primo peccato fino all’ultimo, e ne rimane turbato. La resurrezione del suo amico è l’ultimo miracolo prima di entrare a Gerusalemme e andare incontro alla passione, morte e resurrezione. Forse è proprio in quel momento che Gesù accetta la volontà del Padre di sconfiggere il peccato e le sue conseguenze attraverso il dono di sé sulla croce. Piangendo di fronte alla tomba, la Fonte della vita inizia la vittoria definitiva sulla morte.
Quando visito gli infermi e i moribondi, spesso il Signore mi invita a stare sullo stesso confine tra la vita e la morte. La resurrezione di Lazzaro mi spinge allora a chiedere la grazia di guardare con profondità al mistero della sofferenza, e di farlo con gli stessi occhi di Gesù. Mi invita a immedesimarmi con il dolore e il turbamento che anche il Signore ha vissuto di fronte alla morte dell’amico. Mi invita a pregare per i malati, affidandoli alla misericordia del Padre, a chiedere la certezza che quelle persone, così vicine alla morte, sono fatte per la vita eterna, come del resto tutti noi.

 

Nella foto, una veduta delle Montagne Rocciose, dalle finestre della casa della Fraternità nel Colorado (Usa).

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