Sul Grande Raccordo Anulare

A uno studente tedesco di ingegneria possono accadere cose misteriose nel traffico romano: la storia di Andreas Scholz, da Monaco di Baviera, missionario a Milano.

Andreas Scholz, 30 anni, tedesco, vive a Milano, dove studia Teologia fondamentale. Nella foto, con alcuni giovani universitari.

“Se Cristo è colui che fa così grande e bella la mia vita, allora dargliela tutta, come fa lui, deve essere la cosa più grande al mondo”, pensavo guardando don Lorenzo che sedeva di fianco a me guidando un pulmino nero con targa tedesca in mezzo al solito traffico romano di un venerdì sera. Ricordo con nitidezza quel momento del venerdì 21 giugno del 2013, sul Grande Raccordo Anulare di Roma circa al chilometro 58, quando per la prima volta mi ha attraversato il pensiero della vocazione. Prima non ci avevo mai pensato, neanche da lontano.

Stavo concludendo il primo anno di ingegneria a Monaco di Baviera dove sono nato e cresciuto, quando don Lorenzo aveva proposto a me e ad altri universitari di Comunione e Liberazione di fare un viaggio in Italia. In quel momento della mia vita non ci stavo neanche pensando troppo a quello che sarebbe stato il mio futuro.
Avevo appena iniziato l’università e in quell’anno, con i miei amici, avevo scoperto la bellezza e la verità della vita cristiana. Insieme avevamo preso sul serio l’ipotesi di vivere la fede nella compagnia del Movimento, ereditata dai nostri genitori. Mi stavo godendo in pienezza ogni giornata della mia vita universitaria. Che cosa sarebbe successo nel futuro, si sarebbe mostrato più avanti e non mi preoccupava più di tanto.

Eppure quell’istante così normale – un viaggio in macchina verso i Castelli Romani per una cena in trattoria con gli amici di tutti i giorni – ha significato un vero punto di svolta nella mia vita, uno di quei momenti che segnano “un prima e un poi”. Solo dopo, negli anni a seguire, avrei scoperto che in realtà quel momento era stato preparato da tanti altri momenti simili a quello.
C’è stato “un prima e un poi” quando don Giussani alla fine degli anni ’70 ha mandato quattro universitari a studiare in una piccola città nel sud ovest della Germania. È stato il momento che ha permesso che i miei genitori conoscessero il movimento di Comunione e Liberazione.
C’è stato ”un prima e un poi” quando mio fratello, tornando da una vacanza, mi ha raccontato con entusiasmo della bellezza e della diversità di vivere l’amicizia che aveva visto in un gruppo di amici di Gioventù Studentesca, che poi anch’io avrei incontrato e che mi ha lasciato dentro per sempre il desiderio di un’amicizia vera e grande.

Sin dal primo momento mi è stato chiaro che era quella la forma concreta che Cristo aveva pensato per me, per costruire la sua Chiesa.

C’è stato “un prima e un poi” quando il mio amico Sebastian mi ha raccontato della esperienza bella e affascinante di vita cristiana che aveva iniziato a vivere con gli universitari di CL a Monaco. Dialogo breve, che però mi ha fatto decidere di lasciare Amburgo – dove avevo iniziato l’università – e tornare a Monaco per rischiare e verificare veramente fino in fondo la proposta di seguire il Movimento. Decisione che ha permesso che io incontrassi quell’amicizia grande e vera che desideravo e che mi ha fatto scoprire il volto di quell’uomo che 2000 anni fa, camminando per le strade della Galilea, aveva iniziato quella storia.
C’è stato “un prima e un poi” quando don Lorenzo, dopo una confessione, mi ha chiesto di aiutarlo a costruire questa nostra compagnia, che mi ha fatto intuire che spendersi per la costruzione della Chiesa è il compito più bello della vita.

Poi c’è stata quella calda serata romana nel giugno del 2013, quando sin dal primo momento mi è stato chiaro che era quella la forma concreta che Cristo aveva pensato per me, per costruire la sua Chiesa. Anche se già al chilometro 59 stavo cercando di fuggire, di dire: “No, non è per me… questo è troppo: io non sono tipo da prete”. Era già troppo tardi. La chiamata aveva fatto breccia e mi avrebbe portato di nuovo, attraverso un’altra bellissima serie di “un prima e un poi”, a Roma, questa volta però «all’uscita dell’Aurelia dove c’è Casalotti-Bocceaaaaa», come canta Guzzanti. Ma questa volta la storia non finisce sur Grande Raccordo Anulare!

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