Un articolo di Roma Sette, il settimanale della diocesi di Roma in edicola ogni settimana con Avvenire

La famiglia è il luogo per eccellenza dove il legame d’amore tra marito e moglie genera il dono della vita dei figli. Non bisogna mai dimenticare che “maschio e femmina” Dio li creò. «È una follia tipica del nostro tempo pensare che sono uguali. È una follia sul piano medico e psicologico perché il maschio e la femmina sono diversi e complementari. Un conto è rivendicare la parità, e questo è giustissimo, non c’è una precedenza dell’uomo sulla donna o viceversa. Un conto è uguali nel senso che uno è fatto come l’altro. Questo rende più debole il genere umano. Se si va avanti su questa strada, se queste idee si radicano nel tessuto sociale, l’umano si indebolisce. La riproduzione umana è bisessuale e questo è fondamentale». Lo ha rimarcato con forza il cardinale Camillo Ruini, già vicario della diocesi di Roma e presidente della Conferenza episcopale italiana, intervenuto ieri sera, 7 novembre, all’incontro “Ho visto che amare è possibile. Un dialogo sulla famiglia”, organizzato, in occasione della festa di san Carlo Borromeo – la cui memoria ricorre il 4 novembre -, dalla Fraternità sacerdotale e dalle Missionarie di san Carlo, nella basilica di San Paolo fuori le Mura. Il porporato si è comunque detto «fiducioso. Questo modo di pensare riguarda un periodo transitorio perché è contro la realtà e la realtà alla fine si prende sempre le sue rivincite».

Le difficoltà nei rapporti reciproci, nell’educazione dei figli, nel lavoro, nel conciliare la vita familiare con la professione, la paura del “per sempre” sono alcuni dei temi trattati nell’incontro, all’inizio del quale monsignor Massimo Camisasca, vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, fondatore nel 1985 della Fraternità sacerdotale dei Missionari di san Carlo Borromeo, ha ribadito che quella della famiglia «è la vocazione costitutiva della Chiesa e della società. Ha l’altissimo compito di generare e di educare. È quindi il fronte avanzato, più esposto e maggiormente bisognoso di aiuto». Il sacerdote, «dalle retrovie», ha il compito di animare, accompagnare, aiutare le famiglie «a esprimere al meglio la loro vocazione». Specie oggi che “il per sempre” spaventa al punto da far diventare questo timore «la principale causa delle convivenze», ha aggiunto Camisasca.

Soffermandosi sul principale ma al tempo stesso difficile compito di un genitore, che è quello di educare i propri figli, il cardinale Ruini ha ricordato alle tante mamme e papà presenti che «amore significa cercare il bene dell’altro non la propria gratificazione». Per il porporato molti genitori oggi cercano di “guadagnarsi” l’affetto dei figli «accontentandoli in tutte le loro richieste». Con i ragazzi è anche importante «creare luoghi di dialogo sulla maturità affettiva e la sessualità, temi che sono ancora dei tabù», ha aggiunto Camisasca. Dai due relatori anche consigli su come meglio conciliare lavoro e famiglia. Ruini, mettendo in guardia dal rischio di far diventare la propria professione qualcosa di «totalizzante», ha chiarito che bisogna fare una netta distinzione tra chi «lavora duramente per far carriera e affermare se stesso e chi invece lo fa per sostenere la famiglia. Quest’ultima è un’intenzione altruistica». In ogni caso il lavoro è sì una dimensione importante della vita ma «non è l’unica. Per educare i figli bisogna trascorrere del tempo con loro», ha aggiunto. Dello stesso avviso il vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, secondo il quale «non bisogna mai pensare che un figlio possa crescere bene se non trascorre tempo con i propri genitori». Un bambino che consuma il proprio tempo davanti alla televisione o con i videogame e che non gioca con i familiari sarà un adolescente «con gravi difficoltà».

Leggi anche

Tutti gli articoli