Una voce sola

Don Matteo Invernizzi è viceparroco della parrocchia Nativity of Our Lord a Broomfield, nei pressi di Denver, Usa. Nella foto, lo skyline della città.

Piacere di conoscerti… / Io sono Amanita… / Cappello rosso, puntini bianchi… / Sono un fungo… Un fungo mortale!

Chi si ferma nella Cabrini Hall il martedì o il mercoledì sera, nella nostra parrocchia di Nativity of Our Lord a Broomfield (Denver, Usa), o chi ha figli che frequentano il catechismo o il programma Venturers della scuola media, probabilmente avrà sentito queste frasi molte volte. Forse anche troppe! I bambini adorano questa canzone divertente e un po’ folle che parla di un fungo velenoso e di uno sciocco ragazzo che vuole raccoglierlo, pulirlo, tagliarlo, cucinarlo e mangiarlo. Ma perché la cantano sempre? Qual è il valore religioso di canzoni come questa?
Si pensa spesso che una canzone, per essere religiosa, debba necessariamente menzionare Dio. Ma in una canzone, come in un dipinto o in una scultura, non c’è solo il testo. Alcune di esse, come la Canzone del fungo, hanno un ritmo che unisce immediatamente chi le canta. Il testo è facile da memorizzare e forma un canone che si fissa nella mente. Così tutti possono impararla in pochi minuti e far parte del coro.
Questo è il segreto: far parte di un popolo che canta insieme la stessa canzone. Ciò che i bambini amano nel cantare la canzone dei funghi e molte altre simili è che entrano immediatamente in contatto con gli altri bambini a un livello più profondo. Le loro voci diventano una voce sola, i loro sentimenti diventano un’espressione gioiosa di unità. Iniziamo il nostro catechismo con canzoni semplici proprio perché desideriamo incoraggiare l’esperienza di essere uno, perché Cristo ci ha chiamati a essere uno con Lui.

Questo è il segreto: far parte di un popolo che canta insieme la stessa canzone.


Naturalmente non ci fermiamo alla Canzone del fungo. Utilizzando lo stesso principio, insegniamo anche semplici canzoni su Noè e l’Arca, oppure attingiamo alla tradizione degli spiritual con Go Down Moses o When the Saints Go Marching In. Ma la nostra preoccupazione non è solo quella di parlare di Gesù e della Bibbia. Vogliamo che i bambini, e anche il catechista, sperimentino la Sua presenza. Vogliamo ricreare la gioia che avevano i discepoli quando Gesù raccontava loro le storie della Bibbia, sedendosi intorno al fuoco e condividendo con loro il pane e il vino. E sono sicuro che anche loro cantavano insieme!
La nostra fede è viva, perché Cristo, il maestro, è vivo in mezzo a noi. Quando cantiamo, o giochiamo con i bambini, vogliamo condividere con loro la nostra gioia per la Sua presenza e vogliamo invitarli a partecipare alla nostra gioia, alla gioia del popolo cristiano.

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