Viaggio negli Stati Uniti

Una visita alle case della Fraternità negli Stati Uniti è l’occasione di una riflessione sulla realtà nordamericana e su ciò che essa richiede ai cristiani.

foto Thomas Hawk – flickr.com

Scrivo dagli Stati Uniti, dove ho trascorso quasi un mese. Sono venuto per visitare le case dei nostri sacerdoti e per condividere un po’ della loro vita e del loro lavoro. Li ho trovati lieti e impegnati, dediti al bene della gente che ci è affidata. Nei loro volti, così cari, ho di nuovo ammirato la grandezza di una vita donata per rispondere a Cristo, la bellezza di una vocazione che ci porta a servire la Chiesa in mezzo a questo popolo generoso.

Fin dai primi giorni mi sono imbattuto in un contesto sociale difficile. Individualismo e competizione sono qui largamente proposti come valori positivi, fin dall’infanzia. Ho ascoltato tante storie di uomini e donne indeboliti dall’estraneità vicendevole, spesso violati in ciò che hanno di più sacro e di più intimo, l’esigenza di essere amati. Anche l’annuncio di Cristo è sottilmente avversato e molti sono i cristiani che si conformano alla mentalità del mondo. Ho toccato con mano le ferite di una terra in cui è stata sparsa a lungo confusione e menzogna. Poco dopo le elezioni presidenziali, a novembre, mi trovavo a Boston. Come in altre zone di questo immenso paese, in Massachusetts la teoria delle nuove libertà e del gender è diventata vera e propria militanza. “Siamo arrivati al punto in cui non possiamo più portare i bambini alla biblioteca pubblica”, mi ha detto un anziano professore di liceo, raccontandomi dei suoi nipoti. “Troverebbero ad aspettarli dei professionisti pronti a confonderli. Sono molto organizzati”. Sole e forzate da una continua propaganda a negare la realtà e a mentire sul bene e sul male, le persone sono sempre più fragili e insicure. Ostacolando nei singoli gli impulsi più veri, l’ideologia induce nella società uno stato diffuso di alienazione che appesantisce gli animi e toglie il gusto di vivere. Ho avvertito in molti la paura di manifestare apertamente quello che pensano. Paura di un potere invasivo e intollerante.
In questa situazione, credo che ai cristiani potranno essere presto chiesti grandi sacrifici.

In queste piccole compagnie è possibile rinascere, si può trovare un luogo di pace in un mondo che non conosce riposo.

Nel cuore di questa terra siamo presenti anche noi, assieme a chissà quanti altri punti nascosti che Dio costruisce senza clamore, piccoli segni di cui il mondo non si accorge. Ed ecco la sorpresa: una parrocchia o una comunità del movimento, un gruppo di famiglie che formano una fraternità, una casa di preti o di suore, un gruppo di ragazzi a scuola, esercitano una fortissima attrazione su chi li incontra. In queste piccole compagnie è possibile rinascere, si può trovare un luogo di pace in un mondo che non conosce riposo, scoprire che la fede vissuta ricrea i rapporti e li rende sinceri. Il riaccadere di questo miracolo mi ha di nuovo molto stupito. L’esperienza della comunione ha il potere di ricondurre al bene anche le esistenze più affaticate o quelle più segnate dalla ribellione a Dio. Lentamente la gente riprende a sperare e ad amare, a vivere nella verità e perfino a gioire.

L’immagine più forte che ho dentro è quella di un fiume ricco d’acqua che sgorga dalla comunione delle nostre case, dall’amore che si vive nelle famiglie cristiane, alimentati dai sacramenti che celebriamo e riceviamo. È un’acqua che rinnova tutto ciò che tocca, altre case, altre famiglie, altre vite, una sorgente che rende santa l’esistenza, irrobustendo ciò che è sano e restituendo vigore a ciò che la sofferenza ha infiacchito. “Siamo fortunati, padre”, mi sono sentito ripetere più e più volte. Tanti ci ringraziano semplicemente di esistere e di essere qui, accanto a loro. Negli occhi di queste persone ho rivisto la potenza e la santità dell’opera di Dio. Egli mostra la sua umile forza proprio nei cuori cambiati, nelle vite guarite dalla solitudine e dalla disperazione, nella gratitudine ritrovata.

Più di tutti mi hanno colpito i giovani. Ho visto i loro cuori freschi aprirsi a una proposta esigente, perché sentono che la vita cristiana è bella e gioiosa. Infine Cristo vince su tutti i condizionamenti a cui sono esposti, sulle loro incertezze e paure. Mi sono rimaste impresse le parole, così limpide, di una ragazza che ho incontrato: “Sento crescere in me sempre più forte la nostalgia di Cristo, di un rapporto concreto con lui. Tra i miei compagni di università non sono tanti quelli con cui posso parlare di queste cose, ma alcuni ci sono. Per questo amo moltissimo i miei amici più veri”

Contenuti correlati

Vedi tutto
  • Testimonianze

Casa tra le case

Il racconto della vita nella parrocchia di Ferencváros, al centro della capitale ungherese.

  • Carlo Fumagalli
Leggi
  • Testimonianze

Non stancatevi di bussare

Tutti abbiamo bisogno di non sentirci solo nell'affrontare le difficoltà e gli imprevisti della vita.

  • Maria Anna Sangiorgio
Leggi
  • Testimonianze

Quella domanda di senso

Un prete nelle corsie di un ospedale e il grido di significato che, di fronte al dolore, nessuno può evitare. Una testimonianza da Roma.

  • Nicola Ruisi
Leggi