Proponiamo una meditazione di Patricio Hacin, parroco di San Rafael ad Asunción (Paraguay), in occasione dei 75 anni di padre Aldo Trento.

Nella scena della moltiplicazione dei pani e dei pesci, san Marco mette in evidenza che l’incontro con Gesù non toglie alcuna responsabilità agli uomini e alle donne che iniziano a vivere un’amicizia con Lui. Quando i primi amici di Gesù si trovano impotenti davanti alla sfida di dare da mangiare a più di cinquemila persone, Dio ci educa a capire come Egli stesso vive e agisce con noi. Ed è proprio in questa educazione che ci dona di nuovo la vera libertà.

Gli apostoli vogliono disfarsi del problema: «Maestro mandali a casa» (Mc 6, 34). Anche loro si aspettano che qualcuno risolva il problema dei poveri: Dio, lo Stato, qualche istituzione, una ONG. L’altro è un problema di cui “qualcuno” deve farsi carico. Gesù usa l’imperativo, quasi un comandamento, per rispondere a questa mancanza di umanità dei suoi discepoli: «Voi stessi date loro da mangiare» (Mc 6, 35). Gesù obbliga coloro che stanno con Lui a farsi carico dell’altro. Chi si incontra con Dio è obbligato a dire “io” davanti a Lui e per tanto anche davanti agli uomini. Cristo sa, infatti, che la difficoltà dell’uomo è precisamente questa sua mancanza di protagonismo con la vita: l’uomo aspetta sempre che qualcuno – un qualcuno che è sempre astratto – decida e agisca al suo posto. Per questo Gesù è venuto a ridonarci una libertà che avevamo perduto, perché la libertà è il coraggio di dire “io” davanti ai problemi e alle difficoltà che la quotidianità ci presenta, proprio affinché nessuno decida per te. Quando Gesù vede che i suoi discepoli si destano e iniziano a ragionare, cioè a responsabilizzarsi tra di loro, nasce un “noi” che è potentissimo. È il noi della Chiesa composto da tanti individui protagonisti della vita e non semplici spettatori dell’esistenza.

Il miracolo succede laddove l’uomo riconosce il suo essere inadeguato e impotente di fronte alle circostanze più dure della vita. È così infatti che nasce l’espressione più viva della dipendenza che si chiama preghiera. Il primo passo dell’uomo vivo è lasciarsi colpire dalla realtà, il secondo è dire io, il terzo scoprire la propria impotenza e quindi domandare. La preghiera si converte così nell’aspetto più realistico dell’uomo di fronte al suo destino. La domanda è il preambolo della carità. Il risultato di questa equazione sarà sempre l’amore, cioè l’interesse gratuito per l’altro solo perché esiste: un dono commosso di sé all’altro, come diceva don Giussani.

Dobbiamo essere veramente contenti e grati perché nel presente possiamo assistere a questa stessa pedagogia. Dio continua a educarci alla libertà e al protagonismo nella vita. Concretamente, per non disimpegnarci della realtà, ci ha dato la vita della Fondazione san Rafael. La Fondazione ci aiuta a dire “io” di fronte al problema della fame, della salute, della vecchiaia, dell’educazione, di tante persone che hanno bisogno concretamente di qualcuno. Ogni opera di Dio ci obbliga a riconoscere concretamente non solo il volto dei poveri, ma anche il soggetto e la forma con la quale Dio ha voluto entrare nella nostra storia per educarci. Padre Aldo ci mostra che Dio ha bisogno degli uomini per realizzare la Sua Presenza in mezzo a noi. Tutto quello che è nato intorno a lui ha reso anche noi protagonisti di questa opera.

Rinunciare all’opera di Dio non è abbandonare i poveri, curiosamente non è nemmeno abbandonare Dio; rinunciare all’opera di Dio è abbandonare la nostra stessa libertà, è rinunciare alla possibilità di stare nel mondo come uomini veri, coscienti del fatto che ciò che c’è in gioco è l’unica cosa che commuove il mondo, soprattutto il mondo di oggi, così bisognoso di testimoni della Sua presenza.

Grati per il “sì” del padre Aldo, ringraziamo anche per il dono della sua vita, che è la testimonianza più concreta che abbiamo del fatto che è possibile vivere così, del fatto che Dio ha ripetuto davanti a noi lo stesso miracolo del Vangelo: ha dato da mangiare a più di cinquemila uomini davanti ai nostri occhi. Nella sua misericordia, Dio non ci ha dato una ONG ma una presenza, segno della sua stessa presenza tra di noi, i veri poveri.

 

Nel’immagine: J. Tissot, La moltiplicazione dei pani e dei pesci, 1896.

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