Capita, talvolta che, presentandomi come missionaria abitante a Roma, mi chiedano: “Ah, allora dopo partirai per la missione da qualche parte?”. Al che, tutte le volte rispondo: “Ma io sono già in missione!”. Sì, anche a Roma, nel cuore della Chiesa, c’è bisogno della missione, cioè di qualcuno che voglia lavorare con Dio perché Lui possa raggiungere tutti i cuori. Questo me l’ha fatto capire bene Agnese [il nome è di fantasia].
Ci siamo conosciute a Famiglie in Cucina, uno dei laboratori proposti a casa nostra. Il sabato pomeriggio, insieme a due di noi, si ritrovano circa venti bambini con i loro genitori per cucinare. È un gesto semplice ma potente, al quale partecipano anche persone che non frequentano molto la vita della parrocchia, come compagni di classe o amici del quartiere invitati dai bambini o dai genitori stessi. Una di questi è Agnese che, dopo la prima volta, praticamente non ha mai più saltato un appuntamento. Un giorno, mentre con altri bambini parlavamo del catechismo, Agnese ci ha detto: “Io, purtroppo, sono atea, non sono neanche battezzata”. I suoi genitori, infatti, non sono molto credenti, anche se sono aperti e disponibili nei nostri confronti. Approfittando di questa loro disponibilità, e lasciando spazio al desiderio di Agnese di conoscere Dio, che traspariva in quel purtroppo, ho chiesto un giorno a sua mamma se potevo raccontare ad Agnese qualcosa su Gesù: mi ha risposto di sì e Agnese ha accolto la proposta con un sorriso gigante e occhi luminosi.
“Io lo so che Dio esiste, anche se gli altri dicono di no, e io gli parlo”.
Così, ogni mese, alla fine di Famiglie in Cucina, ci fermiamo insieme cinque minuti nella nostra cappella per fare delle piccole catechesi. Un giorno, Agnese mi ha confidato: “Io lo so che Dio esiste, anche se gli altri dicono di no, e io gli parlo”. Agnese vive con una confidenza semplice il rapporto con l’Amore Eterno che è alla sorgente della nostra vita. Quando le ho raccontato della visita di Maria a Elisabetta, mi ha chiesto: “Quindi Dio aveva parlato a Elisabetta? Come faceva a sapere che Maria portava Gesù?”. Con un po’ di timore ho rischiato, dicendole di sì, che non sappiamo com’è successo, però in qualche modo il Signore ha parlato a Elisabetta per darle questa notizia, così com’era successo a lei stessa, ad Agnese, che sapeva già che Dio esisteva, anche se nessuno glielo aveva detto prima. Lei ha annuito con uno dei suoi sorrisi luminosi. La settimana dopo ho saputo che ogni sera si prendeva un po’ di tempo da sola in camera per pregare. Quanto gioirà il cuore del Signore vedendo questa bambina pregare nascosta nella sua camera!
Non so cosa accadrà nella vita di Agnese nel futuro. Non so cosa deciderà di fare quando diventerà grande. Sono certa, però, che il semino che il Signore ha messo nel suo cuore rimarrà lì per sempre, e che, se lei lo lascerà agire, potrà continuare a crescere e fiorire.