Il desiderio di amare gli altri

Desiderando restituire una cura ricevuta: a Taipei due sposi di CL vivono un mese da genitori con un ragazzo italiano.

COSTA
Pietro, Luigi ed Emilia in una “foto di famiglia”.

Vorrei raccontare un episodio di accoglienza che ha visto protagonisti due amici della comunità di Comunione e liberazione qui a Taiwan. C’è una premessa importante da fare: nella cultura taiwanese, non è affatto comune aprire le porte della propria casa a qualcuno che non appartenga alla cerchia familiare, e lo è ancora meno se si tratta di persone estranee. Questo rende la loro storia ancora più straordinaria.

Nell’agosto scorso, Emilia e suo marito Pietro hanno accolto per un mese Luigi, un ragazzo italiano di quindici anni. Sua madre è cinese e suo padre italiano e anche loro sono nostri amici di Cl. Tutto è iniziato grazie a don Emanuele, che aveva chiesto a Emilia se erano disponibili ad accogliere questo ragazzino per un breve periodo di studio del cinese. I due coniugi si sono confrontati. Emilia sarebbe più impulsiva di carattere, mentre Pietro più razionale. La decisione però è stata presa insieme, dopo averne discusso. All’inizio Pietro pensava che un mese fosse troppo lungo, ma Emilia gli ha risposto: “Di solito sono i sacerdoti a prendersi cura di noi, questa volta tocca a noi restituire”. E lui, per amore, ha accettato.

“Ho scoperto che si possono amare anche i figli degli altri come se fossero i propri”.

Commenta Emilia: “È stata la prima volta che abbiamo sperimentato cosa voglia dire ‘fare i genitori’. Avevamo qualcuno di cui preoccuparci: per esempio, mi chiedevo se avesse portato la borraccia o l’ombrello quando pioveva. Durante il soggiorno di Luigi, ho iniziato a fare le faccende domestiche spontaneamente (di solito è mio marito a farle)”.

Continua Pietro: “Luigi era il classico ragazzo della sua età: gli piaceva rilassarsi sul divano davanti alla Tv o guardare lo smartphone; e per le faccende di casa aveva solo bisogno di una piccola spinta! Infatti, quando gli si dava un compito preciso, si attivava subito e lo portava a termine senza problemi. Durante il suo soggiorno è venuto a dare una mano a un campo estivo per bambini, ed è stata un’esperienza fantastica che lo ha reso davvero felice e orgoglioso del lavoro fatto”.

Emilia annuisce: “Ho scoperto che si possono amare i figli degli altri come se fossero i propri. Per me e Pietro è stato davvero un dono di Dio. Con Luigi in casa abbiamo imparato a prenderci cura e a donare. È stata un’esperienza bellissima, che ha reso quest’estate la più preziosa e indimenticabile”.

Il giorno prima del suo ritorno a Roma, Emilia, Pietro e alcuni amici hanno portato Luigi a fare un’escursione sul monte Elefante, da cui si vede tutta Taipei illuminata. In quel momento Emilia dice a Luigi: “Dai, facciamoci una foto con questo bel panorama! Non abbiamo ancora una foto tutti e tre insieme: facciamoci una foto di famiglia!” E proprio in quell’istante le lacrime hanno cominciato a scendere sul suo volto, senza fermarsi. “In quel momento – ricorda Emilia – ho capito che il dolore del distacco nasce solo dall’amore”. 

Durante il pellegrinaggio a Roma per il Giubileo, Carlo, il papà di Luigi, ha invitato Emilia e Pietro a casa loro. Pietro racconta: “Lì abbiamo visto appesa al muro una spada, e Carlo ci ha detto sorridendo che era la spada di Gandalf de Il Signore degli Anelli! Ci è sembrato così divertente che l’abbiamo perfino presa in mano per giocarci un po’. Qualche settimana dopo, è arrivato un pacco: dentro c’era una spada – quella di Aragorn – come dono di gratitudine per avere accolto Luigi”.

Conclude Emilia: “Così ora, entrando in casa nostra, si vede quella spada che ci ricorda questa estate così bella e indimenticabile. Luigi ci ha insegnato che l’amore non è solo il desiderio di essere amati ma anche il desiderio di amare gli altri”.

Contenuti correlati

Vedi tutto
  • Testimonianze

La logica della carità

Al Café Kontakt di Bonn, tra scacchi e domande, si intravede la gratuità dell'amore di Cristo.

  • Javier Rosales
Leggi
  • Testimonianze

Preso da uno sguardo bellissimo

Un’intervista a don Sandro Bonicalzi: dall’incontro con Giussani uno slancio che non si esaurisce, neanche dopo 50 anni di sacerdozio.

  • Redazione
Leggi