Durante una convivenza con un gruppo di ragazzi della quinta superiore. una ragazza, Simona [questo e gli altri nomi sono di fantasia], che fa parte del nostro gruppo Giovani da diversi anni, mi si è avvicinata: “Devo dirti una cosa che non ho mai avuto il coraggio di dire: in realtà io non ho il battesimo”. Era piena di vergogna e forse temeva una mia reazione scomposta. Pensava che mi sarei arrabbiato. “Perché non me l’hai detto prima, visto che sei con noi da quattro anni?” le ho risposto di getto. Nel frattempo, mi erano venute in mente tutte le volte che l’avevo vista cantare a messa, durante i nostri ritiri, pregare e fare silenzio. “Avevo paura di dirtelo, mi sentivo diversa. Adesso che sto per finire le superiori, capisco che quel qualcosa di diverso che ho trovato qui con voi è Dio stesso che mi ha chiamata. Desidero il battesimo per essere ancora di più parte di questa comunità”.
Simona si è aggiunta poi a Enzo , che è stato invitato ai nostri incontri da un amico e ha partecipato con interesse e curiosità per due anni. Anche Enzo mi ha parlato in privato, chiedendomi di ricevere il battesimo, dopo le nostre catechesi su Gesù. Si è convinto quando ha sentito dire da uno di noi: “E se invece di ragionare come se Dio non ci fosse, iniziassimo a ragionare come se invece Lui fosse presente? E se dietro tutto quello che ci capita, invece del caso, ci fosse Lui che ci parla?”.
A loro volta, Enzo e Simona si sono aggiunti ad altri tre ragazzi che già lo scorso anno avevano chiesto di iniziare un cammino per entrare a far parte della Chiesa. I motivi che li hanno spinti sono tra i più diversi. Uno di loro, trovando l’amore della sua fidanzata, ha scoperto anche l’amore di Dio per la sua vita; un altro era alla ricerca della pace interiore; e da quando ha iniziato a pregare, ne fa esperienza. Presto convolerà a nozze con la sua compagna e ha già chiesto il battesimo anche per il figlio in arrivo. Un’altra ha sentito il bisogno di avvicinarsi alla Chiesa per trovare un senso al male che ha colpito la sua vita. Sono tutti ragazzi giovani, sotto i trent’anni. Durante l’estate, ne abbiamo parlato con gli altri confratelli e ci siamo stupiti: cinque catecumeni non si incontrano tutti i giorni. Ma forse il Signore vuole renderci partecipi di qualcosa di nuovo.
Cinque catecumeni: forse il Signore vuole renderci partecipi di qualcosa di nuovo
Dopo questi episodi, infatti, riceviamo una serie di richieste, una dopo l’altra: una mail da una ragazza straniera che, entrando nella nostra chiesa, capisce che Dio la sta chiamando e chiede di iniziare un cammino; un nostro parrocchiano che ci presenta un ragazzo che era stato suo studente e ce lo affida; una commerciante del quartiere che bussa alla porta di casa e dice: “Cosa bisogna fare per ricevere il battesimo?”. Infine, una giovane donna straniera a cui il Signore aveva toccato il cuore anni prima ma che, per motivi di discriminazione, nel suo paese, non era mai riuscita a ricevere il battesimo. Si presenta in chiesa dopo una messa per chiedere di riprendere il cammino spirituale interrotto.
Nove catecumeni nel giro di un anno, gli ultimi sei in qualche mese. Tutte queste storie, qui appena accennate per motivi di discrezione, hanno avuto in comune una parola: chiamata. Le persone hanno raccontato che si sono sentite chiamate da Dio, affascinate da una parola, da un incontro, da un’esperienza interiore. Si sono rivolte alla Chiesa, per essere accompagnate. Non avveniva così anche ai tempi di Gesù di Nazareth? Non è così che avviene oggi, tra noi che siamo già membra del suo Corpo? Cristo continua a toccare i cuori, è Lui il vero missionario che chiama a Sé. Cristo chiama noi, continua a farlo, ogni giorno, a volte in modo impercettibile. Ci chiama per seguirlo e stare con Lui. E ci chiede di vivere questa esperienza di sequela con tutta la sua Chiesa, con i fratelli che ci ha messo accanto.