Appuntamento alle sette di mattina davanti alla chiesa, tutti presenti: 15 ragazzi di Comunione e liberazione universitari (Clu). Tra loro, anche Juan David, che però fa il fruttivendolo e si professa ateo. Siamo in partenza per una settimana di missione in un villaggio sperduto della Colombia. Più che una relativa ricchezza, ai giovani di quelle zone mancano prospettive sul futuro, per cui è facile che vengano assoldati dalla criminalità, anche come sicari.
Juan David l’abbiamo conosciuto perché accompagnava sua sorella al gruppo dei bambini in parrocchia. Ha iniziato a partecipare agli incontri degli adolescenti, e si è subito affezionato a noi, senza nasconderci i suoi sabati sera sopra le righe e soprattutto il fatto che lui non crede in Dio. Quando preghiamo, rimane serio ma non si lascia coinvolgere.
Finite le superiori, gli abbiamo proposto, con un po’ di timore, di passare al gruppo degli universitari. Un fruttivendolo in mezzo agli studenti di alcune tra le più prestigiose università colombiane… Juan David ha accettato. Alla caritativa e alla Scuola di comunità non partecipa ma passa sempre a salutare.
Dio ci ha donato un’amicizia che ci porta tutti in ginocchio davanti a Lui
A maggio lo invitiamo alla missione che stiamo organizzando insieme ai ragazzi del Clu.
Dopo undici ore di macchina e una in 17 su una jeep, seduti anche sul tetto, arriviamo al paesino che ci ospita. La sera stessa in cui arriviamo, ci raccontano che nel paese vicino è stato ucciso un ragazzo in un regolamento di conti. Celebriamo la messa in sacrestia, a causa della musica assordante dei locali della piazzetta che dal venerdì sera alla domenica “animano” le notti del paese. Il proprietario della grande azienda agricola che dà lavoro a gran parte del paese ci apre le porte della sua casa, mettendoci a disposizione una dependance, molto più che sufficiente. Tutti i giorni qualcuno passa a prenderci con un camioncino e ci porta alla piazzetta del paese. Lì un piccolo ristorante ci offre colazione, pranzo e cena per pochi euro. Poi recitiamo insieme le Lodi e introduciamo la giornata seguendo la provocazione del titolo scelto per questi giorni: A cosa serve la vita se non per donarla? Seguono le attività con i ragazzi del posto. Il rettore della scuola del villaggio ci apre le porte dell’istituto. Agli studenti più grandi parliamo della felicità, con i più piccoli nel pomeriggio giochiamo nella piazzetta. Poi invitiamo tutti alla messa. La giornata di missione finisce con mezz’ora di silenzio e i Vespri, per consegnare a Dio le tante cose vissute e i volti dei ragazzi incontrati.
Durante tutta la settimana, Juan David è contento; curioso chiede al suo compagno di stanza cosa legga prima di dormire. “Recito Compieta”. Da lì, tutte le sere iniziano a pregarla insieme.
Finiamo la missione celebrando la messa nel santuario della “Vergine della povertà”, un’immagine miracolosa di una città vicina, davanti alla quale andiamo a pregare in ginocchio dopo la messa. Anche Juan David si inginocchia con noi. Preghiamo per la mamma, malata di tumore, di una delle ragazze del Clu. Rimaniamo in silenzio, con il cuore pieno di gratitudine per quanto abbiamo vissuto, per tutte le persone incontrate e per l’amicizia che Dio ci ha donato di vivere tra di noi, un’amicizia che ci porta tutti in ginocchio davanti a Lui. Concludiamo cantando insieme Romaria. Ma il pensiero va soprattutto a Juan David, quando sulle nostre labbra affiorano le parole del canto:
Mi hanno detto però di venire qui,
in pellegrinaggio,
per chiedere la pace nelle disavventure.
Ma dal momento che non so pregare,
sono venuto semplicemente a mostrare
il mio sguardo.